NEW YORK – Spero che il presidente Trump abbia fatto i compiti, studiando a fondo la questione. E abbia deciso di arrivare all’incontro perché sa che Putin è pronto a compromessi. Altrimenti, c’è il grave rischio di sprecare una leva politica cruciale come appunto l’incontro al vertice fra leader. Non è cosa da poco aver invitato Putin in Alaska, avere in territorio americano un presidente russo con un mandato di cattura internazionale sulla testa. Lo si può fare solo se si è certi del risultato: Trump dev’essere sicuro di ottenere qualcosa in cambio». Charles Kupchan è il politologo della Georgetown University di Washington e pilastro del Council on Foreign Relations che fu consigliere di Barack Obama sulla politica estera.
C’è chi teme che l’incontro sarà piuttosto un’ostentazione di potere da parte di due leader che si sentono plenipotenziari del Pianeta.
«Invitare Putin in Alaska nel pieno dell’aggressione russa all’Ucraina può sembrare una mossa controversa. Ma potrebbe essere …
NEW YORK – Spero che il presidente Trump abbia fatto i compiti, studiando a fondo la questione. E abbia deciso di arrivare all’incontro perché sa che Putin è pronto a compromessi. Altrimenti, c’è il grave rischio di sprecare una leva politica cruciale come appunto l’incontro al vertice fra leader. Non è cosa da poco aver invitato Putin in Alaska, avere in territorio americano un presidente russo con un mandato di cattura internazionale sulla testa. Lo si può fare solo se si è certi del risultato: Trump dev’essere sicuro di ottenere qualcosa in cambio». Charles Kupchan è il politologo della Georgetown University di Washington e pilastro del Council on Foreign Relations che fu consigliere di Barack Obama sulla politica estera.
C’è chi teme che l’incontro sarà piuttosto un’ostentazione di potere da parte di due leader che si sentono plenipotenziari del Pianeta.
«Invitare Putin in Alaska nel pieno dell’aggressione russa all’Ucraina può sembrare una mossa controversa. Ma potrebbe essere calcolata per rendere il meeting più efficace. Un modo per dire a Putin “se firmi un buon accordo si apre un nuovo percorso di relazioni con gli Stati Uniti: visite reciproche, summit, investimenti... Trump sta facendo la mossa giusta. Biden sbagliò a proseguire la guerra senza mai cercare un vero canale di comunicazione coi russi per motivi morali. Bisognava negoziare molto prima. Non critico Trump perché ha deciso di farlo: solo, i termini del trattato devono essere giusti».
Vance parla di «accordo che scontenterà russi e ucraini ». Gli europei temono una nuova conferenza di Monaco.
«Un buon risultato è possibile. Certo, mi preoccupa che Trump e Putin si siano già parlati cinque volte al telefono, Witkoff ha fatto altrettante visite al Cremlino, i negoziatori si sono ripetutamente visti in Medio Oriente: eppure Putin non ha mai mostrato di voler fare compromessi. Ma non è inconcepibile che possa fare un accordo. Credo capisca – almeno dovrebbe – che l’Ucraina è ormai un Paese che durante la guerra ha forgiato una sua forte identità nazionale, distinta dalla madre Russia. Sarebbe solo una spina nel fianco. Per lui la scommessa migliore è prendersi alcuni territori e dire missione compiuta».
Non sarebbe una sconfitta? Zelensky ha già detto «non faremo regali».
«Possiamo lasciare che una certa dose di pragmatismo sovrasti il nostro senso di giustizia se il patto sarà lasciare a Putin il 20 per cento dell’Ucraina presa con la forza, in cambio di garanzie future sulla libertà del resto del Paese. Bisogna cioè assicurare che Mosca non avanzerà altre pretese sul restante 80 per cento del vicino. E che abbandoni l’idea di un Paese vassallo, lasciando che quella di Kiev sia una democrazia sicura, libera, sovrana e indipendente. Se l’accordo si limiterà a un mero cessate il fuoco con scambio di territori senza validi meccanismi di garanzia Trump deve lasciare il tavolo senza accettarlo».
Il presidente è ansioso di ottenere risultati.
«Cercarli disperatamente può portare a un brutto accordo. Ma Trump sa che a decidere non sono Mosca e Washington: serve il consenso di Kiev e il supporto europeo. C’è certo uno scenario peggiore, dove gli ucraini dicono no, gli europei si oppongono e Trump volta le spalle a tutti, dicendo “era la miglior offerta possibile, ora arrangiatevi”. Sarebbe un guaio per tutti. Ma penso non andrà così: Trump non vuole passare alla Storia come il presidente americano che ha perso l’Ucraina. E credo abbia genuinamente cambiato opinione negli ultimi mesi. Sa che Putin non negozia in buona fede. Si è sentito preso in giro ed è imbarazzato, arrabbiato. Non si fida, non gliela lascerà spuntare questa volta».
Ancora non sappiamo se Zelensky sarà al tavolo.
«Alla fine dei giochi, quella in Ucraina è una guerra per procura contro l’Occidente. Dunque capisco perché in questa fase Trump offra un bilaterale a Putin. La prospettiva di una relazione migliore con Washington è parte della soluzione duratura. È strano un incontro senza Zelensky, ma ha il potenziale di produrre progressi. Di sicuro, terminato il meeting Trump dovrà coinvolgere subito Ucraina e alleati Nato nella trattativa. Avendo ben presente, che è Kiev a decidere».
E se dal meeting si esce con un ennesimo nulla di fatto?
«Trump ha capito che senza pressioni coercitive sulla Russia non otterrà un accordo accettabile. Per ora ha sospeso le sanzioni secondarie che dovevano entrare in vigore l’8: ma sembra determinato a metterle in atto contro chi compra energia russa se le cose non dovessero andare. E se sarà così, mi aspetto pure che continui a fornire armi all’Ucraina e chieda al Congresso di aumentare la spesa per finanziarle. La verità è che speculiamo su cose di cui non sappiamo abbastanza. Eppure, la questione più importante non sono i termini dell’accordo: ma le discrepanze. Quanto cioè Putin è davvero disposto a lasciar andare l’Ucraina dalla sua sfera di influenza. Se vuol mantenerla sotto il suo tallone, controllata da forze russe e con un nuovo governo burattino di Mosca, americani ed europei devono contrastarlo fermamente».
Come vede il futuro delle relazioni fra Mosca e Washington?
«Complicato. Un accordo potrebbe alleggerire le sanzioni e riportare qualche compagnia americane in Russia. Ma le ambizioni imperialiste di Putin impediranno a lungo relazioni normali».