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L’Ucraina: pioggia di fuoco nelle ore della trattativa. Altri otto morti tra i civili

AFP PHOTO / UKRAINIAN EMERGENCY SERVICE

 

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Attacco russo con 270 droni e dieci missili in varie regioni, difese aeree sempre più vulnerabili, richiesti i Patriot americani. Battaglia lungo la linea di contatto, controffensiva nel Donetsk
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KIEV – La Russia sarà anche «dieci volte» l’Ucraina, una «potenza», come ha tuonato ieri Donald Trump. Ma la guerra più importante e più sanguinosa che Vladimir Putin abbia mai scatenato da quando la governa con il pugno di ferro non fa onore a quelle proporzioni.

Da quasi tre anni a questa parte, da novembre del 2022, Mosca ha conquistato meno dell’1’% del territorio ucraino, per l’esattezza lo 0,96%. In questi oltre mille giorni di duello tra Davide e Golia, le truppe russe sono riuscite a catturare 5.842 km quadrati di Ucraina, stando alla più recente indagine di DeepState. Non esattamente un’avanzata trionfale. Novembre del 2022, è appena il caso di ricordarlo, era il momento in cui l’Ucraina aveva appena riconquistato ampie fette di territorio occupato nei primi mesi di guerra dalle truppe di Putin e liberato città importanti come Kherson. Da allora è cominciato il grande stallo a est.

In questi giorni Putin ha ricominciato a fare pressioni sul campo per poter raccontare a Trum…

KIEV – La Russia sarà anche «dieci volte» l’Ucraina, una «potenza», come ha tuonato ieri Donald Trump. Ma la guerra più importante e più sanguinosa che Vladimir Putin abbia mai scatenato da quando la governa con il pugno di ferro non fa onore a quelle proporzioni.

Da quasi tre anni a questa parte, da novembre del 2022, Mosca ha conquistato meno dell’1’% del territorio ucraino, per l’esattezza lo 0,96%. In questi oltre mille giorni di duello tra Davide e Golia, le truppe russe sono riuscite a catturare 5.842 km quadrati di Ucraina, stando alla più recente indagine di DeepState. Non esattamente un’avanzata trionfale. Novembre del 2022, è appena il caso di ricordarlo, era il momento in cui l’Ucraina aveva appena riconquistato ampie fette di territorio occupato nei primi mesi di guerra dalle truppe di Putin e liberato città importanti come Kherson. Da allora è cominciato il grande stallo a est.

In questi giorni Putin ha ricominciato a fare pressioni sul campo per poter raccontare a Trump la colossale bugia che è a un passo dalla conquista del Donbass. Proprio lì, in Donetsk, nell’area di Dobropillia, dove le truppe russe erano riuscite a penetrare la scorsa settimana con una sorta di avanguardia a “V”, gli ucraini sono riusciti negli ultimi giorni a respingere i battaglioni di Putin, a sbaragliare i militari e a riconquistare ampie fette di terreno. A dimostrazione di quanto siano fragili le conquiste di entrambe le parti sulla lunghissima linea di contatto. Paragonata non a caso alle micidiali trincee della Prima guerra mondiale. Il fronte è più o meno immobile da tre anni.

Certo, la novità è che Mosca sta di nuovo prendendo di mira l’intera Ucraina e che massicci attacchi si stanno concentrando su aree che vanno al di là delle quattro regioni più martoriate — Kherson, Zaporizhzhia, Lugansk e Donetsk — ossia in zone a metà strada tra il fronte e Kiev. Nella notte tra domenica e lunedì la Russia ha lanciato 270 droni shahed, 5 missili balistici Iskander, 5 missili da crociera, in gran parte respinti dalla contraerea ucraina e concentrati soprattutto nella regione di Poltava. Otto i civili uccisi, 54 i feriti.

A Kiev, nelle ore successive al pomposo quanto fumoso vertice alla Casa Bianca, ci si chiede soprattutto quali saranno le garanzie per la sicurezza dell’Ucraina, se il conflitto venisse congelato o finisse. E due diplomatici di lungo corso riassumono il clima che si respira anche nelle principali cancellerie europee, dopo gli incredibili quanto inconcludenti show tra Alaska e Washington del presidente americano, con sei parole: «Nessuno si fida più di Trump».

Gli americani, però, sono indispensabili, questo lo sanno anche gli ucraini che senza i satelliti di Trump sarebbero ciechi e sordi, sul campo. E dopo l’ennesimo schiaffo incassato ieri dal presidente americano, che ha escluso la partecipazione di truppe americane su suolo ucraino, l’urgenza di rafforzare anzitutto l’esercito ucraino è diventata una priorità assoluta.

Ecco perché Volodymyr Zelensky avrebbe insistito tanto, nel faccia a faccia con Trump ma anche pubblicamente, sui sistemi di difesa Patriot. L’unico sostegno americano su cui Kiev potrebbe contare in futuro è uno scudo aereo. E, vista l’erraticità di Trump, va aggiunto: forse.

«Molto peso ricadrà sugli europei» ha precisato il presidente americano prima dei colloqui alla Casa Bianca, a proposito della futura difesa ucraina. Nei prossimi giorni americani ed europei cercheranno di elaborare una deterrenza credibile, per scongiurare futuri attacchi all’Ucraina. E non sarà certo facile organizzarla lungo una frontiera lunga centinaia e centinaia di chilometri.

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