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Johnson sul vertice in Alaska: “Mi ha fatto rivoltare lo stomaco vedere Putin sul tappeto rosso”

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L’ex primo ministro britannico in un lungo articolo sul “Mail on Sunday” scrive di essere “disgustato dall’episodio più vomitevole della diplomazia internazionale. L’imprenditore edile Trump ha scoperto che questa non è questione di immobili o di geografia, ma di libertà”
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LONDRA – “È stato con tutta probabilità l’episodio più vomitevole della più squallida storia della diplomazia internazionale”. Oltre a essere un peso massimo dei sostenitori dell’Ucraina libera, Boris Johnson ha sempre ripetuto che bisogna fidarsi del suo amico Donald Trump e che il presidente Usa porterà “sicuramente la pace a Kiev”. Tuttavia, persino un suo sodale come l’ex primo ministro britannico è rimasto disgustato dalle scene cui ha assistito ad Anchorage, nel vertice di Ferragosto tra Trump e Putin, con il dittatore russo accolto sul tappeto rosso. E riserva parole durissime anche a “The Donald”.

“Mi ha fatto rivoltare lo stomaco vedere Putin accolto sul suolo americano”, scrive Johnson in un lungo articolo pubblicato sul Mail on Sunday di oggi, “vederlo applaudito sul tappeto rosso è stato come prendere un emetico. È stato nauseante guardare il suo ghigno da Gollum mentre diventava uno dei pochissimi leader mondiali – almeno che io ricordi – a essere invitato a salire sulla…

LONDRA – “È stato con tutta probabilità l’episodio più vomitevole della più squallida storia della diplomazia internazionale”. Oltre a essere un peso massimo dei sostenitori dell’Ucraina libera, Boris Johnson ha sempre ripetuto che bisogna fidarsi del suo amico Donald Trump e che il presidente Usa porterà “sicuramente la pace a Kiev”. Tuttavia, persino un suo sodale come l’ex primo ministro britannico è rimasto disgustato dalle scene cui ha assistito ad Anchorage, nel vertice di Ferragosto tra Trump e Putin, con il dittatore russo accolto sul tappeto rosso. E riserva parole durissime anche a “The Donald”.

“Mi ha fatto rivoltare lo stomaco vedere Putin accolto sul suolo americano”, scrive Johnson in un lungo articolo pubblicato sul Mail on Sunday di oggi, “vederlo applaudito sul tappeto rosso è stato come prendere un emetico. È stato nauseante guardare il suo ghigno da Gollum mentre diventava uno dei pochissimi leader mondiali – almeno che io ricordi – a essere invitato a salire sulla limousine presidenziale Usa. Era letteralmente da conati vederlo salire sul palco degli Stati Uniti per diffondere le sue menzogne sulle cause della guerra in Ucraina. Paese che nel 2014, quando lo attaccò per la prima volta, non rappresentava alcuna minaccia per la Russia”.

Continua Johnson: “Ascoltando la stucchevole e prevedibilissima maniera con cui cercava di adularlo e al tempo stesso umiliare sottilmente Donald Trump, avevo la nausea. Sono sicuro che l’avete avuta anche voi lettori. Immaginate come deve essere stato per quegli eroi asserragliati in una trincea vicino a Pokrovsk, che combattono per la libertà del loro Paese, sentire il Presidente degli Stati Uniti – il capitano del Mondo Libero – riferirsi a Vladimir Putin come ‘il capo’. Conati. Pensate alle decine di migliaia di vedove e orfani ucraini. Pensate ai mutilati; pensate ai civili ucraini che vivono giorno e notte nel terrore delle bombe e dei missili di Putin”.

Johnson è senza freni: “Un evento inaccettabile. Il Presidente americano – il garante ultimo mondiale della libertà e della democrazia – che parla della ‘relazione fantastica’ che ha con Putin, un dittatore che da tre anni e mezzo sta torturando l’Ucraina. È stato un momento disgustoso, perché Putin è un criminale di guerra. Le sue menzogne continue, le sue mistificazioni e la sua aggressività sono direttamente paragonabili a quelle di Hitler. Spesso si sente dire che l’obiettivo della Casa Bianca sia ‘fermare le uccisioni’ in Ucraina, come se ci fossero colpe da entrambe le parti. Sciocchezze. Il sangue di ogni russo morto in questo conflitto è sulle mani di Putin. Il sangue di ogni ucraino morto è sulle mani di Putin. Tutta la carneficina e tutta la tragedia in Ucraina sono colpa di un solo uomo: Vladimir Putin”.

Tuttavia, Johnson, in questo momento in vacanza su un’isola greca con la famiglia, non condanna in toto il suo amico Trump: “Come accade con tanti degli episodi più sgradevoli della storia della diplomazia, anche quell’incontro era giustificabile e persino necessario”, si legge sul Mail on Sunday, con un certo cerchiobottismo. “Per quanto facesse venire il voltastomaco, Trump ha fatto bene a provarci. Milioni di ucraini disgustati speravano che almeno questo leggendario ‘deal-maker’ newyorchese potesse trovare una soluzione per porre fine alla guerra – senza però sacrificare la loro libertà, sovranità e indipendenza”.

Conclude Johnson: “Donald Trump ha fatto bene a rischiare. Ma era evidente che Putin non vuole la pace, almeno non a condizioni accettabili né per gli Stati Uniti né per l’Ucraina. In Alaska Trump si è trovato faccia a faccia con la realtà. Putin vuole fondamentalmente controllare l’Ucraina, ridurla a uno stato vassallo di Mosca. L’imprenditore edile Trump ha scoperto che questa non è una questione di immobili. Non è una questione di geografia o di territorio. È la questione del diritto degli ucraini di scegliere il proprio destino come nazione libera e indipendente europea”.

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