Europa in fiamme: “Incendi aumentati del 45% rispetto al 2024”. Cosa c’entra la crisi climatica
di Luca FraioliL’Europa è in fiamme. E non è una sorpresa: temperature che in molte aree del Continente stanno superando i 40 gradi, assenza di piogge da settimane, venti caldi che alimentano e fanno “viaggiare” il fuoco. Anche l’estate 2025, come e più di quelle che l’hanno preceduta, ha messo insieme tutti gli ingredienti necessari alle proliferazione degli incendi boschivi. Il bilancio delle ultime ore è drammatico e, considerate le previsioni meteo, rischia di aggravarsi nei prossimi giorni.
Ieri il fronte delle fiamme andava dal Portogallo alla Turchia, passando per Spagna, Francia e Grecia. Migliaia i vigili del fuoco e i militari schierati per limitare i danni. E tuttavia si contano diverse vittime. Nella periferia di Madrid il dipendente di una scuderia è morto insieme ad alcuni dei cavalli che cercava di mettere in salvo. Altro decesso dovuto a un incendio in Albania, mentre in Montenegro un soldato è morto e un altro è rimasto gravemente ferito nel ribaltamento dell’autobotte usata per dom…
L’Europa è in fiamme. E non è una sorpresa: temperature che in molte aree del Continente stanno superando i 40 gradi, assenza di piogge da settimane, venti caldi che alimentano e fanno “viaggiare” il fuoco. Anche l’estate 2025, come e più di quelle che l’hanno preceduta, ha messo insieme tutti gli ingredienti necessari alle proliferazione degli incendi boschivi. Il bilancio delle ultime ore è drammatico e, considerate le previsioni meteo, rischia di aggravarsi nei prossimi giorni.
Ieri il fronte delle fiamme andava dal Portogallo alla Turchia, passando per Spagna, Francia e Grecia. Migliaia i vigili del fuoco e i militari schierati per limitare i danni. E tuttavia si contano diverse vittime. Nella periferia di Madrid il dipendente di una scuderia è morto insieme ad alcuni dei cavalli che cercava di mettere in salvo. Altro decesso dovuto a un incendio in Albania, mentre in Montenegro un soldato è morto e un altro è rimasto gravemente ferito nel ribaltamento dell’autobotte usata per domare le fiamme.
In alcune regioni della penisola iberica le temperature hanno raggiunto i 44 gradi, a Tarifa più di 2000 persone sono state evacuate e il governo spagnolo ha mobilitato 1000 soldati per dar manforte ai pompieri, che ieri, solo nella Castiglia, hanno dovuto affrontare ieri 32 nuovi focolai.
Il sindaco di Vila Real, in Portogallo, Alexandre Favaios ha detto alla Reuters: “Stiamo bruciando vivi, non si può continuare così”. Intorno alla sua città un rogo ha divorato la vegetazione per dieci giorni, mentre altri due grandi incendi tengono impegnati 1300 pompieri portoghesi. E in Grecia continua la battaglia di 4.850 pompieri, supportati da 62 mezzi aerei, per domare le fiamme nel Peloponneso a sud di Patrasso, nell'isola di Chio, nell'Egeo settentrionale, e a nord di Prevesa, nell’Epiro.
Di fronte a un simile bollettino, c’è da chiedersi se l’emergenza incendi si stia aggravando anno dopo anno, a causa della crisi climatica. “I dati aggiornati al 22 luglio 2025, ci dicono che nella Ue sono andati a fuoco 237.153 ettari, con un aumento di quasi il 78% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso”, fa notare la ricercatrice greca Ioanna Stamataki, ingegnere idraulica all’Università of Greenwich. “Il numero di incendi è aumentato di circa il 45% rispetto al 2024 e le emissioni di CO? sono cresciute del 23%”.
A livello globale, secondo i dati raccolti e analizzati dalla Nasa, la frequenza degli incendi più estremi è più che raddoppiata negli ultimi due decenni.
Uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Climate Change prevede che entro la fine del secolo, la superficie totale bruciata potrebbe aumentare del 40% anche in uno scenario ottimistico di riduzione dell'inquinamento da carbonio, ma in caso di nessun taglio alle emissioni è destinata a raddoppiare.
Sulla connessione tra riscaldamento globale e innalzamento del rischio incendi, gli scienziati hanno ormai pochi dubbi: le emissioni di gas serra dovute ai combustibili fossili hanno riscaldato il Pianeta di circa 1,3 °C. Una febbre che crea condizioni di caldo prolungato e che trasforma foreste e praterie in polveriere. Nel Mediterraneo, dove la temperatura è salita più che altrove, il riscaldamento sta anche alimentando lunghi periodi di siccità. Tutta benzina per i roghi.
Aldilà delle drammatiche conseguenze immediate (vittime umane, perdita di vegetazione e biodiversità, distruzione di abitazioni e infrastrutture…) il proliferare degli incendi boschivi (rispetto alla loro frequenza “naturale”) ha serie conseguenze nel medio-lungo termine. “I roghi rendono per esempio il territorio più vulnerabile alle inondazioni”, spiega Stamataki. “Le aree bruciate reagiscono molto più rapidamente alla pioggia, poiché c'è meno vegetazione a rallentare il flusso dell'acqua. Gli incendi boschivi modificano anche la struttura del suolo, rendendolo spesso idrorepellente. Ciò significa che una quantità d'acqua maggiore scorre via dalla superficie, l'erosione aumenta e ci vuole meno pioggia per innescare un’alluvione”.
C’è poi l’allarme fumo. Ne sanno qualcosa gli abitanti delle grandi città nel nord degli Stati Uniti, la cui aria nei giorni scorsi è diventata irrespirabile a causa delle vicine foreste canadesi in fiamme. E’ intervenuta anche l'Organizzazione meteorologica mondiale, avvertendo che gli incendi boschivi e la scarsa qualità dell'aria stavano aggravando gli effetti negativi sulla salute del caldo estremo.