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Il dilemma dei leader europei dopo l’invito alla Casa Bianca: come evitare la trappola di Trump

(agf)

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La chiamata di Washington per partecipare all’incontro di domani: i Volenterosi non vogliono lasciare solo Zelensky né incappare in una umiliazione mediatica
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LONDRA – Europei e britannici sono nelle mani di Donald Trump sull’Ucraina, e il momento della verità si avvicina. Il cessate il fuoco è stato affondato, tanto che Regno Unito e Alleati continentali non lo citano più neanche nei loro comunicati, nonostante fosse una richiesta capitale fino a due giorni fa. Ma la sentenza del presidente americano è stata chiara, ieri mattina, in una telefonata a tratti spigolosa con Macron, Starmer, Merz, Meloni, il segretario Nato Rutte, Von der Leyen e Costa per la Ue, il presidente finlandese Stubb e quello polacco Nawrocki, al posto del premier europeista Tusk. Perché, a quanto pare, Trump non lo vuole più nelle conversazioni transatlantiche, preferendogli il capo dello Stato “Maga”, populista e amico suo.

LONDRA – Europei e britannici sono nelle mani di Donald Trump sull’Ucraina, e il momento della verità si avvicina. Il cessate il fuoco è stato affondato, tanto che Regno Unito e Alleati continentali non lo citano più neanche nei loro comunicati, nonostante fosse una richiesta capitale fino a due giorni fa. Ma la sentenza del presidente americano è stata chiara, ieri mattina, in una telefonata a tratti spigolosa con Macron, Starmer, Merz, Meloni, il segretario Nato Rutte, Von der Leyen e Costa per la Ue, il presidente finlandese Stubb e quello polacco Nawrocki, al posto del premier europeista Tusk. Perché, a quanto pare, Trump non lo vuole più nelle conversazioni transatlantiche, preferendogli il capo dello Stato “Maga”, populista e amico suo.

I leader europei da Trump

Nelle cancellerie europee e della Nato inizia a serpeggiare il panico. Prima la convinzione che Trump “dia sempre ragione a chi gli parla per ultimo”, leggi Putin. Poi il New York Times scrive che il presidente Usa ha invitato anche i leader del Vecchio Continente con Zelensky a Washington lunedì. Fino a ieri sera, Starmer, Macron, Meloni e gli altri hanno soppesato il dilemma. Lasciare Zelensky da solo con Trump, in un potenziale remake dell’agguato allo Studio Ovale di febbraio, è un rischio madornale. Visto ciò che The Donald potrebbe imporre sulla testa del presidente ucraino, con richieste improponibili di Putin, vedi l’acquisizione di interi oblast come il Donetsk o il russo come lingua ufficiale.

Inoltre, i leader ormai sarebbero stati invitati da Trump, e non presentarsi sarebbe controproducente, visto che per loro «nessuna pace è possibile senza l’Ucraina» e che l’eventuale trilaterale Trump-Putin-Zelensky deve tenersi in Europa. Allo stesso tempo però, anche gli europei corrono lo stesso pericolo di Zelensky e a quel punto scoppierebbe uno scontro tra occidentali proprio alla Casa Bianca. Possibile, dunque, che vada solo uno degli europei a Washington in rappresentanza di tutti.

L’ottimismo sulla fine della guerra

Ma c’è anche ottimismo. Difatti, un leader generalmente cauto come Starmer si sbilancia: «La fine della guerra in Ucraina non è mai stata così vicina». Anche gli altri europei, da Merz a Stubb fino alla stessa Meloni, confermano: Trump avrebbe dato il suo ok alle garanzie di sicurezza per Kiev. «Per qualsiasi tipo di intesa», aggiunge Starmer. Non solo in chiave espansione della Difesa e dell’esercito ucraini, ma anche in una sorta di “articolo 5” a protezione dell’Ucraina. Che rimarrebbe ufficialmente fuori dalla Nato, ma che sarebbe difesa dagli Alleati, con in testa la copertura militare americana, in caso di futuri attacchi di Mosca.

È uno snodo cruciale — anche per la cosiddetta Coalizione dei Volenterosi — cui Trump aveva già accennato nelle chiamate pre-vertice in Alaska, ma che ora sembra diventare realtà. Non solo. Ad Anchorage, secondo fonti ben informate a Londra, Putin avrebbe dato anche un suo ok di massima alla presenza di truppe occidentali in Ucraina. Se fosse davvero così, sarebbe una svolta epocale e un successo di Starmer, Macron, Merz e l’altra decina di Paesi “Volenterosi” per gestire il dopoguerra dell’Ucraina.

L’Europa e il piano per l’Ucraina

Non a caso, ieri i leader della Coalizione, in un comunicato congiunto, hanno reiterato la convinzione che Kiev debba poter entrare a far parte sia della Ue che della Nato. E oggi si risentiranno in videochiamata, per affinare gli ultimi dettagli di un piano pronto da settimane, prima di un eventuale coinvolgimento sul campo dei soldati occidentali a Kiev. Che probabilmente non saranno una vera e propria forza di peacekeeping o di stazionamento in città e infrastrutture, almeno in un primo momento. Più plausibile, una forza di “rassicurazione” a sostegno delle forze ucraine e soprattutto di copertura aerea dei cieli. Di certo, avrà un “ruolo attivo” come assicurano gli stessi Volenterosi e come sottoscrive anche Meloni. Perché uno degli obiettivi della Coalizione è quello di far ritornare il prima possibile alla normalità l’Ucraina, o quello che ne rimarrà dopo le brutali richieste e mutilazioni di Putin. Una pace che così non sarebbe “giusta”, come chiedono gli europei, ma “duratura” sì.

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