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Spagna flagellata dai roghi. Il premier Sánchez: “Serve un patto sul clima”

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Oltre 70mila ettari in fumo e temperature estreme nella maggior parte del Paese. Il capo del governo lancia un progetto che lega la questione roghi a quella ambientale: “Coinvogliamo amministratori e ricercatori”
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Oltre quaranta incendi ancora attivi nelle regioni di Galizia, Estremadura e Castilla e León e temperature che nell’80 per cento della Spagna hanno raggiunto ieri picchi estremi. È stata un’ennesima giornata di emergenza, quella registrata domenica nella penisola iberica che ormai da una settimana combatte con la morsa del fuoco — anche in Portogallo soltanto nelle ultime 48 ore sono andati in fumo 64mila ettari di terreno — al punto che il capo dello Stato, re Felipe VI, ha visitato ieri l’Unità militare delle emergenze mentre il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha interrotto le vacanze estive nell’isola di Lanzarote per recarsi nelle aree del nord-est più colpite.

Il piano anti-roghi del governo

Con un bilancio…

Oltre quaranta incendi ancora attivi nelle regioni di Galizia, Estremadura e Castilla e León e temperature che nell’80 per cento della Spagna hanno raggiunto ieri picchi estremi. È stata un’ennesima giornata di emergenza, quella registrata domenica nella penisola iberica che ormai da una settimana combatte con la morsa del fuoco — anche in Portogallo soltanto nelle ultime 48 ore sono andati in fumo 64mila ettari di terreno — al punto che il capo dello Stato, re Felipe VI, ha visitato ieri l’Unità militare delle emergenze mentre il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha interrotto le vacanze estive nell’isola di Lanzarote per recarsi nelle aree del nord-est più colpite.

Il piano anti-roghi del governo

Con un bilancio che ha raggiunto tre morti e decine di feriti, migliaia di persone evacuate e 70mila ettari andati in fumo negli ultimi giorni (sono 157mila dall’inizio dell’anno), quella della Spagna è una situazione che il primo ministro ha deciso di non voler più affrontare disgiuntamente dalla questione ambientale. Per questo ieri ha annunciato dal centro di coordinamento di Orense, in Galizia, il progetto di un «patto di Stato per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico».

«Avere incendi di questa portata, avere Dane come quelle vissute in autunno, dimostra che l’emergenza climatica che colpisce il mondo sta accelerando, peggiorando, soprattutto nella penisola iberica», ha dichiarato Sánchez parlando di un progetto che coinvolgerà «le amministrazioni pubbliche, le forze politiche, la società civile, la scienza, le imprese e i sindacati». Un piano, ha ricordato provando a mettere a tacere la recente bagarre politica legata alla gestione dell’emergenza, che dovrebbe tenere da parte le «lotte partitiche e le questioni ideologiche e concentrarsi sulle prove scientifiche».

Le critiche ai soccorsi

Al centro del dibattito, come era già avvenuto per la tragica alluvione di Valencia dell’ottobre scorso, il meccanismo nazionale per il quale sono le regioni le prime a rispondere all’emergenza per poi lasciare allo Stato la valutazione di intervenire in caso di peggioramento della situazione. A governare le tre regioni più colpite è l’opposizione del Partito Popolare che ha chiesto al governo socialista rinforzi supplementari criticando Sánchez per non essere stato in grado di approvare la legge di bilancio per il 2025, con la conseguenza di cinque aerei anti-incendio in meno noleggiati nell’anno, e di aver attivato con ritardo gli aiuti europei.

Polemiche alle quali il premier ha risposto annunciando il dispiegamento di altri uomini e ringraziando Italia, Germania, Francia, Slovacchia e Olanda per gli aiuti inviati tramite il meccanismo di Protezione civile Ue. Restano però le tante domande sull’inefficienza e sui ritardi nella gestione delle operazioni antincendio che si sommano alle denunce segnalate dalla stampa spagnola di scarso coordinamento, mancanza di informazione, mezzi insufficienti e stipendi troppo bassi per i vigili del fuoco.

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