LONDRA – Sale la tensione nelle cancellerie europee in vista della videochiamata di oggi con Donald Trump e il suo vice JD Vance, prima del vertice di Ferragosto in Alaska tra “The Donald” e Vladimir Putin. I britannici non sarebbero contenti dei «troppi appelli e commenti pubblici» di leader e ministri Ue prima di questo contatto vitale. «Simili dichiarazioni in tempo reale non fanno del bene», spiega una fonte governativa al Telegraph, «a differenza dei nostri colleghi europei, noi non facciamo richieste pubbliche agli americani: rischiano di irritare Trump». Del resto, questa è sempre stata la strategia ultra-cauta del primo ministro britannico Keir Starmer verso l’inquilino della Casa Bianca. Sebbene il suo stesso portavoce lunedì abbia detto: «Ogni pace in Ucraina deve essere accordata con l’Ucraina, non imposta dall’alto. Noi non ci fideremo mai di Putin».
Parole ribadite dai leader dell’Unione Europea ieri mattina, in una dichiarazione congiunta: «La pace in Ucraina non…
LONDRA – Sale la tensione nelle cancellerie europee in vista della videochiamata di oggi con Donald Trump e il suo vice JD Vance, prima del vertice di Ferragosto in Alaska tra “The Donald” e Vladimir Putin. I britannici non sarebbero contenti dei «troppi appelli e commenti pubblici» di leader e ministri Ue prima di questo contatto vitale. «Simili dichiarazioni in tempo reale non fanno del bene», spiega una fonte governativa al Telegraph, «a differenza dei nostri colleghi europei, noi non facciamo richieste pubbliche agli americani: rischiano di irritare Trump». Del resto, questa è sempre stata la strategia ultra-cauta del primo ministro britannico Keir Starmer verso l’inquilino della Casa Bianca. Sebbene il suo stesso portavoce lunedì abbia detto: «Ogni pace in Ucraina deve essere accordata con l’Ucraina, non imposta dall’alto. Noi non ci fideremo mai di Putin».
Parole ribadite dai leader dell’Unione Europea ieri mattina, in una dichiarazione congiunta: «La pace in Ucraina non può essere decisa senza Kiev. Deve giusta e duratura, e portare stabilità e sicurezza nel rispetto del diritto internazionale. I confini internazionali non devono essere cambiati con la forza». «Un’Ucraina in grado di difendersi efficacemente», continuano i 26 leader, «è parte integrante di qualsiasi garanzia di sicurezza futura. L’Ue e gli Stati membri sono pronti a contribuire ulteriormente alle garanzie di sicurezza». Ovvero libertà di armare Kiev e niente limiti alla sua capacità militare dopo un’eventuale tregua con Mosca.
Ventisei leader, e non 27, perché il premier ungherese Victor Orbán si è sfilato ancora una volta: «Qualcuno mi chiamerà “La marionetta di Putin”. Ma il fatto che l’Ue sia stata lasciata da parte dal vertice è già abbastanza triste e l’unica cosa che potrebbe peggiorare le cose sarebbe se iniziassimo a dare istruzioni dalla panchina. L’unica mossa sensata per i leader Ue è promuovere un summit Ue-Russia sulla base dell’incontro Usa-Russia». Per poi concludere, citando John Lennon: «Give peace a chance!».
Oggi alle 13 italiane ci sarà prima la videochiamata tra britannici ed europei, insieme al presidente ucraino Zelensky: presenti i leader Starmer, Macron, Merz, Meloni, Stubb per la Finlandia, Tusk per la Polonia, il segretario generale della Nato Rutte e Von Der Leyen e Costa per la Ue. Dopo un’oretta e mezza si aggiungeranno alla call Trump e Vance. Successivamente, i leader dei Volenterosi Starmer e Macron, insieme alla new entry Merz ma anche Meloni per l’Italia, aggiorneranno i Paesi della Coalizione, tra cui Canada e Australia, sul loro ruolo nell’Ucraina post guerra.
Intanto si scopre che, dall’inizio dell’aggressione russa nel 2022, l’Europa ha fornito all’Ucraina più aiuti militari attraverso la sua industria bellica rispetto agli Stati Uniti. Lo sostengono i dati dell’“Ukraine Support Tracker” del Kiel Institute for the World Economy (IfW). Gli Stati europei avrebbero acquistato almeno 35,1 miliardi di euro in nuovi armamenti attraverso contratti industriali dall’inizio dell’invasione russa: ovvero, 4,4 miliardi di euro in più rispetto agli Usa. Mentre uno studio satellitare del Financial Times dimostra come il riarmo dell’Europa non sia solo a parole: dall’inizio della guerra in Ucraina, le industrie di Difesa e produzione di armi del Vecchio Continente si sono espanse a velocità triplicata. Per uno sviluppo pari a oltre 7 milioni di metri quadri in più occupati dalle fabbriche.