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Bolivia al voto, si chiude l’era Morales

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Lo scontro tra l’ex presidente e il suo successore Luis Arce ha diviso il fronte socialista. La destra ne approfitta per tornare al potere
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BUENOS AIRES – In Bolivia si sta assistendo ad un cambio storico. Un cambio dovuto a un litigio, una rivalità che va avanti ormai da anni tra i due uomini politici più potenti del Paese andino. Da una parte c’è Evo Morales, leader Aymara e sindacalista, che nel 2006 è diventato il primo presidente indigeno a essere eletto in Bolivia e ha fondato il Movimiento al Socialismo (Mas), che ha governato il Paese negli ultimi vent’anni. Dall’altra c’è l’attuale presidente Luis Arce, economista ed ex ministro dell’Economia dal 2006 al 2017 durante i governi di Morales, il fautore della forte crescita economica sperimentata nel Paese durante i primi due governi guidati dal Mas.

Bolivia, Morales contro il suo “delfino”

Quando Morales si è dimesso duran…

BUENOS AIRES – In Bolivia si sta assistendo ad un cambio storico. Un cambio dovuto a un litigio, una rivalità che va avanti ormai da anni tra i due uomini politici più potenti del Paese andino. Da una parte c’è Evo Morales, leader Aymara e sindacalista, che nel 2006 è diventato il primo presidente indigeno a essere eletto in Bolivia e ha fondato il Movimiento al Socialismo (Mas), che ha governato il Paese negli ultimi vent’anni. Dall’altra c’è l’attuale presidente Luis Arce, economista ed ex ministro dell’Economia dal 2006 al 2017 durante i governi di Morales, il fautore della forte crescita economica sperimentata nel Paese durante i primi due governi guidati dal Mas.

Bolivia, Morales contro il suo “delfino”

Quando Morales si è dimesso durante una forte crisi politica nel 2019 ha scelto come successore Arce, che nel 2020 è stato eletto presidente. Da allora però Morales ha iniziato a portare avanti una lotta interna contro la persona che aveva designato come suo “delfino”, dicendo pubblicamente che Arce non era in grado di governare e che stava rovinando l’eredità lasciata dal suo partito.

Oggi Arce, che per anni ha vantato la paternità del “miracolo economico boliviano”, guida un Paese che sta affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi 20 anni, con un’inflazione annuale vicina al 20% e i prezzi degli alimenti aumentati del 30%. Mentre Morales è imputato in un processo per presunta violenza sessuale. La rivalità tra i due ha spaccato la sinistra boliviana, che è arrivata al voto per il primo turno delle presidenziali in condizioni disastrose.

La Bolivia svolta a destra

Secondo i sondaggi, una settimana fa almeno il 30% dei boliviani non sapeva per chi votare. Arce non è candidato, a Evo Morales la giustizia ha vietato di presentarsi alle elezioni. L’unico candidato di sinistra che ha possibilità di ottenere buoni risultati alle urne è Andrónico Rodríguez, attuale presidente del Senato di soli 36 anni e leader sindacalista dei contadini boliviani.

A dominare i sondaggi sono due candidati di destra, entrambi intorno al 20%. Sono Samuel Doria Medina dell’Alianza Unidad, tra gli imprenditori più importanti e ricchi del Paese, e l’ex presidente Jorge “Tuto” Quiroga. Per decidere il presidente potrebbe essere necessario il ballottaggio, il 19 ottobre.

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