ODESSA – Le premesse sono pessime: alla vigilia del vertice di Ferragosto tra Trump e Putin, la Russia sta aumentando enormemente le pressioni sul fronte orientale per rafforzare la sua posizione negoziale e sbattere sul tavolo in Alaska anzitutto una richiesta che per Zelensky, come ha ribadito martedì, è irricevibile: la consegna ai russi del Donbass. Dopo gli avanzamenti importanti verso Pokrovsk, secondo molti analisti militari, il presidente russo cercherà di convincere Trump che la conquista del Donetsk è alle porte. Su alcuni canali telegram, tuttavia, correva voce ieri che le due “dita” di terreno conquistate nelle scorse ore a nord di Pokrovsk sarebbero state contenute dall’esercito ucraino e persino scollegate dal resto delle truppe russe. Ma sono voci non verificate.
Mosca ha anche fatto sapere che la sua posizione «rimane invariata»: è quella espressa dal Putin nel giugno 2024, come ha ricordato ieri Aleksei Fadeyev, uno dei portavoce del ministero degli esteri russo. «Pe…
ODESSA – Le premesse sono pessime: alla vigilia del vertice di Ferragosto tra Trump e Putin, la Russia sta aumentando enormemente le pressioni sul fronte orientale per rafforzare la sua posizione negoziale e sbattere sul tavolo in Alaska anzitutto una richiesta che per Zelensky, come ha ribadito martedì, è irricevibile: la consegna ai russi del Donbass. Dopo gli avanzamenti importanti verso Pokrovsk, secondo molti analisti militari, il presidente russo cercherà di convincere Trump che la conquista del Donetsk è alle porte. Su alcuni canali telegram, tuttavia, correva voce ieri che le due “dita” di terreno conquistate nelle scorse ore a nord di Pokrovsk sarebbero state contenute dall’esercito ucraino e persino scollegate dal resto delle truppe russe. Ma sono voci non verificate.
Mosca ha anche fatto sapere che la sua posizione «rimane invariata»: è quella espressa dal Putin nel giugno 2024, come ha ricordato ieri Aleksei Fadeyev, uno dei portavoce del ministero degli esteri russo. «Per quanto riguarda la posizione di principio sulla risoluzione della crisi - ha sottolineato - la posizione della Russia è invariata». Ossia: «il ritorno dell’Ucraina alle radici della propria statualità, compreso uno status neutrale e non allineato, è la migliore garanzia di una pace affidabile e duratura, nonché un prerequisito oggettivo per una soluzione rapida» del conflitto. La Russia reitera insomma le sue richieste massimaliste. Vuole il ritiro delle truppe da tutt’e quattro le regioni invase - nessuna delle quali è stata conquistata del tutto - oltre alla rinuncia formale di Kiev all’entrata nella Nato e la smilitarizzazione.
Ieri Zelensky ha dovuto ammettere che «la Russia sta avanzando mentre l’Ucraina sta perdendo terreno», in modo da «aumentare la pressione sull’Ucraina e ottenere delle concessioni». Ieri sera ha detto che nell’area di Dobropilllia, in direzione Pokrovsk, la situazione sta peggiorando. «Abbiamo ricevuto dei report dai nostri soldati - ha detto in un video - soprattutto dal fronte di Dobropillia e Pokrovsk. Stiamo agendo per risolvere la situazione».
Ieri le truppe russe hanno cercato di penetrare ancora più in profondità nella regione industriale dell’est, e il ministero della Difesa russo ha reclamato la conquista di altri due villaggi, Suvorove e Nikaronovka. Le autorità ucraine sono state costrette a evacuare la città di Bilozerske e oltre una decina di villaggi del Donetsk. Ma l’aviazione di Putin ha moltiplicato anche i bombardamenti delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, finite anche quelle sul tavolo della trattativa tra il presidente russo e quello americano. Anche numerosi villaggi dei dintorni di Sumy sono finiti bersagliati dalle bombe.