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Myanmar, a dicembre le prime elezioni dal colpo di Stato del 2021: “Voto farsa per legittimarsi”

Una dimostrazione delle macchine che verranno usate per il voto (afp)

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La giunta militare ha annunciato la prima fase delle votazioni per il 28 dicembre. Ma con gran parte dei legislatori democratici in prigione o in esilio, e mentre continuano le repressioni e gli attacchi dell’esercito contro i civili, il voto non potrà mai essere considerato libero o credibile
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Nel Myanmar devastato dalla guerra civile e ulteriormente provato dal terremoto di magnitudo 7,7 dello scorso marzo, la giunta militare al potere tenta di legittimarsi annunciando le prime elezioni dal colpo di Stato del 2021. Il voto, previsto a partire dal 28 dicembre e suddiviso in più fasi, è considerato da molti osservatori una farsa: uno strumento per consolidare il potere dei generali e cercare un riconoscimento internazionale.

Nel tentativo di dare l’impressione di seguire basi democratiche, la giunta al potere ha revocato lo stato di emergenza imposto nel 2021 e ha formato un'amministrazione provvisoria per governare il paese fino alla formazione di un nuovo parlamento in seguito a un voto nazionale. “Un cambiamento estetico”, avvertono gli analisti, per ottenere l’approvazione della comunità internazionale.

Alle elezioni sono registrati oltre 60 partiti, secondo la Commissione elettorale dell’Unione, tra cui il Partito dell’Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo, braccio …

Nel Myanmar devastato dalla guerra civile e ulteriormente provato dal terremoto di magnitudo 7,7 dello scorso marzo, la giunta militare al potere tenta di legittimarsi annunciando le prime elezioni dal colpo di Stato del 2021. Il voto, previsto a partire dal 28 dicembre e suddiviso in più fasi, è considerato da molti osservatori una farsa: uno strumento per consolidare il potere dei generali e cercare un riconoscimento internazionale.

Nel tentativo di dare l’impressione di seguire basi democratiche, la giunta al potere ha revocato lo stato di emergenza imposto nel 2021 e ha formato un'amministrazione provvisoria per governare il paese fino alla formazione di un nuovo parlamento in seguito a un voto nazionale. “Un cambiamento estetico”, avvertono gli analisti, per ottenere l’approvazione della comunità internazionale.

Alle elezioni sono registrati oltre 60 partiti, secondo la Commissione elettorale dell’Unione, tra cui il Partito dell’Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo, braccio politico dei militari. Ma alla Lega Nazionale per la Democrazia, il partito della leader deposta Aung San Suu Kyi — in carcere dal golpe e vincitrice a larga maggioranza delle ultime elezioni libere — è stato vietato di partecipare. Proprio presunti “brogli” nelle elezioni del 2020, mai confermati dagli osservatori indipendenti, furono il pretesto utilizzato dal generale Min Aung Hlaing per giustificare la presa del potere.

La giunta dichiara ora di voler costruire “un autentico sistema democratico multipartitico disciplinato” e “un’unione basata su democrazia e federalismo”. Ma con gran parte dei legislatori democratici in prigione o in esilio, e mentre continuano le repressioni e gli attacchi dell’esercito contro i civili, il voto non potrà mai essere considerato libero o credibile.

Porzioni rilevanti del Paese restano sotto il controllo di gruppi di resistenza armata e di minoranze etniche, decisi a impedire lo svolgimento delle elezioni. Il Governo di Unità Nazionale, amministrazione in esilio che si considera legittima rappresentanza del Myanmar, ha invitato i cittadini a boicottare il voto, definendo illegittima l’autorità della giunta.

In vista del processo elettorale, è stata approvata una nuova legge che prevede pene severissime: chiunque cerchi di ostacolare, protestare o interrompere il voto rischia la condanna a morte. Un segnale evidente di come i generali stiano cercando di consolidare con la forza il proprio controllo anche sulle aree del Paese che sfuggono ancora alla loro autorità. Tanto che negli ultimi mesi si sono intensificati gli sforzi per consolidare il proprio potere nelle aree controllate dai ribelli con nuovi attacchi e imponendo una legge marziale che conferisce all’esercito maggiori poteri nelle roccaforti della resistenza.

Per l’Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale (Idea), organizzazione intergovernativa che supporta e rafforza le istituzioni e i processi democratici nel mondo con sede a Stoccolma, queste misure sono concepite “per reprimere il dissenso, impedire una partecipazione politica significativa e proseguire la campagna di violazioni dei diritti umani della giunta contro il popolo del Myanmar, rafforzando l'illegittimità delle prossime elezioni e l'elevato rischio di violenza”.

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