Dalle garanzie di sicurezza per Kiev al trilaterale: i punti chiave del vertice Trump-Zelensky
di Enrico FranceschiniLONDRA – “Molto fumo, poco arrosto”: il Guardian riassume così i risultati del vertice di Washington fra Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader europei. Dagli altri più autorevoli media e commentatori internazionali trapela un’analoga impressione, a metà strada fra incertezza e scetticismo. Ecco in sostanza che cosa è stato ottenuto, o meno, al summit alla Casa Bianca e cosa può succedere adesso.
Un summit Putin-Zelensky?
Dopo il vertice nella capitale americana, Trump ha scritto sul suo social Truth di avere parlato al telefono con Vladimir Putin per organizzare un summit fra il presidente russo e Zelensky, e che, dopo questo incontro bilaterale, in un luogo e una data ancora da determinare, ci dovrebbe essere un summit trilaterale fra lui, Putin e Zelensky. Il Cremlino ha confermato che Trump e Putin si sono parlati al telefono per circa 40 minuti a conclusione del vertice di Washington, ma Yuri Ushakov, un consigliere del leader russo, si è limitato …
LONDRA – “Molto fumo, poco arrosto”: il Guardian riassume così i risultati del vertice di Washington fra Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader europei. Dagli altri più autorevoli media e commentatori internazionali trapela un’analoga impressione, a metà strada fra incertezza e scetticismo. Ecco in sostanza che cosa è stato ottenuto, o meno, al summit alla Casa Bianca e cosa può succedere adesso.
Un summit Putin-Zelensky?
Dopo il vertice nella capitale americana, Trump ha scritto sul suo social Truth di avere parlato al telefono con Vladimir Putin per organizzare un summit fra il presidente russo e Zelensky, e che, dopo questo incontro bilaterale, in un luogo e una data ancora da determinare, ci dovrebbe essere un summit trilaterale fra lui, Putin e Zelensky. Il Cremlino ha confermato che Trump e Putin si sono parlati al telefono per circa 40 minuti a conclusione del vertice di Washington, ma Yuri Ushakov, un consigliere del leader russo, si è limitato a dire che potrebbe essere “utile esplorare la possibilità di alzare il livello dei rappresentanti delle delegazioni di Mosca e Kiev” in futuri negoziati, senza alcun riferimento a un faccia a faccia tra Putin e Zelensky. Il capo del Cremlino si è finora sempre opposto a incontrare il presidente ucraino. Zelensky si è invece detto disponibile, ma più che altro per dimostrare che sarebbe Putin a rifiutare di incontrarlo.
Garanzie di sicurezza per Kiev
Trump ha detto a Zelensky, nel loro breve botta e risposta con la stampa nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca prima del vertice allargato ai leader europei, che gli Stati Uniti aiuteranno a garantire la sicurezza dell’Ucraina nell’ambito di un accordo per mettere fine alla guerra. Non ha parlato di “boots on the ground”, ovvero di soldati americani stazionati in Ucraina, notando che l’Europa offrirà “la prima linea di difesa”, ma ha aggiunto che gli Usa “saranno coinvolti”, senza specificare come. “Daremo a Kiev una buona protezione”, ha affermato. Nonostante la vaghezza, si tratta dell’impegno più serio preso da Trump per un coinvolgimento americano a garanzia di una futura sicurezza ucraina, ossia per proteggerla dalla minaccia di una nuova aggressione della Russia dopo un eventuale cessate il fuoco e/o accordo di pace.
E Trump ha aggiunto che Putin, al loro summit in Alaska, ha accettato l’idea di garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Ma non è chiaro di cosa si tratti in concreto. Nel suo post sul social Truth, il presidente americano ha successivamente accennato soltanto a un “coordinamento” Usa della sicurezza ucraina, mentre i leader europei, anche in passato, hanno richiesto un “backstop”, termine che allude perlomeno a copertura aerea, intelligence e assistenza militare. Quanto al Cremlino, per ora continua a opporsi risolutamente a qualsiasi presenza di truppe di Paesi della Nato in Ucraina, il che escluderebbe una “linea di difesa” non solo di soldati o consiglieri militari americani ma pure dei due Paesi, Regno Unito e Francia, che si sono già detti disposti a inviarne.
Scambio di territori
È emerso ben poco su questo punto al summit di Washington, rispetto alle indiscrezioni circolate dopo quello in Alaska, dove Trump ha evocato uno “scambio di territori”, con un “doloroso sacrificio” per entrambi i Paesi. In sostanza, Putin pretende che l’Ucraina si ritiri dal 30 per cento del Donbass ancora sotto il controllo di Kiev, in cambio della cessazione delle ostilità, che congelerebbe la linea del fronte anche in Ucraina orientale, fino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia occupata dai russi, e naturalmente fino alla Crimea, che la Russia occupa dall’invasione del 2014.
Non si capisce perciò quali territori la Russia darebbe “in cambio” all’Ucraina: l’unica contropartita sembra essere politico-militare, la concessione di vaghe garanzie di sicurezza all’Ucraina. Ma gli Stati Uniti, e la stessa Russia, si impegnarono a proteggere la sicurezza, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina anche nell’accordo firmato nel 1994, quando Kiev consegnò a Mosca le centinaia di missili nucleari stazionati sul suo territorio prima del crollo dell’Unione Sovietica (se li avesse tenuti, sarebbe stata la terza maggiore potenza nucleare al mondo ed è improbabile che il Cremlino avrebbe osato attaccarla): ciononostante, la Russia ha poi invaso due volte l’Ucraina e, perlomeno nell’invasione del 2014, l’America non ha mosso un dito per impedirlo, a parte modeste sanzioni commerciali e proteste a parole.
Cessate il fuoco
Trump ha nuovamente sminuito l’importanza di un cessate il fuoco, contrariamente a quanto lui stesso chiedeva fino al giorno prima del summit in Alaska. “Io faccio gli accordi di pace, non i cessate il fuoco”, ha detto il presidente americano, “non penso che in Ucraina sia necessario avere un cessate il fuoco prima di un accordo di pace”. Ma il cancelliere tedesco Merz, uno dei leader europei che hanno partecipato al vertice, ha continuato a chiederlo: “Non riesco a immaginare che avvenga un altro summit (allusione a quello che dovrebbe avere luogo prossimamente fra Putin e Zelensky, ndr.) senza un cessate il fuoco, dunque continuiamo a premere sulla Russia affinché lo accetti”.
Trappola evitata
Un risultato sicuro del summit è che non c’è stata una ripetizione della trappola in cui Zelensky era caduto nella sua precedente, disastrosa visita alla Casa Bianca in febbraio, quando Trump e Vance lo avevano attaccato in diretta tivù con un’aggressività mai vista in pubblico. Stavolta l’atmosfera del suo bilaterale con Trump è stata abbastanza calorosa. Il presidente americano lo ha perfino complimentato per il suo abito scuro, mentre nell’incontro di febbraio lo aveva preso in giro perché indossava come d’abitudine una uniforme militare e il vicepresidente Vance l’aveva giudicata una mancanza di rispetto.
Da questo punto di vista, un passo avanti, che fa seguito ai progressi già evidenziati dal breve colloquio fra Trump e Zelensky nella cattedrale di San Pietro a margine dei funerali di papa Francesco in primavera. Ma Trump cambia notoriamente umore e idee molto spesso. E la dice lunga il fatto che, per dare man forte a Zelensky, mezza dozzina di leader europei si siano sentiti in dovere di accompagnarlo a Washington per fargli da scudo.