I leader Ue in missione scortano Zelensky da Trump. “No alla cessione dei territori dell’Ucraina”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Una pace mutilata. Ecco cosa si troveranno di fronte oggi alla Casa Bianca il presidente ucraino Zelensky e i leader dei Paesi europei, accorsi con quelli Nato e Ue per sostenere la causa di Kiev e della sicurezza del Vecchio Continente. Trump farà questa offerta agli Alleati, dopo il vertice di Ferragosto in Alaska con Putin: pesanti concessioni territoriali (probabilmente tutto il Donbass e anche le intere aree di Zaporizhzhia e Kherson) in cambio della sicurezza a lungo termine del resto dell’Ucraina sempre più armata. Un «porcospino d’acciaio indigesto agli invasori», come lo ha definito ieri la presidente Ue von der Leyen a Bruxelles con Zelensky, ma amputato di circa un quarto del territorio.
Dopo un bilaterale riservato a Trump e Zelensky, dunque Starmer, Macron, Merz, Meloni, il finlandese Stubb, il capo della Nato Rutte, von der Leyen, Costa e forse un polacco tra il premier pro-Ue Tusk e il presidente “Maga” Nawrocki (dualismo tra i due), oggi si troveranno dav…
LONDRA – Una pace mutilata. Ecco cosa si troveranno di fronte oggi alla Casa Bianca il presidente ucraino Zelensky e i leader dei Paesi europei, accorsi con quelli Nato e Ue per sostenere la causa di Kiev e della sicurezza del Vecchio Continente. Trump farà questa offerta agli Alleati, dopo il vertice di Ferragosto in Alaska con Putin: pesanti concessioni territoriali (probabilmente tutto il Donbass e anche le intere aree di Zaporizhzhia e Kherson) in cambio della sicurezza a lungo termine del resto dell’Ucraina sempre più armata. Un «porcospino d’acciaio indigesto agli invasori», come lo ha definito ieri la presidente Ue von der Leyen a Bruxelles con Zelensky, ma amputato di circa un quarto del territorio.
Dopo un bilaterale riservato a Trump e Zelensky, dunque Starmer, Macron, Merz, Meloni, il finlandese Stubb, il capo della Nato Rutte, von der Leyen, Costa e forse un polacco tra il premier pro-Ue Tusk e il presidente “Maga” Nawrocki (dualismo tra i due), oggi si troveranno davanti a “The Donald”. E a un bivio decisivo per il futuro dell’Europa. Un evento senza precedenti. Dopo la videochiamata della coalizione dei Volenterosi di ieri, presieduta dagli alfieri Starmer e Macron e cui ha partecipato anche Meloni, gli europei uniti e Zelenksy hanno ripetuto i loro pilastri: pace «giusta e duratura», «nessuna cessione dei territori ucraini», «massima pressione sulla Russia attraverso le sanzioni» (il 19esimo pacchetto europeo da settembre), «nessun limite alla Difesa di Kiev», il sempre più improbabile «cessate il fuoco subito» e soprattutto «solo l’Ucraina può decidere il suo futuro».
Tuttavia, Kiev non è oggi in una posizione di forza, mentre Trump spinge per una risoluzione rapida del conflitto. Ucraini ed europei, al di là dei proclami, qualcosa saranno costretti a concedere. Ma le pretese di Mosca, circolate nelle bozze delle cancellerie, sono un affronto colossale. Macron tuona: «Putin non vuole la pace, ma la capitolazione dell’Ucraina. Se non mostriamo fermezza con la Russia, ci aspettano nuovi conflitti».
Ma è complicatissimo riconquistare i territori occupati da Putin, a meno di impiego di militari occidentali in Ucraina o di un collasso dei russi. Quindi, ecco l’esca dello zar, condita dall’offerta di Trump. Come anticipato da Repubblica nei giorni scorsi, il presidente Usa ha assicurato agli europei che fornirà «garanzie di sicurezza» all’Ucraina. Starmer, Macron, Meloni e gli altri vogliono vederci chiaro, anche perché «non ci sono dettagli sulle garanzie degli americani», ha sottolineato ieri Zelensky da Bruxelles. L’inviato statunitense Steve Witkoff ha confermato a Cnn che sarà una «sorta di articolo 5 per Kiev», pur senza aderire alla Nato: ovvero con gli Alleati (Usa inclusi) pronti a difendere militarmente l’Ucraina, se attaccata nuovamente dalla Russia.
Non solo. Secondo quanto accennato da Trump nei giorni scorsi, il presidente russo, dopo il tappeto rosso in diretta mondiale, non si sarebbe opposto all’ingresso dell’Ucraina nella Ue, che von Der Leyen e Zelensky considerano «un’altra garanzia di sicurezza». E nemmeno alla presenza di militari occidentali, in ciò che rimarrà dell’Ucraina libera. Così i Volenterosi rientrano prepotentemente in gioco: «Avremo un ruolo vitale con la nostra Multinational Force Ukraine», scrivono in un comunicato congiunto Macron e Starmer, «siamo pronti a partire appena finite le ostilità, per fornire la sicurezza a cieli e mari dell’Ucraina e rigenerare le sue forze armate».
Sarà una “forza di rassicurazione”. Non militari europei di peacekeeping nelle zone sensibili o al fronte, ma di addestramento e sostegno alla Difesa dell’Ucraina, anche di copertura aerea, affinché questa torni alla normalità il prima possibile. Tuttavia, alla luce dei diktat territoriali di Putin, tutto questo non basta. L’ultima parola spetta a Zelensky. Non solo con Trump, ma in un faccia a faccia con lo zar, che gli europei vorrebbero già venerdì. Anche perché, a passare per quelli che non vogliono la pace, Kiev e i suoi alleati non ci stanno.