ANCHORAGE – Donald Trump è arrivato ad Anchorage chiedendo il cessate il fuoco in Ucraina, con l’avvertimento che non sarebbe rimasto soddisfatto se non fosse accaduto, ma è ripartito abbracciando il piano di Vladimir Putin per un accordo di pace generale basato sulle sue pretese territoriali e non solo, rinunciando a nuove sanzioni o ad altre pressioni.
Questo è un dato di fatto acclarato, che dà la misura del fallimento diplomatico del presidente americano. Ora però resta da vedere se piegandosi all’amico del Cremlino riuscirà davvero a mettere fine alla guerra, costringendo il leader di Kiev Volodymyr Zelensky ad accettare le condizioni poste da Mosca, portandosi dietro anche gli europei, e fornendo garanzie di sicurezza per evitare che fra qualche tempo l’aggressione russa riprenda, magari mettendo nel mirino qualche Paese appartenuto al blocco sovietico ma oggi membro della Nato.
Per i palati geopolitici più raffinati, poi, è assai importante anche l’interrogativo su…
ANCHORAGE – Donald Trump è arrivato ad Anchorage chiedendo il cessate il fuoco in Ucraina, con l’avvertimento che non sarebbe rimasto soddisfatto se non fosse accaduto, ma è ripartito abbracciando il piano di Vladimir Putin per un accordo di pace generale basato sulle sue pretese territoriali e non solo, rinunciando a nuove sanzioni o ad altre pressioni.
Questo è un dato di fatto acclarato, che dà la misura del fallimento diplomatico del presidente americano. Ora però resta da vedere se piegandosi all’amico del Cremlino riuscirà davvero a mettere fine alla guerra, costringendo il leader di Kiev Volodymyr Zelensky ad accettare le condizioni poste da Mosca, portandosi dietro anche gli europei, e fornendo garanzie di sicurezza per evitare che fra qualche tempo l’aggressione russa riprenda, magari mettendo nel mirino qualche Paese appartenuto al blocco sovietico ma oggi membro della Nato.
Per i palati geopolitici più raffinati, poi, è assai importante anche l’interrogativo sulla possibilità che questa giravolta del capo della Casa Bianca, centrata sui rapporti di forza tra grandi potenze, raggiunga pure l’obiettivo accessorio di allontanare Mosca dall’abbraccio con Pechino, magari cementando la nuova fase di collaborazione con affari legati allo sfruttamento delle risorse energetiche e dell’Artico. Questo aspetto doveva essere l’oggetto della seconda sessione di colloqui venerdì alla Joint Base Elmendorf-Richardson, che è saltata per il mancato accordo sul cessate il fuoco, ma tornerebbe in voga con forza anche maggiore, se si arrivasse all’accordo di pace.
Venerdì sera Trump ha discusso gli esiti del vertice con Zelensky e gli europei, inclusa la premier italiana Meloni, annunciando così la nuova linea sul social Truth: «È stato stabilito da tutti che il miglior modo di mettere fine all’orribile guerra tra Russia e Ucraina è andare direttamente ad un accordo di pace, invece di un semplice cessate il fuoco. Zelensky verrà a Washington nell’Ufficio Ovale lunedì pomeriggio. Se funzionerà, programmeremo un incontro con Putin». Poi è andato a giocare a golf. In realtà non è stato proprio stabilito da tutti, perché gli europei invitati all’appuntamento con Zelensky hanno pubblicato un comunicato che non cita alcuni aspetti del piano. Più tardi la Cnn ha rivelato che il tycoon lavora a un vertice a tre con Zelensky e Putin entro venerdì prossimo.
Secondo il New York Times, Putin ha chiesto a Trump che l’Ucraina ceda Donetsk e Lugansk, ossia l’intero Donbass, comprese le zone oggi non occupate da Mosca. In cambio congelerebbe la linea del fronte attuale a Kherson e Zaporizhzhia; prenderebbe l’impegno scritto a non lanciare futuri attacchi contro Kiev e altri Paesi europei; accetterebbe le garanzie di sicurezza per il paese invaso. Secondo Meloni e gli europei, Trump si è impegnato a contribuire con forze americane a tali garanzie, che ricalcherebbero quelle dell’Articolo V della Nato, pur lasciando l’Ucraina fuori dall’Alleanza.
Zelensky ha fatto buon viso a cattivo gioco, anche perché non ha molte alternative, visto che il capo della Casa Bianca potrebbe ricattarlo bloccando aiuti militari ed economici, come aveva fatto dopo la lite di febbraio. Però gli chiederà come mai ha cambiato linea, rinunciando al cessate il fuoco, che favorisce Putin perché così potrà continuare l’offensiva militare. Inoltre cercherà di spiegare che cedere le parti del Donbass non occupate oggi dai russi è anche un problema di ricchezze minerarie regalate a Mosca, e soprattutto di regioni strategicamente fondamentali per garantire la difesa dell’Ucraina da future invasioni.
Donald ha ceduto a Vladimir, ma forse è quanto aveva sempre avuto in mente. A lui interessano i rapporti tra grandi potenze, gli affari possibili nel settore energetico, e allontanare la Russia dalla Cina. La guerra è un ostacolo per questi obiettivi, e se il prezzo da pagare è il sacrificio di Kiev, ne vale la pena.