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Peres: “Basta guerra, ora soluzione politica come fece mio padre”

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Nehemia, figlio dell’ex presidente dello Stato ebraico Shimon: “Ostaggi in pericolo, sciopero generale contro il governo”
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TEL AVIV – «La guerra ci è stata imposta da una organizzazione terroristica che vuole l’annientamento di Israele. Ma adesso la priorità è liberare gli ostaggi e chiudere il conflitto». E per questo domenica prossima anche Nehemia “Chemi” Peres aderirà allo sciopero generale chiesto dalle famiglie degli ostaggi. Figlio di Shimon, l’ex presidente premio Nobel per la pace che fu tra gli artefici degli accordi di Oslo, dirige il “Peres Center for Peace and Innovation”, ma è anche un noto imprenditore dell’high-tech israeliano.

Servirà uno sciopero per fermare la guerra?

«È un modo per dimostrare solidarietà e segnalare al governo che non siamo d’accordo con la maniera in cui sta gestendo la situazione. La priorità è liberare gli ostaggi, un obiettivo che adesso è in contrasto con quello di sradicare completamente Hamas».

La sua azienda parteciperà?

«Tutti i nostri dipendenti, ovunque si trovino, sono liberi di scioperare se scelgono di farlo, me compreso».

Il principale sindacato i…

TEL AVIV – «La guerra ci è stata imposta da una organizzazione terroristica che vuole l’annientamento di Israele. Ma adesso la priorità è liberare gli ostaggi e chiudere il conflitto». E per questo domenica prossima anche Nehemia “Chemi” Peres aderirà allo sciopero generale chiesto dalle famiglie degli ostaggi. Figlio di Shimon, l’ex presidente premio Nobel per la pace che fu tra gli artefici degli accordi di Oslo, dirige il “Peres Center for Peace and Innovation”, ma è anche un noto imprenditore dell’high-tech israeliano.

Servirà uno sciopero per fermare la guerra?

«È un modo per dimostrare solidarietà e segnalare al governo che non siamo d’accordo con la maniera in cui sta gestendo la situazione. La priorità è liberare gli ostaggi, un obiettivo che adesso è in contrasto con quello di sradicare completamente Hamas».

La sua azienda parteciperà?

«Tutti i nostri dipendenti, ovunque si trovino, sono liberi di scioperare se scelgono di farlo, me compreso».

Il principale sindacato israeliano si è tirato fuori: perché?

«Perché, secondo la legge, non può manifestare contro la decisione del governo di lanciare una campagna militare. Ma darà libertà a tutti i suoi membri di agire secondo coscienza. Non possiamo accettare come nostro vicino un gruppo come Hamas che vuole solo uccidere quanti più israeliani possibile. Tuttavia, non credo che la soluzione del problema sarà uccidere ogni membro di Hamas, perché ce ne saranno di nuovi. Come diceva mio padre, usando una metafora, puoi uccidere le zanzare ma non risolverai il problema senza prosciugare la palude. Non li paragono alle zanzare. Dico che quello che bisogna fare è risolvere il problema, non cercare di uccidere tutti. Serve una soluzione politica».

Il governo sembra pensarla diversamente: più guerra.

«Ricordiamoci di una cosa: questa guerra è stata iniziata da Hamas, che non cerca una soluzione pacifica: vuole l’annientamento di Israele. L’attacco del 7 ottobre è stato un attacco barbaro, crudele e omicida. Hamas è una organizzazione terroristica che a Gaza invece di costruire scuole e ospedali ha scavato tunnel per attaccare Israele. Detto questo, la maggioranza della popolazione israeliana ora vuole la fine del conflitto e il rilascio degli ostaggi».

A gennaio c’era un accordo: Netanyahu lo stracciò.

«Gli israeliani non sono allineati con ciò che il governo scelse di fare. Ma adesso è Hamas a non essere interessata a una soluzione perché vede l’ascesa dell’antisemitismo nel mondo, il fatto che la gente accusi Israele per quello che accade a Gaza, invece di accusare Hamas».

La distruzione di Gaza è giustificata dal 7 ottobre?

«Israele non sta conducendo una campagna di carestia o puntando a un genocidio. Assolutamente falso. Combattiamo un gruppo terroristico che è radicato nella società, se ne fa scudo, causa la fame appropriandosi degli aiuti».

Ma è Israele a controllare tutto quello che entra Gaza.

«Israele non sta bloccando i rifornimenti alla popolazione, sta cercando di impedire che arrivino ad Hamas armi, munizioni, benzina. Non intende annientare Gaza. C’è molta ipocrisia e molto antisemitismo nell’addossare a Israele le responsabilità della crisi umanitaria nella Striscia».

Anche David Grossman ha parlato di genocidio. È antisemita?

«No. Grossman ritiene che dovremmo scegliere una strada diversa, fermare la guerra per il ritorno di tutti gli ostaggi e penso che questa sia la volontà della maggioranza degli israeliani. Ma ciò non vuole dire che Israele stia conducendo una campagna per affamare Gaza o addirittura genocidiaria, è falso».

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