Zelensky teme un’altra imboscata di Trump e spinge per il cessate il fuoco
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniKIEV – La “scorta” europea potrebbe non bastare. Donald Trump ha deciso che oggi incontrerà prima Volodomyr Zelensky per un tête-à-tête. Non ci saranno i tappeti rossi riservati a Putin. E solo dopo il faccia a faccia, i colloqui saranno allargati ai Volenterosi europei che, su pressione di Friedrich Merz, hanno deciso di accompagnare l’ucraino nella sua difficile missione a Washington. Il bis della strigliata dello Studio Ovale, insomma, non è affatto scongiurato. Tanto più che ieri gli americani hanno cercato di vendere qualche presunta concessione di Putin - non confermata dal Cremlino - come una novità che dovrebbe convincere Zelensky a cedere territori e a firmare un accordo di pace bypassando il cessate il fuoco.
Un rovesciamento dell’ordine di qualsiasi trattativa per arrivare alla pace. E che serve soprattutto a Mosca per continuare a bombardare l’Ucraina. Ieri Zelensky era a Bruxelles e dopo un incontro con Ursula von der Leyen ha cercato di fare buon viso a cattivo gioc…
KIEV – La “scorta” europea potrebbe non bastare. Donald Trump ha deciso che oggi incontrerà prima Volodomyr Zelensky per un tête-à-tête. Non ci saranno i tappeti rossi riservati a Putin. E solo dopo il faccia a faccia, i colloqui saranno allargati ai Volenterosi europei che, su pressione di Friedrich Merz, hanno deciso di accompagnare l’ucraino nella sua difficile missione a Washington. Il bis della strigliata dello Studio Ovale, insomma, non è affatto scongiurato. Tanto più che ieri gli americani hanno cercato di vendere qualche presunta concessione di Putin - non confermata dal Cremlino - come una novità che dovrebbe convincere Zelensky a cedere territori e a firmare un accordo di pace bypassando il cessate il fuoco.
Un rovesciamento dell’ordine di qualsiasi trattativa per arrivare alla pace. E che serve soprattutto a Mosca per continuare a bombardare l’Ucraina. Ieri Zelensky era a Bruxelles e dopo un incontro con Ursula von der Leyen ha cercato di fare buon viso a cattivo gioco: «Per quanto riguarda la Casa Bianca, sono ben preparato, sono in un buono stato d’animo». Ma il presidente ha anche ricordato qual è la linea di Kiev e degli europei: «Abbiamo bisogno di veri negoziati, il che significa che possono iniziare da dove si trova ora la linea del fronte». Prima la tregua, poi tutto il resto. Ieri uno spiraglio è arrivato dal Segretario di Stato americano Marco Rubio che ha puntualizzato che un cessate il fuoco «non è escluso”». Rubio, però, è una colomba nell’amministrazione, spesso schiacciato dai falchi e da Trump.
Il punto cruciale dei colloqui Ucraina-Ue-Russia-Stati Uniti restano dunque cessate il fuoco e garanzie di sicurezza. Zelensky lo ha ricordato: «Vediamo che la Russia ha respinto gli appelli a un cessate il fuoco e che non ha ancora deciso quando smetterà di uccidere». Un dettaglio che «rende più difficile la situazione». Una tregua nei combattimenti, questo il ragionamento di Kiev, consentirebbe di congelare la linea del fronte senza concedere nulla a una parte o all’altra e di condurre senza forzature un negoziato verso un trattato di pace.
Ieri pomeriggio, durante una videoconferenza a Bruxelles tra von der Leyen, Zelensky e i Volenterosi sono stati ribaditi alcuni punti fermi. Oltre alla necessità di fermare i combattimenti, mantenere le pressioni su Mosca attraverso le sanzioni e di fornire a Kiev solide garanzie per la sicurezza, gli europei hanno ribadito che spetterà solo all’Ucraina decidere eventuali cessioni di territori. Dopo la riunione, è stato il premier polacco Donald Tusk a ricordare che le pressioni «vanno esercitate sul carnefice, non sulla vittima». Ma non è il punto di vista americano.
Ieri l’inviato Usa di tutte le guerre, Steve Witkoff, ha parlato di «robuste concessioni» sulla sicurezza che sarebbero state per la prima volta accettate da Putin. E secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe acconsentito a garanzie che includerebbero un sostegno americano a un dispiegamento di forze europeo in Ucraina, anche se è improbabile che prevedano la presenza di truppe statunitensi sul terreno. Più plausibile il ritorno di un sostegno finanziario e di armi all’Ucraina. Witkoff ha anche citato l’impegno di Putin ad approvare una legge che impegni la Russia a non aggredire più l’Ucraina. Ma visti i precedenti del memorandum di Budapest e degli accordi di Minsk violati da Mosca, a Kiev viene considerata poco più di una boutade.
Zelensky ha confermato che gli Usa avrebbero «accettato di collaborare con l’Europa per fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina. Siamo grati per il segnale, rappresenta un cambiamento significativo». Ma da qui ad accettare in cambio la cessione del Donbass, della Crimea e di parti di Kherson e Zaporizhzhia a Putin e di firmare un trattato di pace che dal punto di vista di Kiev è una capitolazione, ce ne passa. Anche perché qualsiasi cessione territoriale è vietata dalla costituzione ucraina. Trump, però ha fretta di chiudere e vuole un summit a tre con Putin e Zelensky già venerdì prossimo. Da Mosca, per ora, tutto tace.