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Chi è Sergej Kirienko, la nuova eminenza grigia dietro le mosse di Putin

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Formalmente è soltanto il vice capo dello staff del presidente ma in pratica è diventato il suo braccio destro. Nato in Ucraina, ex membro delle forze speciali e assistente dello zar da quando quest'ultimo a metà anni Novanta era vice sindaco di San Pietroburgo
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LONDRA – Da quando al suo fianco non c'è più Elon Musk, non è chiaro a chi Donald Trump dia ascolto, in particolare su una questione cruciale come la guerra in Ucraina: il suo emissario Steve Witkoff è un passaparola, del segretario di Stato Marco Rubio si fida sino a un certo punto, il vicepresidente J.D. Vance se n'è addirittura andato in ferie. Forse Trump non dà retta a nessuno; o come dice un suo ex-consigliere, "interpella un sacco di gente, finché si convince di avere sentito la cosa giusta, poi ne interpella un altro e cambia parere".

Alla vigilia del summit in Alaska, in compenso, si sa a chi dà ascolto Vladimir Putin. Per decenni, il suo uomo più fidato era stato Dmitri Kozak, un fedelissimo che Putin volle come capo del proprio staff nel 1999 quando il presidente russo Boris Eltsin lo nominò primo ministro, e che da allora gli è sempre rimasto vicino, occupandosi fra l'altro delle Olimpiadi invernali di Soci e dell'annessione della Crimea dopo la prima invasione dell'U…

LONDRA – Da quando al suo fianco non c'è più Elon Musk, non è chiaro a chi Donald Trump dia ascolto, in particolare su una questione cruciale come la guerra in Ucraina: il suo emissario Steve Witkoff è un passaparola, del segretario di Stato Marco Rubio si fida sino a un certo punto, il vicepresidente J.D. Vance se n'è addirittura andato in ferie. Forse Trump non dà retta a nessuno; o come dice un suo ex-consigliere, "interpella un sacco di gente, finché si convince di avere sentito la cosa giusta, poi ne interpella un altro e cambia parere".

Alla vigilia del summit in Alaska, in compenso, si sa a chi dà ascolto Vladimir Putin. Per decenni, il suo uomo più fidato era stato Dmitri Kozak, un fedelissimo che Putin volle come capo del proprio staff nel 1999 quando il presidente russo Boris Eltsin lo nominò primo ministro, e che da allora gli è sempre rimasto vicino, occupandosi fra l'altro delle Olimpiadi invernali di Soci e dell'annessione della Crimea dopo la prima invasione dell'Ucraina, quella del 2014.

La nuova eminenza grigia

Ma poi, all'approssimarsi della seconda invasione dell'Ucraina, nel 2023, pur sostenendo in pubblico le ragioni dell'intervento militare russo, in privato, a tu per tu con Putin, Kozak ha cominciato a criticarla, suggerendo al presidente di desistere prima e di mettere fine alla guerra poi. Il risultato è che il presidente lo ha allontanato.

E il suo posto, nel ruolo ufficioso di eminenza grigia del Cremlino, dicono indiscrezioni raccolte a Mosca dal New York Times, è stato ora preso da Sergej Kirienko, che formalmente è soltanto il vice capo dello staff di Putin, ma in pratica è diventato il suo braccio destro. A differenza di Kozak, Kirienko sostiene con accanimento la guerra in Ucraina. Su ordine di Putin, l'ha visitata spesso. Il presidente gli ha affidato due scottanti dossier che in precedenza erano nelle mani di Kozak: la gestione delle istanze filo occidentali in altre due ex-repubbliche sovietiche, la Moldavia e la Georgia.

Nato in Ucraina, ex membro delle forze speciali e assistente di Putin da quando quest'ultimo a metà anni Novanta era vice sindaco di San Pietroburgo, Kozak non è stato esautorato e mantiene qualche accesso a Putin. Ma non appare più in pubblico. Nella posizione di collaboratore più stretto, lo ha rimpiazzato Kirienko. È quest'ultimo ad avere la responsabilità delle zone dell'Ucraina occupate dalla Russia, quelle che al vertice in Alaska presumibilmente Putin vorrebbe mantenere in suo possesso.

L'ex riformatore pro-Occidente

Kirienko ha 63 anni. Un tempo era considerato un riformatore occidentalista. Adesso è il plenipotenziario con il compito di rafforzare il controllo di Mosca sull'Ucraina. Come formazione è un tecnocrate. Per un decennio, a partire dal 2006, ha diretto il settore dell'energia nucleare civile russa, modernizzandolo ed espandendolo. Dal 2016 ha amministrato la politica interna della Russia, con la supervisione dei governi regionali, la selezione di candidati graditi a Putin e il coordinamento della repressione del dissenso.

Recentemente ha iniziato a guidare le manovre del Cremlino per controllare e censurare internet. Insieme al magnate Yuri Kovalchuk, uno dei migliori amici di Putin, proprietario di media e banche, con cui è in buoni rapporti, Kirienko ha accelerato la svolta autocratica del presidente russo. Dai libri di testo più patriottici nelle scuole a pressioni per esercitare maggiori controlli sulla magistratura, Kirienko - che servì brevemente come premier negli anni Novanta - è l'anima nera del putinismo. Colui che Putin ascolterà, quando Trump gli metterà sul tavolo in Alaska le sue proposte su come finire la guerra in Ucraina.

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