LONDRA – Ormai la crisi di Gaza è arrivata a un punto che non si trovano le parole. Del resto, non servono: bastano le nude cifre. L’Unicef, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha reso noto ieri che i bambini palestinesi della Striscia a rischio di malnutrizione sono saliti a 12 mila: erano 2 mila in febbraio, a giugno il numero era triplicato a 6 mila, ora anche quello è raddoppiato. Si tratta della cifra di malnutrizione infantile più alta registrata dall’inizio della guerra e l’Unicef precisa che si riferisce a casi di malnutrizione “acuta”, più seria della malnutrizione “grave” e spesso associata a complicazioni fatali.
«Un aumento sconcertante della fame tra i più piccoli abitanti di Gaza», afferma un portavoce dell’organizzazione umanitaria dell’Onu. «Una chiara prova che la malnutrizione sta accelerando rapidamente, mettendo a rischio migliaia di giovani vite. Massicci aiuti alimentari devono raggiungere subito la popolazione della Striscia, e in primo …
LONDRA – Ormai la crisi di Gaza è arrivata a un punto che non si trovano le parole. Del resto, non servono: bastano le nude cifre. L’Unicef, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha reso noto ieri che i bambini palestinesi della Striscia a rischio di malnutrizione sono saliti a 12 mila: erano 2 mila in febbraio, a giugno il numero era triplicato a 6 mila, ora anche quello è raddoppiato. Si tratta della cifra di malnutrizione infantile più alta registrata dall’inizio della guerra e l’Unicef precisa che si riferisce a casi di malnutrizione “acuta”, più seria della malnutrizione “grave” e spesso associata a complicazioni fatali.
«Un aumento sconcertante della fame tra i più piccoli abitanti di Gaza», afferma un portavoce dell’organizzazione umanitaria dell’Onu. «Una chiara prova che la malnutrizione sta accelerando rapidamente, mettendo a rischio migliaia di giovani vite. Massicci aiuti alimentari devono raggiungere subito la popolazione della Striscia, e in primo luogo i bambini, prima che ci siano altre vittime per denutrizione. Sappiamo come prevenire e curare la malnutrizione. Gli strumenti e la competenza per farlo esistono. Ma c’è urgente bisogno di un accesso sicuro e continuativo agli aiuti».
Secondo gli ultimi dati del ministero della Sanità di Gaza, un organismo gestito da Hamas ma citato come termometro della situazione da tutti i maggiori media internazionali, negli scorsi due giorni ci sono stati altri 11 vittime per malnutrizione. «Da ottobre 2023 nella Striscia sono morti per fame oltre 100 bambini - lancia l’allarme Save the Children - è una cifra devastante che dovrebbe far vergognare il mondo. Serve un’azione urgente».
Mentre Israele prepara una nuova controversa offensiva su Gaza City e l’area centrale della Striscia, è sempre più sotto accusa il sistema adottato dallo Stato ebraico, in collaborazione con gli Stati Uniti, per fornire cibo e altri generi di prima necessità a una popolazione di oltre 2 milioni di persone, nella quasi totalità sfollati per la distruzione delle proprie case sotto raid e demolizioni.
Il centinaio di centri smistamento degli aiuti gestito in precedenza dall’Onu e da Ong umanitarie è stato sostituito da soltanto quattro grosse strutture controllate dalla Gaza Health Foundation, una fondazione finanziata da Israele e Usa. Per raggiungerle, gli abitanti della Striscia devono percorrere chilometri in zone recintate, sotto il tiro delle guardie armate della fondazione. Nei frequenti incidenti scatenati dal caos, da provocazioni o per altre ragioni, 1373 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano di procurarsi razioni di cibo o sacchi di farina. Israele accusa Hamas di istigare gli incidenti, ma ci sono testimonianze, raccolte dalla Bbc e da altri media occidentali, di soldati che ammettono di avere aperto il fuoco sulla folla di civili affamati semplicemente per spavento o nella confusione generale.
I lanci di pacchi alimentari con il paracadute, organizzati dalla Giordania, da altri Paesi arabi e da alcuni Paesi occidentali tra cui l’Italia, vengono giudicati dagli esperti umanitari «una goccia nel mare» e spesso provocano a loro volta incidenti, spingendo la gente a rincorrerli facendo di tutto per metterci le mani sopra.
Con gli ospedali distrutti o funzionanti a singhiozzo e privi di medicine, la maggior parte della popolazione che vive accampata, l’acqua che scarseggia e le temperature più alte dell’estate, la malnutrizione infantile aggiunge una nuova piaga alle sofferenze di Gaza. Padri e madri lottano disperatamente per dare un tozzo di pane, un pugno di riso, ai propri figli. Molti passano giorni senza mangiare nulla. Così ora arriva l’allarme dell’Unicef: 12 mila bambini palestinesi rischiano di morire di fame.