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Marocco, l’attivista Lachgar arrestata per la maglietta con la scritta: “Allah è lesbica”

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L’arresto è “conforme alla legge” per la diffusione di un’immagine che contiene “espressioni insultati verso Dio” e “un testo che comporta un’offesa alla religione islamica”, ha detto il procuratore del tribunale di prima istanza di Rabat
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A fine luglio Ibtissane Lachgar, militante femminista marocchina, aveva postato sui social una sua foto, che la ritraeva indossando una maglietta, sulla quale era scritto “Allah is lesbian”, “Dio è lesbica”.

Dopo giorni di polemiche, domenica, in tarda serata, la donna è stata arrestata, in un paese dove l’omosessualità è punita penalmente e dove il re Mohammed VI, considerato, al pari della sua dinastia, discendente di Maometto, svolge anche un ruolo di leader religioso, considerato “Comandante dei credenti”.

Lachgar è una militate conosciuta in Marocco per le sue battaglie a favore delle donne e Lgbtqi+ e delle libertà individuali in generale. Nata nel 1975, figlia di un sindacalista e militante dei diritti umani, è stata una delle fondatrici nel 2009 del Movimento alterativo per le libertà individuali (Mali). Ha già partecipato a Gay Pride in Europa. Ha protestato a più riprese per il diritto all’aborto in Marocco, attualmente vietato.

Nel suo post, la donna accompagna la fras…

A fine luglio Ibtissane Lachgar, militante femminista marocchina, aveva postato sui social una sua foto, che la ritraeva indossando una maglietta, sulla quale era scritto “Allah is lesbian”, “Dio è lesbica”.

Dopo giorni di polemiche, domenica, in tarda serata, la donna è stata arrestata, in un paese dove l’omosessualità è punita penalmente e dove il re Mohammed VI, considerato, al pari della sua dinastia, discendente di Maometto, svolge anche un ruolo di leader religioso, considerato “Comandante dei credenti”.

Lachgar è una militate conosciuta in Marocco per le sue battaglie a favore delle donne e Lgbtqi+ e delle libertà individuali in generale. Nata nel 1975, figlia di un sindacalista e militante dei diritti umani, è stata una delle fondatrici nel 2009 del Movimento alterativo per le libertà individuali (Mali). Ha già partecipato a Gay Pride in Europa. Ha protestato a più riprese per il diritto all’aborto in Marocco, attualmente vietato.

Nel suo post, la donna accompagna la frase “Allah is lesbian”, con un testo che definisce l’islam “fascista, fallocratico e misogino”, “come ogni ideologia religiosa”. Lachgar ha già detto esplicitamente di essere atea, rarissima eccezione per un personaggio pubblico in Marocco. La pubblicazione dell’ultimo post aveva suscitato vive reazioni sui social, in tanti avevano chiesto l’arresto della militante marocchina.

Su Facebook, Lachgar aveva ammesso di aver ricevuto “migliaia di minacce di stupro, morte e appelli al linciaggio e alla lapidazione” per quella maglietta provocatoria. Fino alla decisione ieri sera del procuratore del tribunale di prima istanza di Rabat: lui ha specificato che l’arresto è “conforme alla legge” per la diffusione di un’immagine che contiene “espressioni insultati verso Dio” e “un testo che comporta un’offesa alla religione islamica”. Lo stato di fermo si protrae in Marocco per 48 ore. In seguito, il procuratore deciderà se mantenerlo oppure no.

L’omosessualità è illegale in Marocco, punita con il carcere (da sei mesi a tre anni) e una multa che arriva fino a 1200 dirham, 115 euro. Resta un tabù, nonostante un romanzo pubblicato l’anno scorso in Francia da Abdellah Taïa, scrittore marocchino che vive a Parigi, abbia aperto uno squarcio sulla realtà. Dal titolo “Le bastion des larmes” (“Il bastione delle lacrime”), è il racconto autobiografico di Taïa, nato a Salé, città povera e popolare alle porte di Rabat. Il protagonista è vittima di pedofili e di aggressioni sessuali a ripetizione nel suo quartiere, senza che neanche la propria famiglia faccia qualcosa per impedirlo. Racconta poi la difficile vita degli adulti omosessuali in un contesto di ipocrisia rivoltante.

Il Marocco, un paese che si è dotato di treni ad alta velocità e di tram nuovi fiammanti, che sfrecciano per le strade di Rabat, diventa all’apparenza sempre più moderno, ma con una cappa di inesorabile tradizionalismo, spesso più cupa anche rispetto ad altri paesi arabi e musulmani.

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