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Nell’Alaska di Jack London, una lezione per Trump e Putin

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I libri del grande scrittore americano, da “Il richiamo della foresta” a “Zanna bianca”, invitano a riflettere sulla forza della natura e sul rispetto per l’umanità. Con un ammonimento contro il totalitarismo.
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"Il silenzio li annientava con il peso della vastità infinita e di una sentenza definitiva. Li costringeva a raggiungere i più remoti recessi della mente, spremendo da loro, come il succo dall'uva, i falsi ardori, l'esaltazione e l'esagerata autostima". Se un collaboratore di buone letture avesse fatto leggere a Donald Trump e a Vladimir Putin questa citazione di Jack London, tratta da "Zanna bianca", il loro summit in Alaska forse avrebbe qualche possibilità di successo in più: ispirando un po' di umiltà, con la forza della natura più selvaggia, in due leader entrambi dotati di un ego smisurato.

Il lupo diventa cane

La storia del lupo che diventa cane, così come "Il richiamo della foresta", storia del cane che diventa lupo,è ambientata nel gelido Stato artico degli Usa, dove il grande scrittore americano arrivò nel 1897, appena 21enne e già carico di vita come marinaio, ladro di ostriche e vagabondo, attirato come decine di migliaia di suoi connazionali dalla "corsa all'oro", sc…

"Il silenzio li annientava con il peso della vastità infinita e di una sentenza definitiva. Li costringeva a raggiungere i più remoti recessi della mente, spremendo da loro, come il succo dall'uva, i falsi ardori, l'esaltazione e l'esagerata autostima". Se un collaboratore di buone letture avesse fatto leggere a Donald Trump e a Vladimir Putin questa citazione di Jack London, tratta da "Zanna bianca", il loro summit in Alaska forse avrebbe qualche possibilità di successo in più: ispirando un po' di umiltà, con la forza della natura più selvaggia, in due leader entrambi dotati di un ego smisurato.

Il lupo diventa cane

La storia del lupo che diventa cane, così come "Il richiamo della foresta", storia del cane che diventa lupo,è ambientata nel gelido Stato artico degli Usa, dove il grande scrittore americano arrivò nel 1897, appena 21enne e già carico di vita come marinaio, ladro di ostriche e vagabondo, attirato come decine di migliaia di suoi connazionali dalla "corsa all'oro", scoperto per caso da tre minatori nel Klondike, la regione canadese subito al di là del confine con l'Alaska, anch'essa poi setacciata metro per metro nella speranza di trovare giacimenti del prezioso metallo in prossimità dello Yukon e di altri fiumi.

La corsa all’oro

Per raggiungere una delle aree più remote, disabitate e impraticabili della Terra, i cercatori salpavano dalla costa statunitense del Pacifico, raggiungendo per nave l'Alaska meridionale da dove proseguivano nella neve, in un territorio senza strade, su slitte trainate da cani, cariche di tutto il necessario per scavare e per provare a sopravvivere, fino al Klondike. Due anni più tardi, nel 1899, alcune pepite brillarono nel bianco della coltre ghiacciata anche a Nome, in Alaska, e molti cercatori che non avevano avuto fortuna in Canada fecero dunque rotta lì. Lungo il percorso, per ospitare questa massa di avventurieri disperati, e per spillare dollari dalle loro tasche, sorgevano improvvisate cittadine: le "boom town", le città create dal boom della corsa all'oro, ingigantito dalla stampa popolare che così contribuiva ad attirare sempre nuovi proseliti nella regione. Costruite in legno, isolate, prive di igiene, queste località minerarie potevano avere fino a migliaia di abitanti, nonostante i prezzi folli, gli incendi, le malattie. Nei saloon si giocava d'azzardo, privando i cercatori, molto spesso, dell'oro che avevano estratto dal terreno; si moltiplicavano i bordelli per offrire compagnia a una popolazione di soli uomini; si organizzavano gare di slitte e combattimenti fra cani come divertimenti pubblici. E si uccidevano gli indigeni locali, gli Han o eschimesi come lì definivano i bianchi, costringendoli a chiudersi in riserve, anche per evitare che fossero loro a trovare l'oro.

Accendere un fuoco

È in questo ambiente che da San Francisco, dove era nato e cresciuto, giunge intorno alla fine del secolo il giovane London. Aveva già aspirazioni letterarie. L'Alaska e il Klondike, con lo spettacolo di quella straordinaria lotta fra uomo e natura, gliele ingigantisce. Jack non trova l'oro, ma trova l'ispirazione per i romanzi che lo renderanno immensamente ricco e famoso. Non solo le storie di cani, lupi e dei loro padroni, ma anche un gran numero di racconti, tra cui "Accendere un fuoco", considerato dai critici il suo capolavoro, su un uomo accompagnato da un cane che, con una temperatura di sessanta gradi sotto zero, deve riuscire ad allestire un piccolo falò se non vuole morire congelato.

Il tallone di ferro

La lettura dei libri di London, in passato ritenuto erroneamente in Italia un autore "per ragazzi" (finché è stato ripubblicato da Einaudi e da altre prestigiose collane per adulti, tradotto da un romanziere raffinato come Gianni Celati), potrebbe spingere Trump e Putin a riflettere sul significato dell'Alaska, al di là della vicinanza geografica con la Russia e del fatto che gli zar la vendettero per un pugno di dollari all'America nel 1867, esattamente tre decenni prima della "corsa all'oro". E riflessioni potrebbe fornirne la stessa biografia dello scrittore, che in Alaska si ammalò, rischiando la morte, ma tornato negli Stati Uniti si rese conto di avere con sè un tesoro di storie da raccontare. L'esperienza contribuì a dargli una coscienza sociale, a farlo diventare in seguito un convinto socialista e a scrivere nel 1908 "Il tallone di ferro", un romanzo distopico di fantapolitica, sull'ascesa al potere di una oligarchia capitalistica dittatoriale in America: un libro che oggi probabilmente non piacerebbe a Trump e nemmeno a Putin. Ma basterebbe "Zanna bianca" per dare una lezione di umanità ai due presidenti: "Vi erano quelli che divoravano e quelli che erano divorati". Chissà se dall'interno della base militare scelta per ospitare il loro summit in Alaska, l'ululato di un lupo o il latrare di un cane arriverà fino alle orecchie del tycoon e dello zar, rammentandogli "la saggezza imperiosa dell'eternità che irride alla futilità della vita".

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