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Europa, patto Starmer-Zelensky: “Londra e Bruxelles per sempre al tuo fianco”

(agf)

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L’abbraccio a Volodymyr del premier britannico prima del vertice Trump-Putin in Alaska e la promessa di “un’amicizia eterna”: “Si vede una strada per la fine del conflitto”. Piano di cooperazione militare e economica: Kiev chiede nuovi fondi
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LONDRA – La quiete, prima della tempesta. O forse della schiarita, sulle tenebre dell’Ucraina? Keir Starmer e Volodymyr Zelensky non parlano, o quasi. Silenzio con i media, per evitare ogni possibile incomprensione che possa spezzare la promettente ma fragile intesa raggiunta mercoledì con Donald Trump, prima del suo faccia a faccia con Putin oggi.

Il primo ministro britannico accoglie il leader ucraino, ieri a Londra dopo Berlino, quasi senza esprimersi. Contano solo le immagini, i simboli destinazione Mosca e anche Washington. Il Paese di Churchill con Zelensky, senza se e senza ma. L’abbraccio di Sir Keir al «mio amico Volodymyr», irrituale, perché lo accompagna fino alla macchina parcheggiata in fondo a Downing Street. I girasoli sul tavolo, simbolo della resistenza ucraina. Poi uno scarno comunicato di Number 10: «Si vede una strada per arrivare alla pace, ma deve volerla anche Putin».

Almeno su X, Zelensky è più loquace: «Ottimo incontro con Keir Starmer. Abbiamo discusso d…

LONDRA – La quiete, prima della tempesta. O forse della schiarita, sulle tenebre dell’Ucraina? Keir Starmer e Volodymyr Zelensky non parlano, o quasi. Silenzio con i media, per evitare ogni possibile incomprensione che possa spezzare la promettente ma fragile intesa raggiunta mercoledì con Donald Trump, prima del suo faccia a faccia con Putin oggi.

Il primo ministro britannico accoglie il leader ucraino, ieri a Londra dopo Berlino, quasi senza esprimersi. Contano solo le immagini, i simboli destinazione Mosca e anche Washington. Il Paese di Churchill con Zelensky, senza se e senza ma. L’abbraccio di Sir Keir al «mio amico Volodymyr», irrituale, perché lo accompagna fino alla macchina parcheggiata in fondo a Downing Street. I girasoli sul tavolo, simbolo della resistenza ucraina. Poi uno scarno comunicato di Number 10: «Si vede una strada per arrivare alla pace, ma deve volerla anche Putin».

Almeno su X, Zelensky è più loquace: «Ottimo incontro con Keir Starmer. Abbiamo discusso delle aspettative del vertice in Alaska e, in dettaglio, delle garanzie di sicurezza, nell’ambito della coalizione dei Volenterosi, che potrebbero far durare a lungo la pace. Ciò se gli Stati Uniti convinceranno la Russia, con la diplomazia, a fermare i bombardamenti. Con Keir abbiamo anche parlato di programmi di sostegno all’esercito ucraino e alla nostra industria della Difesa. Perché, in qualsiasi scenario, l’Ucraina non può indebolirsi».

Mercoledì Trump per la prima volta, con gli alleati europei, ha citato la possibilità di un coinvolgimento militare americano come garanzia di sicurezza dei Volenterosi, guidati da Regno Unito e Francia, per proteggere l’Ucraina dopo un eventuale cessate il fuoco. “The Donald” non ha tolto il veto a Kiev nella Nato e neppure alla presenza di soldati europei di peacekeeping sul suolo ucraino, perché sa che Putin non li accetterà mai. Britannici e francesi hanno però pronta la “forza di rassicurazione”, che vogliono stazionare a protezione di grandi città e infrastrutture di Kiev. Ma Trump preferirebbe che fosse più di sostegno “esterno”, e non direttamente coinvolta.

Bisogna aspettare che domani il telefono squilli di nuovo, dall’Alaska, per capire cosa avrà deciso Trump. Attende anche l’Ue. Un portavoce europeo sottolinea: «Aspettiamo i dettagli da Washington sulle garanzie di sicurezza. Ma certo bisogna mettere l’Ucraina in una posizione di forza». Il segretario di Stato americano Rubio rassicura: «Le garanzie di sicurezza devono far parte dell’intesa». In ogni caso, come dice Zelensky, bisogna pensare al lungo termine, al di là dell’esito di Anchorage.

Britannici ed europei ne sono convinti. Bisogna far entrare Kiev in Ue, e intanto renderla un porcospino armato, mai più attaccabile dalla Russia. Servono dunque armi, tante armi nei prossimi mesi e anni per l’Ucraina. Per questo Zelensky ha esortato Starmer affinché anche il Regno Unito entri nel meccanismo della Nato “Purl” (Prioritised Ukraine Requirements List), ovvero pacchetti regolari di armi e missili, da 500 milioni di dollari l’uno, che gli Alleati compreranno dagli Stati Uniti per la difesa dell’Ucraina — il primo lo hanno finanziato gli olandesi dieci giorni fa.

Inoltre, Starmer e Zelensky hanno discusso di come ampliare ancora di più «la partnership di cento anni», un patto di ferro che Londra e Kiev che hanno siglato lo scorso febbraio per approfondire i legami militari, economici e culturali tra i due Paesi.

Qui si insinua un secondo snodo cruciale: per avere solide garanzie di sicurezza, l’Ucraina dovrà contestualmente costruire sempre più armi in casa. Starmer e Zelensky hanno parlato, difatti, anche dell’espansione della produzione di droni da parte di Kiev, in questa guerra fondamentali soprattutto in prima linea. L’Ucraina però ha bisogno urgentemente di nuovi fondi per raggiungere questo scopo, e saranno ancora una volta il Regno Unito e l’Ue a fornirli. Perché l’Europa potrà sentirsi al sicuro dalla Russia soltanto quando lo sarà davvero anche l’Ucraina. Come ha detto ieri Starmer in un discorso per celebrare gli 80 anni della vittoria sul Giappone, «oggi combattiamo per gli stessi valori».

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