La dichiarazione congiunta europea a sostegno della «integrità territoriale dell’Ucraina» e a favore di «misure restrittive» per «fare pressione su Mosca» non è andata giù alla Russia che già nei giorni scorsi aveva accusato Bruxelles di voler boicottare il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in programma il 15 agosto in Alaska. La prima a commentare è stata la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che, in un post sul suo canale Telegram, ha definito il documento europeo un «volantino nazista».
Secondo Zakharova, il vero cessate-il-fuoco in Ucraina si «otterrebbe interrompendo le forniture di armi ai terroristi di Kiev» e non «esercitando pressione sulla Russia e sostenendo Kiev» come sostiene il documento siglato dai leader di Italia, Francia, Germania, Polonia e Finlandia e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Per Zakharova il pressing europeo sarebbe la riprova che «le relazioni tra la Bankova (l’amministrazione presidenzi…
La dichiarazione congiunta europea a sostegno della «integrità territoriale dell’Ucraina» e a favore di «misure restrittive» per «fare pressione su Mosca» non è andata giù alla Russia che già nei giorni scorsi aveva accusato Bruxelles di voler boicottare il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in programma il 15 agosto in Alaska. La prima a commentare è stata la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che, in un post sul suo canale Telegram, ha definito il documento europeo un «volantino nazista».
Secondo Zakharova, il vero cessate-il-fuoco in Ucraina si «otterrebbe interrompendo le forniture di armi ai terroristi di Kiev» e non «esercitando pressione sulla Russia e sostenendo Kiev» come sostiene il documento siglato dai leader di Italia, Francia, Germania, Polonia e Finlandia e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Per Zakharova il pressing europeo sarebbe la riprova che «le relazioni tra la Bankova (l’amministrazione presidenziale ucraina, ndr) e la burocrazia di Bruxelles somigliano ormai a una necrofilia e sono caratterizzate da una forte reciproca passione».
Anche l’ex premier e presidente Dmitrij Medvedev, oggi vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo, se l’è presa con quelli che col suo consueto stile sopra le righe ha definito «imbecilli europei» perché «cercano di ostacolare i tentativi dell’America di aiutare a risolvere il conflitto ucraino» proprio mentre il governo ucraino che ha chiamato «regime banderita… si dibatte negli ultimi spasmi». «Le forniture militari promesse sono una retorica deludente considerando la situazione estremamente critica al fronte per Zelensky. Non aiuteranno né lui né i suoi burattinai europei», ha invece detto Leonid Slutskij, segretario del partito nazionalista Ldpr e presidente della Commissione Esteri della Duma, commentando la volontà del segretario della Nato Mark Rutte di continuare a inviare armi a Kiev.
Per il corrispondente dal fronte di Rossija1 e Rossija24, Evgenij Poddubnyj, è normale aspettarsi da qui al vertice del 15 agosto «da Londra, Parigi e Bruxelles un pacchetto di dichiarazioni isteriche e proposte irrealizzabili, che saranno presentate come “posizione del sovrano Kiev”». «Abbiamo già visto questa tragicommedia. Non ha funzionato», ha scritto Poddubnyj. Gongola invece Aleksandr Kots, corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda: «Nella Ue e a Kiev già c’è un gran trambusto. “Ah, il padrone vuole abbandonarci!”. Non lo nascondiamo, è piacevole osservare tutta quest’agitazione. E queste persone ci hanno insegnato per decenni la democrazia e la gestione statale». Kots ha poi lanciato un’invettiva contro l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza Kaja Kallas che aveva dichiarato che qualsiasi accordo tra Russia e Stati Uniti deve coinvolgere la Ue e l’Ucraina. «Viene quasi voglia di chiedere alla rappresentante dell’eroico popolo estone, noto per la sua grande diplomazia (sarcastico): e se non fosse così, cosa succede? Ci imporranno sanzioni? Siamo già immersi in sanzioni fino al collo, senza il risultato desiderato dall’Occidente. Vi ribellerete contro gli Usa? Non fate ridere», ha scritto per poi concludere: «L’era dell’Europa di Chirac e Schröder è finita».
La verità l’ha detta tra le righe Roman Alekhin, uno dei più seguiti cosiddetti “blogger Z” russi, autori di canali Telegram che sostengono l’offensiva in Ucraina. «Se Putin e Trump raggiungeranno un accordo diretto, l’Europa si troverà di fronte al fatto compiuto. Kiev, ancora di più». È proprio quello a cui punta Mosca: ridurre Unione Europea e Ucraina al ruolo di spettatori. Ed è proprio per questo che i tentativi di Bruxelles e Kiev di scongiurarlo provocano reazioni così accese.