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Trump: “Zelensky può porre fine alla guerra, rinunci alla Crimea e ad entrare nella Nato”

(afp)

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Il presidente Usa ha fretta e punta al summit a tre con Russia e Ucraina venerdì. Il suo inviato Witkoff in tv spinge parlando di concessioni ottenute in Alaska da Putin
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WASHINGTON – “Il presidente ucraino Zelensky può porre fine alla guerra con la Russia quasi immediatamente, se lo desidera, oppure può continuare a combattere”. Alla vigilia del vertice di oggi alla Casa Bianca, il presidente americano Trump torna a fare pressione solo sull’ospite ucraino, ignorando invece le responsabilità dell’invasore russo Putin.

Lo fa attraverso un messaggio a caratteri cubitali pubblicato sul suo social Truth, che lascia presumere cosa bisogna aspettarsi dall’incontro: “Ricordate come è iniziato tutto. Non si può più tornare indietro con la Crimea data a Obama (12 anni fa, senza che venisse sparato un colpo!), e NON SI PUÒ ENTRARE NELLA NATO DA PARTE DELL'UCRAINA. Certe cose non cambiano mai!!!”.

Il timore è che si riveli una trappola, come quella di febbraio, per mettere Zelensky in un angolo, scaricare su di lui la colpa del mancato accordo di pace con Putin, e abbandonare l’Ucraina a se stessa. La speranza è che la presenza dei leader europei eviti questa …

WASHINGTON – “Il presidente ucraino Zelensky può porre fine alla guerra con la Russia quasi immediatamente, se lo desidera, oppure può continuare a combattere”. Alla vigilia del vertice di oggi alla Casa Bianca, il presidente americano Trump torna a fare pressione solo sull’ospite ucraino, ignorando invece le responsabilità dell’invasore russo Putin.

Lo fa attraverso un messaggio a caratteri cubitali pubblicato sul suo social Truth, che lascia presumere cosa bisogna aspettarsi dall’incontro: “Ricordate come è iniziato tutto. Non si può più tornare indietro con la Crimea data a Obama (12 anni fa, senza che venisse sparato un colpo!), e NON SI PUÒ ENTRARE NELLA NATO DA PARTE DELL'UCRAINA. Certe cose non cambiano mai!!!”.

Il timore è che si riveli una trappola, come quella di febbraio, per mettere Zelensky in un angolo, scaricare su di lui la colpa del mancato accordo di pace con Putin, e abbandonare l’Ucraina a se stessa. La speranza è che la presenza dei leader europei eviti questa deriva, trasformando invece il vertice di oggi alla Casa Bianca in un esercizio costruttivo, per contrastare e possibilmente annullare i danni fatti dal capo del Cremlino nell’incontro di Anchorage con Trump, sedotto dalle abili arti dell’ex agente del Kgb.

Se così fosse, l’appuntamento a Washington si trasformerebbe nel confronto fra due approcci contrapposti alla fine della guerra: quello del presidente Usa, che puntando sulla debolezza di Kiev, le presunte concessioni di Mosca e l’impegno a fornire garanzie di sicurezza simili all’Articolo V della Nato, cercherà di spingere gli ospiti ad accettare l’appeasement voluto da Vladimir alle sue condizioni territoriali; e quello degli altri, che cercheranno di insistere sulla necessità di arrivare subito ad un cessate il fuoco, prima ancora dell’eventuale vertice a tre auspicato da Donald già per venerdì prossimo.

Parlando con la Cnn, l’inviato speciale Witkoff ha calato le carte che l’amministrazione pensa di avere nel mazzo, dopo Anchorage. Come prima cosa, "abbiamo concordato garanzie di sicurezza che definirei rivoluzionarie". Putin avrebbe accettato che "gli Usa offrano una protezione come l’Articolo V della Nato, che poi è la vera ragione per cui l’Ucraina vorrebbe entrare nell’Alleanza. E’ la prima volta che accade e cambia la partita". Si riferiva all’articolo che garantisce l’intervento a difesa di qualsiasi membro attaccato, proteggendo Kiev da future invasioni, perché se avvenissero la Russia si ritroverebbe in guerra con l’intero Occidente.

Zelensky forse ha iniziato a preparare il terreno per accettare l’accordo, dicendo che sarebbe una "decisione storica", ma il diavolo sta nei dettagli. Perché l’Articolo V in quadro Nato è chiaro: se un paese membro viene attaccato gli altri sono obbligati a difenderlo, come finora nella storia dell’Alleanza hanno fatto solo gli europei, aiutando gli Usa dopo gli attentati dell’11 settembre. Ma per un paese esterno come funzionerebbe? I soldati sul terreno li metterebbero gli europei, a partire da Gran Bretagna e Francia che li hanno già promessi, con gli Usa impegnati a fornire intelligence, armi e supporto tecnologico?

Secondo Witkoff, Putin ha fatto concessioni sulle "cinque regioni orientali", Donetsk, Lugansk, Kherson, Zaporizhzhia e Crimea, ma non ha specificato quali. E qui si rischia il corto circuito, perché "la cessione dei territori ucraini sarà discussa alla Casa Bianca", ma né Zelensky, né la presidente della Commissione europea von der Leyen hanno confermato di essere pronti ad accettare il cambiamento dei confini con la forza, come risultato di un’aggressione illegale e ingiustificata. Poi il Cremlino farà approvare una legge per rinunciare ad altri attacchi.

Il segretario di Stato Rubio ha difeso in tv Trump dal fallimento di Anchorage, dicendo che comunque non avrebbe potuto sancire "il cessate il fuoco senza l’Ucraina al tavolo", ma non lo esclude. Il presidente ha rinunciato alle "severe conseguenze" minacciate in caso di mancata tregua, perché "nel momento in cui imponi nuove sanzioni finisce il dialogo e vogliamo evitarlo". Lo scopo invece è tenere aperta la conversazione per arrivare alla pace: "Se non ci sarà, è stato chiaro sulle conseguenze, ma vorrebbe dire altri anni di guerra, distruzione e morte".

Trump oggi farà questo ragionamento prima nel bilaterale con Zelensky, e poi durante il pranzo con von der Leyen, il tedesco Merz, il britannico Starmer, il francese Macron, l’Italiana Meloni, il finlandese Stubb e il segretario della Nato Rutte. Il timore è che se obietteranno all’accordo voluto da Putin, con la cessione dell’intero Donbass in cambio del congelamento del fronte a Kherson e Zaporizhzhia, Donald li accusi di sabotare la pace, prendendola come scusa per scaricare Kiev.

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