L’ex premier Olmert: “A Gaza guerra insensata, gli israeliani la fermino con lo sciopero generale”
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoEhud Olmert
(afp)GERUSALEMME – Non è mai stato un pacifista, Ehud Olmert. Da premier, nel 2009, volle l’operazione Piombo fuso contro Hamas a Gaza, ma trattò anche con Abu Mazen per un accordo che aprisse la strada ai due Stati. L’escalation militare che Netanyahu pianifica e rivendica, dice l’ex primo ministro israeliano, «non è necessaria» e porterà molti guai a israeliani e palestinesi.
Il primo ministro sostiene che il modo migliore per porre fine alla guerra, in breve tempo, sia una nuova offensiva. È così?
«No. Intanto non sarà né veloce né semplice, sarà dolorosa, causerà molte vittime, forse anche tra gli ostaggi, certamente tra i soldati israeliani e molti civili palestinesi che vivono a Gaza. Tutti lo sappiamo fin dall’inizio: questa operazione non è necessaria. Non c’è alcuno scopo che valga i costi che comporta. Persino il capo di stato maggiore e tutti i generali dell’esercito israeliano condividono l’opinione che non debba essere portata a termine».
Migliaia di israeliani scendono i…
GERUSALEMME – Non è mai stato un pacifista, Ehud Olmert. Da premier, nel 2009, volle l’operazione Piombo fuso contro Hamas a Gaza, ma trattò anche con Abu Mazen per un accordo che aprisse la strada ai due Stati. L’escalation militare che Netanyahu pianifica e rivendica, dice l’ex primo ministro israeliano, «non è necessaria» e porterà molti guai a israeliani e palestinesi.
Il primo ministro sostiene che il modo migliore per porre fine alla guerra, in breve tempo, sia una nuova offensiva. È così?
«No. Intanto non sarà né veloce né semplice, sarà dolorosa, causerà molte vittime, forse anche tra gli ostaggi, certamente tra i soldati israeliani e molti civili palestinesi che vivono a Gaza. Tutti lo sappiamo fin dall’inizio: questa operazione non è necessaria. Non c’è alcuno scopo che valga i costi che comporta. Persino il capo di stato maggiore e tutti i generali dell’esercito israeliano condividono l’opinione che non debba essere portata a termine».
Migliaia di israeliani scendono in piazza, le famiglie degli ostaggi chiedono un accordo, intellettuali, ex funzionari della sicurezza, la comunità internazionale dicono basta guerra: Netanyahu sta andando contro tutti o ha ancora il consenso della società israeliana?
«Non ce l’ha. Circa il 70% della popolazione israeliana, la maggioranza assoluta dell’opinione pubblica, vuole la fine immediata del conflitto e la liberazione di tutti gli ostaggi».
E allora perché questa ostinazione?
«Dipende in gran parte dalle pressioni politiche dei gruppi messianici che sono partner del governo. Il signor Smotrich ha dichiarato esplicitamente di aver perso la fiducia nel primo ministro e Netanyahu sta cercando di salvare la maggioranza parlamentare».
Sostiene la proposta di uno sciopero generale lanciata dai familiari dei rapiti?
«Sì, certo e penso che sia un passo imminente. Deve esserci un’espressione di contrarietà il più esplicita possibile da parte dell’opinione pubblica. Lo ripeto: questa guerra potrebbe costare la vita a molti soldati israeliani, agli ostaggi, a molti civili palestinesi contro i quali non stiamo combattendo. La guerra contro Hamas è assolutamente legittima, ma dopo 22 mesi sostenere che ciò che serve ora è un’ulteriore pressione militare è ridicolo».
C’è il rischio che una nuova escalation accenda conflitti interni alla società israeliana?
«Senza salvare gli ostaggi, il governo sarà responsabile di una tragedia che si farà sentire e dividerà la nostra società in maniera mai vista prima».
Netanyahu nega che ci sia fame a Gaza, contrariamente a quanto ha affermato anche il presidente americano Trump. Lei cosa crede?
«Non ho visitato i siti umanitari a Gaza per poter offrire un giudizio più accurato. Mi baso sulle immagini che vedo, sui commenti che sento, sulle impressioni che hanno così tante persone in tutto il mondo, anche chi non è anti-israeliano e ha sostenuto il diritto di Israele a muovere guerra contro Hamas. Ma non è necessario sapere se si tratti di 5.000 persone uccise nelle ultime due settimane, o in poche settimane, o leggermente meno, o leggermente di più. È abbastanza ovvio che molte persone vengono uccise, e anche se la politica israeliana non è esplicitamente motivata dal desiderio di causare la fame, la fame sembra diffondersi, è triste e grave».
L’obiettivo finale del governo è annettere parti di Gaza?
«Non so se sia la politica formale del governo. Certamente è la politica del ministro delle Finanze Smotrich, prendere il controllo completo di Gaza, deportarne gli abitanti in un campo umanitario da qualche parte nel sud, e preparare il territorio per il reinsediamento degli israeliani».
La soluzione dei due Stati sembra essere ormai totalmente fuori dall’orizzonte politico di questo governo e del premier. Dove porta questa strada?
«Non esiste una soluzione alternativa. Possiamo combattere per 10 anni e, dopo 10 anni, ci sarà ancora una sola possibile soluzione politica: i due Stati. Il fatto che il primo ministro ignori deliberatamente questo aspetto è parte del problema».
A maggio lei ruppe un tabù denunciando “crimini di guerra” a Gaza. Lo scrittore David Grossman ha parlato per la prima volta di genocidio. È quello che sta succedendo a Gaza?
«Non sono sicuro di poter usare il termine genocidio per descrivere ciò che accade. Ma quello che dico è già abbastanza grave: ciò che succede nella Striscia è tragico, totalmente inaccettabile e del tutto imperdonabile».
La comunità internazionale ha il potere di fermare l’escalation?
«Ce l’ha, ma gli sforzi dovrebbero concentrarsi sull’opposizione al governo israeliano piuttosto che allo Stato o al popolo di Israele che è dalla stessa parte della comunità internazionale, contesta queste politiche».
La Germania ha deciso di sospendere la vendita di armi a Israele. Cosa significa per il suo Paese la svolta di un alleato così importante?
«Credo sia un altro promemoria della strada pericolosa che il governo sta intraprendendo».