Zelensky, notte da incubo adesso si prepara a resistere: “Gli alleati ci sostengano”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniKIEV – È stata un’alba buia dopo una notte da incubo. Alla luce della capitolazione di Donald Trump alle ragioni della Russia, Volodmyr Zelensky deve essersi svegliato con l’orribile sensazione di un deja vu.
Tornerà di nuovo a Washington domani e il timore che possa andare di nuovo come a febbraio, quando fu umiliato in mondovisione nella Sala Ovale dal presidente americano perché «tu non dai le carte», è tornato da ieri ad agitare i suoi sonni. In giornata il capo della Casa Bianca ha espresso un concetto simile, «la Russia è una potenza molto grande», l’Ucraina «non lo è». Trump si aspetta dal presidente ucraino che si pieghi alla sua fretta di chiudere la guerra in Ucraina a qualsiasi costo.
Il presidente americano ha buttato alle ortiche la sua stessa richiesta a Putin di un cessate il fuoco come premessa per un negoziato — chiesto anche dagli europei e da Kiev — e sostiene ora che bisogna concordare un accordo di pace e che alla fine Zelensky dovrà accettare a dare qualc…
KIEV – È stata un’alba buia dopo una notte da incubo. Alla luce della capitolazione di Donald Trump alle ragioni della Russia, Volodmyr Zelensky deve essersi svegliato con l’orribile sensazione di un deja vu.
Tornerà di nuovo a Washington domani e il timore che possa andare di nuovo come a febbraio, quando fu umiliato in mondovisione nella Sala Ovale dal presidente americano perché «tu non dai le carte», è tornato da ieri ad agitare i suoi sonni. In giornata il capo della Casa Bianca ha espresso un concetto simile, «la Russia è una potenza molto grande», l’Ucraina «non lo è». Trump si aspetta dal presidente ucraino che si pieghi alla sua fretta di chiudere la guerra in Ucraina a qualsiasi costo.
Il presidente americano ha buttato alle ortiche la sua stessa richiesta a Putin di un cessate il fuoco come premessa per un negoziato — chiesto anche dagli europei e da Kiev — e sostiene ora che bisogna concordare un accordo di pace e che alla fine Zelensky dovrà accettare a dare qualche pezzo di Ucraina. Esattamente l’ordine delle cose voluto da Putin, che in questo modo può continuare a bombardare l’Ucraina senza prendere impegni.
Secondo il New York Times, il presidente russo avrebbe insistito per avere il Donbass e congelare la linea del fronte nelle altre regioni (Zaporizhzhia e Kherson). Ma Zelensky ha escluso due giorni fa di poter cedere la regione dove dal 2014 ha costruito una robusta cintura difensiva, consapevole che in particolare Donetsk è un avamposto formidabile per sferrare attacchi futuri a ovest, verso città importanti come Kharkiv, Dnipro e per conquistare Kiev. Non a caso le truppe russe stanno cercando di sfondare lì, in questi giorni: Putin vuole convincere Trump di essere a un passo dal prendersi il Donbass.
In mattinata, soppesando palesemente ogni sillaba e non esprimendo alcun giudizio di merito sull’inconcludente summit ad Anchorage, Zelensky ha detto che «lavoriamo con il massimo sforzo per raggiungere la pace». Il presidente ucraino era già stato informato dal capo della Casa Bianca «sui punti principali della loro discussione». E si è detto disponibile a un vertice successivo a tre con Putin, precisando che «le questioni cruciali» possono essere discusse in quel formato.
La telefonata di Trump con Kiev è durata un’ora e mezza — dopo sessanta minuti la Casa Bianca ha allargato la chiamata ai leader europei e della Nato. Zelensky ha sottolineato anche su X che gli europei «vanno coinvolti a ogni passo» per fornire «garanzie per la sicurezza affidabili». Ma la conversazione sarebbe stata “difficile” secondo Axios. E in Ucraina il clima è tetro. Il quotidiano Kyiv Indipendent ha parlato di un vertice “che fa stare male”, “vergognoso” e “inutile”.
Un “dittatore ricoperto di sangue e criminale di guerra è stato ricevuto con onori da re nel Paese della libertà — mentre un attacco di droni puntava verso le nostre città”, si leggeva sul giornale online. Ciò che Trump non ha capito è che Putin prende e prende finché qualcuno non lo ferma “con la forza”. Non “negozia” sull’Ucraina, perché su di essa è “messianico”. Una delle più famose commentatrici tv, Olga Skabayeva, ha riassunto lo stato d’animo di molti ucraini: «La posizione del presidente americano è cambiata dopo che ha parlato con Putin. E ora la discussione non si focalizzerà sulla tregua, ma sulla fine della guerra. E su un nuovo ordine mondiale. Proprio come voleva Mosca».
Interpellato al telefono, Andrii Buzarov è convinto che «l’Ucraina sia stata solo parte della conversazione tra Trump e Putin». E la verità, argomenta il politologo e fondatore del think tank KyivStratPro, è che «Putin è arrivato in Alaska indebolito dalle disfatte in Siria, in Iran e nel Caucaso, dove sono stati gli americani a condurre il gioco». Eppure, il capo della Casa Bianca si è fatto ammaliare da lui. «E la ragione è molto semplice: Kiev e gli europei hanno una posizione chiara sull’Ucraina. Trump non ha alcuna posizione sull’Ucraina e oscilla di volta in volta di qua o di là». Al momento, oscilla pericolosamente verso il Cremlino. Ma secondo Buzarov la novità vera è che il fallito vertice di Anchorage «ha scavato un buco nella fiducia degli europei verso Trump».