NEW YORK – La presenza dei leader europei, a Washington con Zelensky, è cruciale. Nonostante le conversazioni avute con loro, Trump in Alaska ha finito per accettare la narrativa russa e dunque bisogna spingere e ribilanciare. Per fortuna l’incontro si tiene subito dopo. Forse c’è ancora margine per prevenire scenari peggiori». Michael McFaul è l’ex consigliere per la sicurezza nazionale ed ex ambasciatore americano in Russia che fu architetto della politica di reset con Mosca di Barack Obama. Autore del saggio From cold war to hot peace, è oggi direttore del Freeman Spogli Institute a Stanford.
L’ultima volta di Zelensky alla Casa Bianca fu disastrosa...
«Trump lo associa al suo primo impeachment, le cui radici sono proprio in una telefonata fra i due. Lo ha evocato anche nella stringata conferenza stampa con Putin, parlando della “bufala russa”, a quanto pare stuzzicato da Putin che lo ha lusingato dicendo che le elezioni del 2020 le aveva vinte lui. Per questo la presenza degli eu…
NEW YORK – La presenza dei leader europei, a Washington con Zelensky, è cruciale. Nonostante le conversazioni avute con loro, Trump in Alaska ha finito per accettare la narrativa russa e dunque bisogna spingere e ribilanciare. Per fortuna l’incontro si tiene subito dopo. Forse c’è ancora margine per prevenire scenari peggiori». Michael McFaul è l’ex consigliere per la sicurezza nazionale ed ex ambasciatore americano in Russia che fu architetto della politica di reset con Mosca di Barack Obama. Autore del saggio From cold war to hot peace, è oggi direttore del Freeman Spogli Institute a Stanford.
L’ultima volta di Zelensky alla Casa Bianca fu disastrosa...
«Trump lo associa al suo primo impeachment, le cui radici sono proprio in una telefonata fra i due. Lo ha evocato anche nella stringata conferenza stampa con Putin, parlando della “bufala russa”, a quanto pare stuzzicato da Putin che lo ha lusingato dicendo che le elezioni del 2020 le aveva vinte lui. Per questo la presenza degli europei è importante: possono distoglierlo da quel pensiero, facendogli comprendere la reale portata di quel conflitto».
Come?
«Devono costringere Trump a riconsiderare il ruolo dell’Ucraina in Europa. Dopo l’incontro con Putin ha intimato a Zelensky di fare l’accordo perché “la Russia è più grande e potente”. Ebbene, i leader devono insistere sul fatto che l’Ucraina non è un piccolo Stato cui si può rinunciare ma parte di un organismo più grande che è l’Europa. Dello scambio di territori non sappiamo molto, sono uscite solo indiscrezioni: ma lasciare il Donbass come precondizione per finire la guerra è una pretesa assurda. Spero venga respinta con fermezza. Il punto cruciale resta però quello delle garanzie di sicurezza».
Prego?
«Vanno ottenute a tutti i costi, qualunque cosa ci sia sul tavolo. Non può esserci accordo di pace senza gli strumenti per garantirla. Io credo che la strada migliore sarebbe l’ingresso di Kiev nella Nato. Non accadrà, ma bisogna lavorare su qualcosa di simile».
Trump è arrivato al meeting sostenendo una posizione ed è uscito con un’altra...
«Ha una percezione sbagliata, superata, della Russia. La vede come potenza nucleare alla pari e crede che non ci sia un altro leader potente quanto Putin. Convinto pure che per i grandi e potenti le regole valgono meno: posizione moralmente e pragmaticamente inaccettabile, come insegna la Storia. Ha dimenticato o forse non conosce la lezione che Putin diede a Biden — c’ero anche io — quando si passò la mano sul viso e disse: “Sembriamo simili ma pensiamo diversamente”».
Cosa non considera?
«La Russia è indebolita. Basta pensare a com’è crollata la loro influenza in Medio Oriente, dove non sono stati capaci di proteggere i loro alleati. Al loro fianco oggi ci sono soprattutto Teheran e Pyongyang: sempre che Trump non gli spinga qualcun altro fra le braccia esagerando coi dazi. Perfino Pechino è tiepida con Mosca: si sono astenuti sulla risoluzione Onu per una pace duratura in Ucraina, mentre noi abbiamo votato contro, insieme a Russia e Israele».
Come finirà?
«Difficile dirlo. Con Trump c’è sempre il rischio di molto teatro e poca sostanza. A ora non vedo progressi. Spero di sbagliare ma andiamo nella direzione opposta ai nostri interessi oltre che a quelli dell’Ucraina. Trump sta sminuendo la reputazione degli Stati Uniti. E questo ha conseguenze sulla sicurezza nazionale. Qualcuno dice “è il costo dell’accordo”. Ma finora non ha ottenuto nulla. Siamo al limite della figuraccia personale».