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Cercasi sede per il summit Putin-Zelensky: l’Europa spinge per Ginevra ma Mosca provoca

(ansa)

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Macron candida la città svizzera, lo zar “invita” al Cremlino il presidente ucraino, che rifiuta. La Casa Bianca punta su Budapest e l’amico Orbán
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LONDRA – Il dove e il quando restano ancora da stabilire, ma del summit Putin-Zelensky, da allargare in un secondo tempo a Trump, si parla già come di un evento certo, certissimo, anzi… probabile, per dirla con il titolo di un vecchio film della commedia all’italiana. In questo caso, però, non c’è nulla da ridere: e i contrasti sulla località in cui tenere l’incontro bilaterale e trilaterale potrebbero essere una classica strategia del Cremlino per dare l’impressione di essere disposto a negoziare la pace, mentre in realtà vuole soltanto proseguire la guerra.

Di certo c’è che ieri è stata la giornata del “totovertice”: Mosca, Ginevra, Budapest, Doha, senza escludere neppure Roma, le sedi proposte dai leader politici e citate dalle indiscrezioni. Per la data, l’intenzione o la speranza sarebbe di farlo «entro fine agosto», suggerisce il segretario di Stato americano Marco Rubio: non così presto come aveva immaginato inizialmente Trump, indicando addirittura questo venerdì, ossia d…

LONDRA – Il dove e il quando restano ancora da stabilire, ma del summit Putin-Zelensky, da allargare in un secondo tempo a Trump, si parla già come di un evento certo, certissimo, anzi… probabile, per dirla con il titolo di un vecchio film della commedia all’italiana. In questo caso, però, non c’è nulla da ridere: e i contrasti sulla località in cui tenere l’incontro bilaterale e trilaterale potrebbero essere una classica strategia del Cremlino per dare l’impressione di essere disposto a negoziare la pace, mentre in realtà vuole soltanto proseguire la guerra.

Di certo c’è che ieri è stata la giornata del “totovertice”: Mosca, Ginevra, Budapest, Doha, senza escludere neppure Roma, le sedi proposte dai leader politici e citate dalle indiscrezioni. Per la data, l’intenzione o la speranza sarebbe di farlo «entro fine agosto», suggerisce il segretario di Stato americano Marco Rubio: non così presto come aveva immaginato inizialmente Trump, indicando addirittura questo venerdì, ossia dopodomani; ma nemmeno tanto tardi, nel tragico tempo di un conflitto che dura ormai da tre anni e mezzo e per adesso, fra un vertice e l’altro, non accenna a concludersi, continuando a spargere sangue e dolore.

Due fonti a conoscenza della telefonata di lunedì sera fra Trump e Putin dicono che il presidente russo «ha menzionato Mosca» come luogo del summit con Zelensky, aggiungendo che, quando il capo della Casa Bianca glielo ha riferito, il presidente ucraino ha subito «risposto di no»: poco da meravigliarsi che non voglia andare nella bocca del leone o, meglio, dell’orso che sta provando a stritolare il suo Paese. Vera o falsa che sia l’indiscrezione, una proposta ufficiale è venuta da Emmanuel Macron: Ginevra, la città della Croce Rossa, neutrale per eccellenza, dove già si svolse a metà anni Ottanta il primo summit per sciogliere il ghiaccio fra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov (e all’ultimo momento si sciolse, grazie a una provvidenziale chiacchierata davanti al caminetto). La Svizzera ha risposto positivamente, facendo sapere al presidente francese che, se la proposta venisse accettata dalle due parti, sarebbe pronta a dare l’immunità a Putin, in modo che il presidente russo non tema di vedere eseguito, appena messo piede nella confederazione elvetica, il mandato d’arresto della Corte Internazionale dell’Aia per i crimini di guerra commessi dalle sue truppe in Ucraina. Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha detto che Ginevra «potrebbe essere la scelta giusta per il vertice», sebbene rimanga valida l’ipotesi di Roma, già avanzata dalla premier Giorgia Meloni per il summit Trump-Putin, prima che si decidesse di per l’Alaska: lo zar di Mosca non rischierebbe le manette nemmeno in Italia, perché non è stata avviata la procedura del mandato d’arresto.

Ma non è finita, perché fra le capitali in lizza gira pure Budapest: anche questa, come Mosca, sembra una provocazione, gettata nel piatto dal premier Viktor Orbán, il migliore amico di Putin nell’Unione europea e il più ostile ad accogliere l’Ucraina nella Ue. Anche se secondo Politico sarebbe la sede preferita dalla Casa Bianca. Negli ambienti diplomatici si fa, infine, il nome di Doha: la capitale di quel Qatar amico di tutti, come ha dimostrato nel ruolo di mediatore fra Israele e Hamas. In realtà, quando ci sono così tante ipotesi, viene il sospetto che nessuna sia destinata a concretizzarsi. L’Alaska in fondo è stata una sorpresa: potrebbe esserci una sede a sorpresa anche per il summit Putin-Zelensky. Ammesso che ci sarà un summit fra Putin e Zelensky: perché il Cremlino, finora, ha risposto all’invito di Trump dicendosi solo disposto ad «alzare il livello dei rappresentanti» nelle delegazioni della trattativa (peraltro in sospeso) fra Mosca e Kiev.

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