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Il contropiede di Salah: “Sul Pelé palestinese l’Uefa dica come è morto”

Mohamed Salah 

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L'attaccante egiziano del Liverpool ha criticato la Uefa per aver reso omaggio al giocatore senza menzionare che era stato ucciso dal fuoco israeliano durante la distribuzione degli aiuti nella Striscia
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LONDRA – «Ci potete dire come è morto, dove, e perché?». Il più grande calciatore della storia del calcio arabo, Mohamed Salah, chiede lumi sul “Pelè palestinese”, Suleiman Al Obeid. Un tweet che diventa presto virale e apre un caso mondiale. Perché le domande del campione del Liverpool sono retoriche. Salah, sui social, attacca un post della Uefa, la massima federazione del calcio europeo, che ricordava la morte del 41enne palestinese senza però fornire ulteriori dettagli: «Un talento che ha dato speranza a tantissimi bambini, anche nei tempi più bui».

Un ricordo oltraggioso per Salah. Perché, secondo il resoconto della Federazione calcistica palestinese, Al Obeid sarebbe stato ucciso dal fuoco dei militari israeliani nella Striscia di Gaza, dove era nato e dove ora è pure morto, mentre era in fila per il cibo. Le autorità sportive locali hanno citato anche alcune presunte dichiarazioni del presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, in ricordo del giocatore: «Sono profondamente …

LONDRA – «Ci potete dire come è morto, dove, e perché?». Il più grande calciatore della storia del calcio arabo, Mohamed Salah, chiede lumi sul “Pelè palestinese”, Suleiman Al Obeid. Un tweet che diventa presto virale e apre un caso mondiale. Perché le domande del campione del Liverpool sono retoriche. Salah, sui social, attacca un post della Uefa, la massima federazione del calcio europeo, che ricordava la morte del 41enne palestinese senza però fornire ulteriori dettagli: «Un talento che ha dato speranza a tantissimi bambini, anche nei tempi più bui».

Un ricordo oltraggioso per Salah. Perché, secondo il resoconto della Federazione calcistica palestinese, Al Obeid sarebbe stato ucciso dal fuoco dei militari israeliani nella Striscia di Gaza, dove era nato e dove ora è pure morto, mentre era in fila per il cibo. Le autorità sportive locali hanno citato anche alcune presunte dichiarazioni del presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, in ricordo del giocatore: «Sono profondamente rattristato dalla tragica morte di Al Obeid. Era più di un calciatore. Era la prova vivente che la gioia, la tecnica e l’orgoglio possono sbocciare anche nella sofferenza. Il suo talento e il suo impegno hanno dato ai bambini di Gaza una ragione per credere in un futuro migliore. La scomparsa di Al Obeid è una perdita per tutti».

Intanto, però, la Uefa si è chiusa in un lapidario silenzio, nonostante la valanga di critiche online. Ceferin non ha confermato né smentito le sue dichiarazioni riportate dai palestinesi, e l’istituzione calcistica non ha risposto a Salah: 33enne capitano musulmano del Liverpool, quattro volte capocannoniere in Premier League, che prega verso la Mecca dopo ogni gol e che soprattutto, da molti mesi, critica apertamente Israele e, più di recente, i pochissimi aiuti arrivati alla stremata popolazione di Gaza.

Al Obeid era il calciatore più celebre e talentuoso del calcio palestinese. Un centinaio di gol in carriera, altre due reti nelle 24 presenze nella sua nazionale, dopo che questa è stata riconosciuta ufficialmente dalla Fifa, il massimo organismo mondiale del calcio, nel 1998. Da allora, la Palestina ha giocato le ultime tre edizioni della Coppa d’Asia, senza però mai qualificarsi per la fase finale di un mondiale.

Secondo l’associazione calcio palestinese, 325 membri della sua comunità, tra cui giocatori, allenatori, arbitri e staff sportivo, sono stati uccisi dall’inizio della guerra a Gaza, dopo i feroci attentati di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo l’Onu, oltre 1.373 persone sono state ammazzate dalle forze israeliane mentre cercavano cibo dal maggio scorso, quando ha iniziato a operare una nuova organizzazione umanitaria sostenuta da Israele e dagli Stati Uniti, la Gaza Humanitarian Foundation. Di queste, più di 800 sono state uccise nei pressi dei siti della stessa fondazione, stando a quanto riportato sempre dalle Nazioni Unite.

Salah – che ieri ha sbagliato un rigore decisivo nella Supercoppa inglese – è un fervente musulmano come la sua famiglia. Sua moglie Magi indossa sempre il velo islamico hijab. Sua figlia, invece, si chiama Makka, in onore di La Mecca, la culla dell’Islam. Ma da quando è arrivato a Liverpool nell’estate 2017, la capitale dei Beatles e tutta la regione del Merseyside sono diventati molto più tolleranti verso l’Islam. Nell’area sono calati i crimini e i reati islamofobi del 20%. I messaggi anti Islam su Internet si sono dimezzati. Salah è amato a Liverpool anche per la sua simpatia e schiettezza. E non poteva restare in silenzio per il dramma del Pelè palestinese.

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