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Crosetto: “L’articolo cinque più efficace dei Volenterosi. Potrà intervenire la Nato”

(agf)

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Il ministro della Difesa: “Se i russi lo accetteranno potrebbero non avere truppe di altri Paesi, per di più europei, ai loro confini”
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Ministro Guido Crosetto, dopo il vertice di Washington la pace è più vicina. O, come sostiene Macron, resta scettico sulla volontà di Putin di fermarsi?

«La politica ha il dovere di non essere scettica. Di insistere ed essere ottimista sulla possibilità di cambiare le cose. Deve credere nel fatto che la pace sia raggiungibile nel più breve tempo possibile. Ed è molto positivo ciò che è accaduto a Washington. Intanto perché a tutti, anche agli americani, è sempre più chiara la realtà sul campo. E poi perché gli europei si sono coordinati, hanno costruito una linea comune e deciso di percorrerla tutti assieme. Non mi sembra poco».

Se però entriamo nel dettaglio del possibile accordo, le cose si complicano. Ad esempio, perché Zelensky dovrebbe cedere la porzione di Donbass che ancora detiene? Quello per cui sono morti centinaia di migliaia di ucraini?

«Partiamo dall’inizio: la linea è quella di garantire la sicurezza dell’Ucraina. Non era un impegno scontato, soprattutto da parte degli …

Ministro Guido Crosetto, dopo il vertice di Washington la pace è più vicina. O, come sostiene Macron, resta scettico sulla volontà di Putin di fermarsi?

«La politica ha il dovere di non essere scettica. Di insistere ed essere ottimista sulla possibilità di cambiare le cose. Deve credere nel fatto che la pace sia raggiungibile nel più breve tempo possibile. Ed è molto positivo ciò che è accaduto a Washington. Intanto perché a tutti, anche agli americani, è sempre più chiara la realtà sul campo. E poi perché gli europei si sono coordinati, hanno costruito una linea comune e deciso di percorrerla tutti assieme. Non mi sembra poco».

Se però entriamo nel dettaglio del possibile accordo, le cose si complicano. Ad esempio, perché Zelensky dovrebbe cedere la porzione di Donbass che ancora detiene? Quello per cui sono morti centinaia di migliaia di ucraini?

«Partiamo dall’inizio: la linea è quella di garantire la sicurezza dell’Ucraina. Non era un impegno scontato, soprattutto da parte degli Stati Uniti. Ora si fa sempre più strada l’ipotesi di Meloni su un meccanismo basato sull’articolo 5. È una delle possibili soluzioni e non è incompatibile con quella dei Volenterosi. Si possono realizzare entrambe».

Ci torniamo tra poco. Intanto mi dica del Donbass.

«I russi hanno un elefante dentro al salotto. Nel 2022 Putin ha ottenuto dalla Duma di cambiare la Costituzione per annettere quattro province ucraine, pur non controllandone alcune porzioni. Adesso ha capito che non può conquistare tutto il Donbass. È la regione più fortificata. Se volesse ottenerla con la guerra, avrebbe bisogno di sforzi militari, di produzione e di sacrifici umani pazzeschi. Ci vorrebbero anni. Ecco perché sta dicendo: rinuncio alla conquista totale di due delle quattro province, cioè Zaphorizhzhia e Kherson, ma datemi il Donbass. Ma vorrebbe dire comunque smentire la modifica della Costituzione».

E perché Zelensky dovrebbe cedere ciò che del Donbass ancora possiede?

«Penso sarebbe impossibile farlo, per l’Ucraina. Perché quella linea del fronte è la loro linea Maginot, la prima difesa del Paese dall’attacco russo. È piena di fortificazioni, si concentrano i migliori uomini. Cedere, per Kiev, significherebbe sacrificare la difesa futura. Ed è proprio per questa situazione di stallo che i russi si dicono pronti a trattare. Non a caso Lavrov dice: “Non è questione di territori”. Questo ci fa sperare».

Torniamo all’articolo 5. Come funzionerebbe?

«È un impegno di sicurezza che si assumerebbero le nazioni. L’idea di Meloni, discussa anche ieri, è che possa essere la Nato - come alleanza difensiva – ad assicurare a un Paese esterno come l’Ucraina la sua protezione. In alternativa, potrebbero impegnarsi a farlo singole nazioni. Si sceglierà il meccanismo migliore. Di certo, con la Nato, si garantirebbe una deterrenza superiore».

Quindi lei dice: sarebbe la Nato a difendere l’Ucraina, partendo dai confini europei, senza che Kiev aderisca?

«Con ciò che prevede l’articolo 5, e cioè la difesa aerea, navale e terrestre dell’alleanza».

Se la Russia attacca, ci sarebbe un conflitto più vasto.

«La pace si basa quasi sempre sul principio di deterrenza: non ti attacco perché non vincerei».

E perché Putin dovrebbe accettare una sorta di Nato bis ai suoi confini?

«Perché l’Ucraina non entrerebbe nella Nato, con tutto ciò che comporta esserne membro. La Nato interverrebbe solo per difendere da un’aggressione. E poi, per molte altre ragioni. Non ultima quella che in Russia sia ciò che resta di opinione pubblica, sia gli oligarchi ed il mondo produttivo, premono per eliminare le sanzioni e riaprire rapporti. Poi, perché otterrebbe uno spazio politico e di influenza superiore. Almeno formalmente, tratta da pari con gli Stati Uniti recuperando un ruolo da superpotenza, riacquisendo influenza nel vecchio continente e comprando tempo. Non dimentichiamo che nei calcoli russi quella Ucraina doveva essere una guerra lampo».

Francia e Regno Unito però dicono: l’articolo 5 non basta. E vogliono inviare truppe di volenterosi sul terreno. Un errore o una buona idea?

«Continuo a dire da mesi: vediamo le condizioni della tregua. Una di queste, se i russi accetteranno l’articolo 5, potrebbe essere quella di non avere truppe di altri paesi, per di più europei, in Ucraina».

L’Italia sembra non sia disposta a partecipare, in ogni caso. È così anche se oggi gli americani incontreranno i volenterosi – a livello di Stati maggiori – per coordinare le prossime mosse?

«Più che un incontro dei volenterosi, a me risulta un incontro tra i capi di stato maggiore delle nazioni che si sono incontrate a Whashington. Noi ci saremo con il generale Portolano che ho autorizzato a partecipare. Detto questo, la nostra linea non cambia. Per noi, qualcosa che riprenda l’articolo 5 pare una protezione adeguata. E non permette ai russi di dire: mandate truppe ai confini, state provocando di nuovo».

Scusi se insisto: se i volenterosi fanno parte dell’accordo con Putin, perché non partecipare?

«Quando ci saranno tutte le condizioni, decideremo cosa fare. Ad oggi la proposta sul campo che ha più peso è quella di Meloni.

La partecipazione dell’Italia al tavolo di Washington non era scontata. E penso sia più un riconoscimento a Giorgia, che al Paese».

Se Trump ferma la guerra, merita il Nobel della pace, nonostante abbia minato molte regole su cui si fonda l’equilibrio globale?

«Non ho pregiudizi. Se hanno dato il premio a Obama per una pace che non ho neanche capito quale fosse, allora dico: se fermasse la guerra a Gaza e in Ucraina, gli darei anche due Nobel. In ogni caso...».

Dica.

«Questo percorso di dialogo tra Europa e Stati Uniti ha avuto come collante Giorgia Meloni. Senza la sua presenza, pazienza, umiltà e preparazione non saremmo arrivati a questo punto. In questa vicenda ha fatto un pezzo di storia».

Dichiarazione impegnativa, ministro. Vale anche se l’Italia restasse fuori dai volenterosi?

«Restare fuori sostenendo ha consentito finora a Meloni di rimanere centrale. E il fatto che Kiev e Washington abbiamo proposto come sede dei colloqui Roma lo dimostra. Poi, in futuro, vedremo cosa sarà più saggio fare».

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