Hamas, ok alla proposta di tregua. Ma Israele fa evacuare Gaza City
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – Quando nella Striscia l’esercito israeliano è ormai pronto a occupare militarmente Gaza City, ecco arrivare un segnale inaspettato da Hamas. Il movimento islamista palestinese ha accettato senza condizioni una nuova bozza di accordo per la tregua, questa presentata non dagli Stati Uniti ma dai mediatori di Egitto e Qatar. «La proposta nasce dal precedente piano americano», spiega il capo dell’intelligence egiziana, Diaa Rashwan. «Ora la palla torna nel campo di Israele». Che però, a giudicare dalle prime reazioni di Netanyahu e dei suoi ministri, non sembra propenso a giocarla, quella palla.
Negli ultimi mesi la cronaca dei negoziati sul cessate il fuoco a Gaza è stata, e continua a essere, disorientante. Per dire: Netanyahu ha passato la scorsa settimana a ribadire di non essere più interessato a un accordo parziale e di non voler discutere di niente che non sia il rilascio immediato di tutti i 20 ostaggi ancora in vita, il disarmo delle Brigate al Qassam e l’affid…
GERUSALEMME – Quando nella Striscia l’esercito israeliano è ormai pronto a occupare militarmente Gaza City, ecco arrivare un segnale inaspettato da Hamas. Il movimento islamista palestinese ha accettato senza condizioni una nuova bozza di accordo per la tregua, questa presentata non dagli Stati Uniti ma dai mediatori di Egitto e Qatar. «La proposta nasce dal precedente piano americano», spiega il capo dell’intelligence egiziana, Diaa Rashwan. «Ora la palla torna nel campo di Israele». Che però, a giudicare dalle prime reazioni di Netanyahu e dei suoi ministri, non sembra propenso a giocarla, quella palla.
Negli ultimi mesi la cronaca dei negoziati sul cessate il fuoco a Gaza è stata, e continua a essere, disorientante. Per dire: Netanyahu ha passato la scorsa settimana a ribadire di non essere più interessato a un accordo parziale e di non voler discutere di niente che non sia il rilascio immediato di tutti i 20 ostaggi ancora in vita, il disarmo delle Brigate al Qassam e l’affidamento della Striscia a un governo «che non sia né Hamas né l’Autorità nazionale palestinese». Ancora ieri, nel mezzo dei colloqui per la pace in Ucraina, il presidente americano Trump ha scritto su Truth che gli ostaggi ancora nelle mani dei sequestratori «saranno liberati una volta che Hamas sarà affrontata e distrutta», a conferma del pieno sostegno della Casa Bianca al piano di Israele di occupare quel che resta della Striscia e di far evacuare più di un milione di gazawi nel sud, ammassandoli a Rafah. Da fonti locali palestinesi, poi, arrivano notizie di carri armati che starebbero già entrando nel quartiere di Sabra, a Gaza City, per circondare una zona dove ci sono una scuola Unrwa e una clinica. Eppure, in qualche modo, si torna a parlare di negoziato.
La proposta accettata da Hamas prevede 60 giorni di tregua, durante i quali 10 ostaggi vivi e 18 morti saranno riconsegnati in cambio della liberazione di 140 detenuti palestinesi condannati all’ergastolo e altri 60 con pene superiori a 15 anni. Mentre le parti cercheranno l’accordo per la fine definitiva della guerra, per due mesi l’esercito israeliano sarà chiamato a ritirarsi in una fascia cuscinetto ampia un chilometro a nord e a est di Gaza, con l’eccezione di Beit Lahiya e Shujaiyya. «Sostanzialmente, è al 98 per cento il piano Witkoff», riferisce una fonte diplomatica americana al sito Axios.
La risposta di Israele, come detto, è fredda. Pur accettando di prendere in considerazione anche quest’ultima bozza, Netanyahu specifica di aver ordinato il completamento della missione a Gaza e commenta: «Hamas è sotto un’enorme pressione». Il ministro della Difesa, Israel Katz, aggiunge: «Hamas è disposta a discutere solo perché teme che conquisteremo Gaza City, il fulcro del suo potere». E il ministro dell’ultradestra, Itamar Ben-Gvir, ricorda a entrambi che il governo «non ha il mandato per un accordo parziale». A sollecitare Hamas sulla nuova bozza è stata la visita al Cairo del primo ministro del Qatar, Mohammed Al Thani, che ha incontrato il direttore dell’intelligence egiziana, rappresentanti dell’Autorità palestinese e della Jihad islamica. «Per il dopo guerra a Gaza la soluzione migliore è un governo affidato a un comitato che amministri la Striscia sotto l’Olp e l’Anp», ha detto il primo ministro Mohammed Mustafa. Tutto il contrario di ciò a cui punta Netanyahu.