Eredità sovietica e nuove spie: perché Putin sente di poter dettare la linea a Trump e Zelensky
di Gianluca Di FeoNiente tregua e nessuna pausa agli attacchi, neanche per compiacere Donald Trump e il tappeto rosso steso per il vertice di Ferragosto. Oggi Vladimir Putin è convinto che il tempo sia dalla sua parte e che la sua armata giorno dopo giorno stia logorando la resistenza ucraina. Una fiducia che nasce dalla superiorità numerica di uomini e di mezzi, quest’ultima amplificata dal drastico ridimensionamento degli aiuti americani a Kiev. Ma che è generata pure dalla capacità russa di correggere i propri errori e aggiornare le tattiche all’evoluzione del conflitto.
Sono fattori confermati dal comitato speciale creato tre giorni dopo l’invasione dal generale Christopher Cavoli, allora comandante delle forze Usa in Europa. In quel momento terribile Cavoli si è reso conto che dell’armata di Mosca si sapeva ben poco e ha istituito la “Troika”: cinque ex colonnelli incaricati di studiare “come combatte la Russia”, fornendo rapporti periodici. Nulla di segreto, tanto che il loro ultimo document…
Niente tregua e nessuna pausa agli attacchi, neanche per compiacere Donald Trump e il tappeto rosso steso per il vertice di Ferragosto. Oggi Vladimir Putin è convinto che il tempo sia dalla sua parte e che la sua armata giorno dopo giorno stia logorando la resistenza ucraina. Una fiducia che nasce dalla superiorità numerica di uomini e di mezzi, quest’ultima amplificata dal drastico ridimensionamento degli aiuti americani a Kiev. Ma che è generata pure dalla capacità russa di correggere i propri errori e aggiornare le tattiche all’evoluzione del conflitto.
Sono fattori confermati dal comitato speciale creato tre giorni dopo l’invasione dal generale Christopher Cavoli, allora comandante delle forze Usa in Europa. In quel momento terribile Cavoli si è reso conto che dell’armata di Mosca si sapeva ben poco e ha istituito la “Troika”: cinque ex colonnelli incaricati di studiare “come combatte la Russia”, fornendo rapporti periodici. Nulla di segreto, tanto che il loro ultimo documento di 330 pagine è stato pubblicato online, ma allo stesso tempo un’analisi impressionante di quanto la macchina bellica di Putin stia superando gli errori drammaticamente emersi nel primo anno di guerra, pur mantenendo alcune gravi lacune. I russi lo fanno alla loro maniera, concettualmente diversa da quella occidentale ma con una certezza, sottolineata dagli specialisti dell’Us Army: “Quella russa è un’organizzazione militare che riflette e impara. Può e vuole cambiare. Non bisogna sottovalutare la loro abilità di vincere”.
E’ il fattore chiave per valutare cosa accadrà in futuro. Il conflitto attualmente – scrive la Troika dei colonnelli – “è diventato una guerra di posizione che nasce da una combinazione di postazioni del XIX secolo, di volume di fuoco del XX secolo assieme alla tecnologia e all’elettronica del XXI secolo. Anche se oggi il campo di battaglia è terrificante, nessuna di queste condizioni è permanente e la vittoria alla fine andrà a chi saprà adattarsi più velocemente all’evoluzione della situazione”.
L’Eredità sovietica
Il testo passa in rassegna i difetti mostrati nella disastrosa offensiva iniziale, mettendo in luce alcuni elementi “genetici” ereditati dall’Armata Rossa staliniana, come l’assenza di sottufficiali addestrati a guidare piccoli reparti e l’abitudine a dirigere la battaglia da comandi di alto livello, lontani dal fronte e senza una visione corretta di quello che sta accadendo. Anche in quella fase, però, ci sono state azioni esemplari. I parà, ad esempio, hanno fallito il raid contro l’aeroporto di Hostomel alle porte di Kiev ma con colpi di mano precisi hanno occupato un ponte e una diga strategica nel Sud: adesso i limiti delle unità d’assalto stanno venendo corretti, potenziando le truppe aerotrasportate e la fanteria di marina per renderle più massicce ed incisive.
Altri canoni della tradizione sovietica si sono rivelati una sorpresa per i vertici della Nato: ad esempio, lo sfruttamento delle ferrovie per trasferire in fretta decine di migliaia di soldati con i loro equipaggiamenti a centinaia di chilometri di distanza. Con un mistero: dall’estate 2024 Mosca ha ridimensionato la portata delle operazioni belliche, senza più manovre strategiche di corpi d’armata e frammentando la portata delle azioni in tante spinte locali. Non si capisce se è solo una pausa, per ridefinire i modelli di gestione ed eventualmente scatenare qualcosa di più consistente nei prossimi mesi, o la presa d’atto di un deficit al momento insuperabile.
I droni al posto delle spie
La leggendaria efficienza dell’intelligence russa invece è apparsa un falso mito: gli 007 sono stati inetti nel raccogliere informazioni chiave e nel condurre sabotaggi. Una debacle su cui – stando al rapporto – ha influito la corruzione, diffusa in maniera strutturale nelle forze armate e nelle agenzie di sicurezza: “La corruzione rimane il lubrificante che permette ai militari russi di andare avanti, anche in tempo di guerra. Ogni leader senza eccezione deve accettarla per portare a termine i compiti. Nel migliore dei casi, gli ufficiali la tollerano per trovare soluzione alla carenza di materiali. Nei peggiori, l’utilizzano per arricchirsi”.
Anche per quello che riguarda le spie il quadro sta lentamente mutando e lo dimostra la precisione dei raid contro caserme, depositi e industrie ucraine negli ultimi mesi. La metamorfosi più clamorosa però riguarda i droni. Sia nella qualità e quantità di quelli prodotti, che hanno permesso di superare il vantaggio mantenuto da Kiev fino alla primavera 2024. Sia nell’invenzione di nuove tattiche, che distruggono i bersagli individuati dai velivoli senza pilota coordinando tutti gli strumenti di fuoco disponibili: missili, artiglieria, cacciabombardieri con ordigni plananti, cruise lanciati dalle navi e dagli aerei. Notte e giorno i robot volanti si spingono a oltre cento chilometri dalla prima linea e hanno trasformato una fascia di settanta chilometri in un inferno, dove ogni movimento è a rischio.
L’altra filosofia industriale
Dietro questo successo c’è una filosofia diversa rispetto a quella della Nato, che predilige mezzi ipersofisticati e ad altissimo prezzo: “La tendenza culturale russa a una “ragionevole sufficienza” è stata profittevole. Ha evitato di costruire droni più prestanti ma anche più costosi, che non potevano sopravvivere a lungo. Si è focalizzata sulla produzione di massa di sistemi spendibili o semi-spendibili, aggiornati con soluzioni commerciali prese dal mercato civile: qualcosa di molto idoneo allo scenario dei combattimenti. L’Ucraina ha provato che la guerra moderna richiede non solo una costante innovazione delle capacità dei mezzi ma anche una larga quantità di armamenti d’alta qualità”.
Ed ecco il fattore fondamentale, che si proietta dal presente a minacciare il futuro: la Russia oggi è “una nazione in guerra”, con una mobilitazione collettiva che non è solo frutto della pressione – “o del terrore” – esercitata dal Cremlino. Nonostante le sanzioni, “tank, blindati, batterie contraeree, cannoni, droni, caccia, navi continuano a uscire dalle catene di montaggio in numeri sempre più grandi mentre altre fabbriche vengono allestite. In alcuni casi, sono state trovate scappatoie per procurarsi le tecnologie sotto embargo; in altri hanno usato tecnologie di “qualità adeguata” per ottenere il risultato sul campo di battaglia. Questi sforzi sono incrementati dal raddoppio delle officine che riparano in fretta i veicoli corazzati danneggiati negli scontri o revisionano vecchie piattaforme in prossimità del fronte mentre continuano a produrne di nuovi”.
L’arsenale dell’autocrazia
Certo, i manager delle aziende di stato e gli oligarchi di quelle private non possono fare altro che allinearsi alle direttive di Putin, lavorando H24 sette giorni su sette. “Il dato statistico più importante è il volume dell’industria della difesa e qui la Russia sembra avere il vantaggio. “L’Arsenale della Democrazia” non è più quello che era stato, almeno per quello che riguarda il sostegno all’Ucraina, con i governi occidentali e i leader imprenditoriali che mettono in guardia su lunghi ritardi, bassa quantità e catene di montaggio ferme. Invece “l’Arsenale dell’Autocrazia” ha mobilitato l’intera base industriale in funzione della guerra”.
La svolta però non è solo figlia dell’assolutismo. Il rapporto evidenzia una serie di iniziative “dal basso”, partorite da una parte consistente della società russa che si sente partecipe dell’Operazione Militare Speciale ora percepita come “guerra patriottica”: le startup che si aggiornano sui social per inventare droni e software bellici; le raccolte di fondi per donare equipaggiamenti alle truppe; i giovani volontari che indossano la divisa per convinzione e non solo per intascare i lauti ingaggi. Anche perché – seppure continuino ad accettare perdite di vite umane enormi – i generali adesso dedicano un’attenzione maggiore all’addestramento e alla protezione dei soldati. Non soltanto le forze armate stanno venendo riformate, ma tre anni e mezzo di conflitto hanno trasformato l’intero Paese. La Troika dei colonnelli americani lo rende chiaro citando un detto popolare: “Quando vai in guerra contro la Russia, vai in guerra contro tutti noi”.