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Trump gela Zelensky: “Le sue azioni mi irritano, in Alaska solo con Putin”

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Il presidente Usa: “Capirò in due minuti se vuole fare l’accordo”. Poi il lapsus: “venerdì sarò in Russia”. Resta il mistero sulla location
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NEW YORK – Alla fine metterò Putin e Zelensky in una stanza – io potrei esserci o non esserci - e la risolveremo»: ma il vertice trilaterale non accadrà venerdì. «Volodymyr potrebbe venire ma è già andato a molti altri vertici inutilmente» ha detto ieri il presidente americano Donald Trump, segnalando ai giornalisti, subito dopo la lunga conferenza stampa sull’«emergenza crimine» a Washington, che l’ucraino non sarà in Alaska. «Capirò in due minuti se Putin vuol arrivare a un accordo» ha affermato The Donald, zittendo poi il reporter che gli chiedeva come con una risposta secca: «Perché è quel che faccio. Accordi». Solo allora, ha spiegato, chiamerà «Zelensky e l’Europa. In questi giorni li ho sentiti tante volte, conosco il loro punto di vista».

Accennando, vago, pure alla possibilità di una revoca futura delle sanzioni con un ritorno alla normalità degli scambi commerciali con Mosca: cioè proprio ciò che i leader europei gli avevano chiesto di non fare. Ha poi mostrato di non a…

NEW YORK – Alla fine metterò Putin e Zelensky in una stanza – io potrei esserci o non esserci - e la risolveremo»: ma il vertice trilaterale non accadrà venerdì. «Volodymyr potrebbe venire ma è già andato a molti altri vertici inutilmente» ha detto ieri il presidente americano Donald Trump, segnalando ai giornalisti, subito dopo la lunga conferenza stampa sull’«emergenza crimine» a Washington, che l’ucraino non sarà in Alaska. «Capirò in due minuti se Putin vuol arrivare a un accordo» ha affermato The Donald, zittendo poi il reporter che gli chiedeva come con una risposta secca: «Perché è quel che faccio. Accordi». Solo allora, ha spiegato, chiamerà «Zelensky e l’Europa. In questi giorni li ho sentiti tante volte, conosco il loro punto di vista».

Accennando, vago, pure alla possibilità di una revoca futura delle sanzioni con un ritorno alla normalità degli scambi commerciali con Mosca: cioè proprio ciò che i leader europei gli avevano chiesto di non fare. Ha poi mostrato di non aver cambiato idea sulla possibilità di uno scambio di territori: «Potrebbero esserci alcuni cambiamenti della linea di confine. La Russia ha occupato una vasta area dell’Ucraina. Territori di primaria importanza. Cercheremo di restituirne parte a Kiev», ha detto, sperticandosi in valutazioni immobiliariste sul valore di certe proprietà, per esplicitare la necessità che pure Zelensky ceda qualcosa. Arrivando perfino a criticarlo: «Mi irrita. Parla di necessità d’approvazione costituzionale. L’ha avuta per andare in guerra e ammazzare e ora gli serve per fare uno scambio di territori?».

Riferimento al fatto che per cederli servirebbero emendamenti alla Costituzione ucraina. «Sentirò quel che Putin ha da diree gli risponderò o buona fortuna continua a combattere oppure abbiamo un accordo». Salvo poi minimizzare: «Non spetta a me concludere questa guerra, non è mia, è il mondo di Biden. Ma Putin parla solo con me e gli dirò di porre una fine». Esaltato dalla presenza del russo: «rispettosa nel nostro Paese» . Fino ad inciampare in un lapsus: «Venerdì vado in Russia» ha ripetuto due volte, riferendosi al territorio artico che gli americani acquistarono da Mosca nel 1867.

Certo, l’appuntamento è dietro l’angolo: ma molte questioni logistiche restano ancora irrisolte. Per dire, manca ancora il particolare non irrilevante della sede. Secondo Cnn i funzionari sono già da giorni sul terreno per valutare le opzioni e le località che meglio rispondano alle necessità di sicurezza richieste da un vertice del genere. Correndo contro il tempo per organizzare l’agenda e i contorni dell’evento. Le indiscrezioni si rincorrono: si parla della graziosa Girdwood, fondata da cercatori d’oro che la chiamavano «Glacer City», la città dei ghiacciai. Lì c’è il resort Aleyska e in quei giorni dà il tutto esaurito: chissà se dipende dal vertice o dalla stagione turistica. Gettonata pure la base militare di Elmendorf-Richardson, 20 chilometri dall’aeroporto di Anchorage, la città più popolosa. Una possibilità anche quella perché nel 2021 ospitò l’incontro fra Biden e Xi Jinping nelle sale dell’hotel Captain Cook: ma per ora la sindaca Suzanne LaFrance dice di non saper niente. C’è infine Fairbanks, seconda città dell’Alaska: a 40 chilometri dalla Eielson Air Force Base, una delle basi più a nord. Sempre che non si voglia fare su uno degli isolotti deserti.

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