L’Idf approva il piano per invadere Gaza. Hamas vuole trattare
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoTEL AVIV – Israele avanza con i piani di guerra, intensifica le incursioni contro Gaza City mentre al Cairo i mediatori egiziani tentano il tutto per tutto per riavviare i negoziati e scongiurare una nuova escalation. Ieri il capo di stato maggiore delle Idf, Eyal Zamir, ha confermato che l’esercito «ha approvato i piani per la conquista di Gaza», senza specificare se si tratti di Gaza City o dell’intera Striscia che per oltre il 70% è già sotto il controllo israeliano.
La scorsa settimana, dopo tensioni e scontri ancora non sopiti tra lo stesso Zamir e l’esecutivo, il gabinetto di sicurezza aveva approvato la decisione di procedere con una nuova offensiva militare che partisse dall’occupazione di Gaza City, con lo sfollamento di circa un milione di persone e continuasse poi nei campi del centro della Striscia, come Deir Al Balah. I contorni del piano erano poi stati indirettamente confermati da Netanyahu quando, parlando con la stampa estera, ha presentato una slide che indicava…
TEL AVIV – Israele avanza con i piani di guerra, intensifica le incursioni contro Gaza City mentre al Cairo i mediatori egiziani tentano il tutto per tutto per riavviare i negoziati e scongiurare una nuova escalation. Ieri il capo di stato maggiore delle Idf, Eyal Zamir, ha confermato che l’esercito «ha approvato i piani per la conquista di Gaza», senza specificare se si tratti di Gaza City o dell’intera Striscia che per oltre il 70% è già sotto il controllo israeliano.
La scorsa settimana, dopo tensioni e scontri ancora non sopiti tra lo stesso Zamir e l’esecutivo, il gabinetto di sicurezza aveva approvato la decisione di procedere con una nuova offensiva militare che partisse dall’occupazione di Gaza City, con lo sfollamento di circa un milione di persone e continuasse poi nei campi del centro della Striscia, come Deir Al Balah. I contorni del piano erano poi stati indirettamente confermati da Netanyahu quando, parlando con la stampa estera, ha presentato una slide che indicava Gaza City e i campi come le due aree da conquistare.
Questo significherebbe sfollare oltre un milione di palestinesi verso sud, in ipotetiche nuove “zone umanitarie” realizzate non si sa dove, visto che i campi sono stracolmi, le tendopoli pure, e gran parte della Striscia è distrutta. L’obiettivo finale poi potrebbe essere un altro: spingere il maggior numero possibile di palestinesi ad andarsene. Channel 12 riferisce che Israele è in trattative con cinque Paesi (Indonesia, Somaliland, Uganda, Sud Sudan e Libia) per un possibile reinsediamento dei gazawi che decidessero “volontariamente di migrare”. Il Somaliland spera di ottenere un riconoscimento internazionale attraverso l’accordo. Il Sud Sudan, dove ieri è arrivata in visita la viceministra degli Esteri israeliana, Sharren Haskel, ha smentito che ci siano colloqui in corso su questo tema, ma è stato lo stesso Netanyahu a dire che permetterà ai palestinesi che lo «vorranno di uscire» da Gaza.
Sul terreno, la situazione peggiora ancora, Hamas ha dichiarato che le forze israeliane hanno già intensificato le incursioni «aggressive» proprio a Gaza City «per imporre una nuova realtà sul terreno con la forza, attraverso una politica di terra bruciata e la completa distruzione di proprietà civili». Secondo la Protezione civile e fonti mediche palestinesi, 98 persone ieri, tra cui diversi bambini, sono stati uccisi dai bombardamenti e dagli spari israeliani, almeno 11 erano in attesa di aiuti umanitari.
Intanto al Cairo si cerca di rianimare il negoziato. La delegazione di Hamas che è arrivata ieri avrebbe fatto sapere ai mediatori di avere “fretta” di riprendere le trattative per un cessate il fuoco. L’Egitto e il Qatar lavorano a una bozza di accordo che prevederebbe una tregua di 60 giorni in cambio del rilascio di una parte degli ostaggi, ma gli israeliani hanno fatto sapere che vogliono un accordo complessivo o nulla, con la liberazione di tutto gli ostaggi e il disarmo di Hamas, condizione che il gruppo rifiuta. La mediazione ipotizzata da egiziani e qatarini potrebbe essere il congelamento delle armi di Hamas — garantito dalla Turchia — in una fase di transizione per una amministrazione arabo-palestinese che governi la Striscia, demilitarizzata, in cambio del ritiro completo degli israeliani. Tentativi diplomatici fragili mentre si accende ancora la tensione in Cisgiordania. A sud di Nablus, vicino al villaggio di Duma, un colono israeliano ha ucciso a colpi d’arma da fuoco un palestinese di 35 anni, Thamin Dawabshe.