Nina Gardner: “La Guardia Nazionale a Washington una provocazione contro le città dem”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – «Quella di Trump è una mera ostentazione di muscoli. Le statistiche ufficiali dell’Fbi dicono che la delinquenza a Washington è in calo del 26 per cento. E allora Trump non crede nemmeno a quelle, licenzierà qualcun altro perché i numeri non gli piacciono? Purtroppo, temo che proprio come a Los Angeles, sia tutta una provocazione contro i residenti di Dc che a larga maggioranza non l’hanno votato. D’altronde ha fatto altri nomi di città secondo lui pericolose: Chicago, Baltimore, Philadelphia... Tutti bastioni democratici». Nina Gardner insegna Sostenibilità aziendale, affari e diritti umani alla John Hopkins University. Attivista democratica è figlia di quel Richard Gardner che fu ambasciatore Usa in Italia ai tempi del rapimento Moro. Conosce perfettamente luci ed ombre della capitale statunitense dove vive dal 2008.
Washington è davvero pericolosa come Trump la descrive?
«Come in tutte le grandi città americane c’è un po’ di criminalità e aree che preferisci evitare: s…
NEW YORK – «Quella di Trump è una mera ostentazione di muscoli. Le statistiche ufficiali dell’Fbi dicono che la delinquenza a Washington è in calo del 26 per cento. E allora Trump non crede nemmeno a quelle, licenzierà qualcun altro perché i numeri non gli piacciono? Purtroppo, temo che proprio come a Los Angeles, sia tutta una provocazione contro i residenti di Dc che a larga maggioranza non l’hanno votato. D’altronde ha fatto altri nomi di città secondo lui pericolose: Chicago, Baltimore, Philadelphia... Tutti bastioni democratici». Nina Gardner insegna Sostenibilità aziendale, affari e diritti umani alla John Hopkins University. Attivista democratica è figlia di quel Richard Gardner che fu ambasciatore Usa in Italia ai tempi del rapimento Moro. Conosce perfettamente luci ed ombre della capitale statunitense dove vive dal 2008.
Washington è davvero pericolosa come Trump la descrive?
«Come in tutte le grandi città americane c’è un po’ di criminalità e aree che preferisci evitare: sacche di povertà in periferia dove prosperano le gang. Ma niente di che e niente di peggio di altri luoghi. La cosa incredibile è che non ha detto di voler rinforzare i controlli nelle aree difficili: ma a Dupont Circle che è proprio dove vivo io. Un’area centrale dove non mi sono mai sentita in pericolo. Lo fa perché è un luogo noto ed è qui che hanno aggredito la persona del suo staff cui volevano rubare l’auto. Secondo la legge federale può mandare la Guardia Nazionale solo in caso di rivolte armate. E non è quello che sta succedendo, quindi è un atto arbitrario».
Perché lo fa?
«Qualcuno dice per impressionare i suoi seguaci, altri per far dimenticare il caso Epstein. Io inizio a temere sia qualcosa che vuol esportare anche altrove. Sta cercando di provocare un incidente — una rivolta, un attacco alla polizia — che gli permetta di dichiarare lo stato d’emergenza sia a Washington che in altre citta dem. Non ora ma magari a ridosso delle elezioni di Midterm».
Qualche problema Washington l’avrà pure...
«C’è una visibile presenza di senzatetto, certo. E infatti Trump si è scagliato anche contro di loro. Ma non è qualcosa che si risolve mandando i militari. Semmai lo si fa fornendo più assistenza, aprendo nuovi rifugi, dando accesso agli ospedali, dando opportunità di lavoro. Certo, fra loro ci sono anche persone mentalmente squilibrate ma non sono loro quelli che portano le armi. E semmai vanno curate non perseguite con l’esercito: è assolutamente spropositato. Ho molta più paura ora con l’idea di avere i militari in strada di quanto ne avevo prima».