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Al summit di Anchorage il trionfo di Putin accolto sul tappeto rosso: così da paria è diventato pari

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Il presidente russo ha ottenuto il riconoscimento da Grande agognato e, senza concedere alcun cessate-il-fuoco in Ucraina, è volato via strappando a Trump la mezza promessa di una visita a Mosca
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BASE ELMENDORF-RICHARDSON (ANCHORAGE) - L’ex agente del Kgb che pensa "a lungo termine", alle "cause primarie" del conflitto da sradicare, ha sovrastato l’ex immobiliarista che puntava tutto su una contrattazione rapida e veloce per ottenere un “accordo” da sbandierare. Il trionfo di Vladimir Putin sta tutto in quel tappeto rosso srotolato sulla pista della base aerea di Elmendorf-Richardson di Anchorage, in Alaska, che lo ha trasformato di colpo da paria inseguito da sanzioni e da un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra a pari in un incontro tra leader di due superpotenze.

A Putin poco importa che i colloqui non abbiano portato all’accordo sperato per porre fine al conflitto in Ucraina. Il vertice non era ancora iniziato, ma in pochi minuti aveva ottenuto tutto quello che sperava: un ritorno allo status di Grande benché fosse l’uomo che tre anni e mezzo fa quel conflitto lo ha iniziato.

Il primo incontro tra Putin e Trump in sei anni

Non bastava essere stato in…

BASE ELMENDORF-RICHARDSON (ANCHORAGE) - L’ex agente del Kgb che pensa "a lungo termine", alle "cause primarie" del conflitto da sradicare, ha sovrastato l’ex immobiliarista che puntava tutto su una contrattazione rapida e veloce per ottenere un “accordo” da sbandierare. Il trionfo di Vladimir Putin sta tutto in quel tappeto rosso srotolato sulla pista della base aerea di Elmendorf-Richardson di Anchorage, in Alaska, che lo ha trasformato di colpo da paria inseguito da sanzioni e da un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra a pari in un incontro tra leader di due superpotenze.

A Putin poco importa che i colloqui non abbiano portato all’accordo sperato per porre fine al conflitto in Ucraina. Il vertice non era ancora iniziato, ma in pochi minuti aveva ottenuto tutto quello che sperava: un ritorno allo status di Grande benché fosse l’uomo che tre anni e mezzo fa quel conflitto lo ha iniziato.

Il primo incontro tra Putin e Trump in sei anni

Non bastava essere stato invitato sul suolo statunitense per la prima volta in oltre un decennio. Un sorridente Donald Trump lo ha persino applaudito mentre gli andava incontro. Un omaggio che persino la Casa Bianca deve avere trovato fuori luogo tanto da avere tagliato l’applauso da tutti i suoi filmati ufficiali.

Il primo incontro tra i due leader in oltre sei anni non sarebbe potuto essere più cordiale. Sorrisi, calorosa stretta di mano e passeggiata davanti alla guardia d’onore. Mentre posavano insieme per una foto davanti ai media in attesa, Putin ha indicato i caccia F-22 e il bombardiere B-2, progettati proprio per contrastare la Russia durante la Guerra Fredda, che sorvolavano le loro teste. Doveva forse essere una prova di forza trumpiana, ma è parso l’ennesimo omaggio stonato.

A sottolineare la storpiatura che si stava consumando in mondovisione, ci ha pensato una giornalista urlando a Putin: "Smetterà di uccidere i civili?". Il leader del Cremlino ha sorriso e fatto segno di non sentire. E pure Trump ha glissato invitando Putin, con uno strappo al protocollo, a salire a bordo della sua Cadillac, la “Bestia”. Uno schiaffo a europei, ucraini e Nato che da giorni si appellavano al presidente statunitense invocando fermezza.

Quando poco dopo i due leader sono riapparsi davanti a uno sfondo blu con la scritta “Pursuing Peace”, “Alla ricerca della pace”, i giornalisti hanno continuato a urlare domande. “Putin, accetterà un cessate il fuoco? Putin, si impegnerà a non uccidere più civili? Putin, perché il presidente Trump dovrebbe fidarsi delle sue parole ora?”. Il leader del Cremlino ha sorriso compiaciuto senza rispondere. Si è limitato a urlare qualcosa di incomprensibile con le mani strette attorno alla bocca a mo’ di megafono, mentre Trump borbottava “Grazie mille, grazie” alla stampa che veniva scortata fuori dalla sala per l’inizio dei negoziati.

Il cambio programma

I colloqui si sarebbero dovuti svolgere in formato individuale, ma poco prima dell’atterraggio dell’Iljushin di Putin e dell’Air Force One di Trump, la Casa Bianca aveva annunciato che si sarebbero tenuti nel formato “tre contro tre”, con il coinvolgimento del ministro degli Esteri Sergej Lavrov e del consigliere per gli Affari Esteri Jurij Ushakov per il lato russo e del segretario di Stato Marco Rubio e dell’inviato speciale Steve Witkoff.

Le due delegazioni hanno parlato per quasi tre ore. Sembrava erroneamente il segno che i colloqui stessero andando bene. Ma quando è stato annullato il pranzo di lavoro dove i negoziati sarebbero dovuti proseguire in formato allargato e la stampa è stata convocata anzitempo, è diventato chiaro che qualcosa fosse andato storto.

Il discorso di otto minuti di Putin

I due leader si sono presentati insieme, ma non hanno risposto alle domande dei giornalisti. Anche qui il veterano Putin ha sovrastato l’inesperto Trump. Ha esordito lui con una dichiarazione di otto minuti. Puntuale seppure senza scendere nei dettagli. Ha ringraziato Trump per il tono "amichevole" della loro conversazione, lo ha lusingato sostenendo ancora una volta che se nel 2020 "fosse stato lui il presidente, non ci sarebbe stato il conflitto". Ma ha subito chiarito che non sarebbe arretrato di un millimetro. "Per una soluzione a lungo termine in Ucraina – ha ribadito – bisogna eliminare le cause primarie del conflitto". Il suo mantra.

Ha ventilato un’"intesa" sull’Ucraina augurandosi che "Kiev e le capitali europee" non "sabotassero i progressi nascenti" a indicare già il futuro capro espiatorio. Ma ha fatto capire che il conflitto per lui è una questione secondaria rispetto “all’inizio del ripristino di relazioni pragmatiche e concrete" tra Russia e Stati Uniti che dovrebbero "voltare pagina e tornare alla cooperazione".

La mezza promessa di un viaggio a Mosca

Trump ha parlato meno della metà del tempo. A braccio. Ripetendosi più volte. Ha definito l’incontro "estremamente produttivo". Ha nominato "grandi progressi", ma ammesso criticità. "Ci sono stati molti, moltissimi punti su cui abbiamo concordato. Direi un paio di punti importanti su cui non siamo ancora arrivati, ma abbiamo fatto qualche progresso". Ha annunciato che avrebbe chiamato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e i leader europei per informarli dei colloqui. Per poi dire fuori dai denti: "Non c’è accordo finché non c’è un accordo". Quasi a smentire Putin indirettamente.

Parafrasi che nascondevano l’amara verità. Pur di non dichiarare fallito il suo tentativo di piegare Putin ad accettare almeno un cessate-il-fuoco, Trump gli ha concesso una seconda vittoria. Lo ha lasciato andare via, indenne, senza che gli avesse promesso la sospensione dei combattimenti. Nessuna ripercussione. Nessun degli insulti riservati a Zelensky nello Studio Ovale. Ha anzi lasciato aperta l’ipotesi di un suo viaggio nella capitale russa. Quando Putin ha detto in inglese: "Next time in Moscow", "La prossima volta a Mosca". Trump ha risposto: "Interessante. Magari mi criticheranno per questo, ma potrebbe accadere". Più di così?

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