L’ex vicepremier: “Errore cedere territori ucraini al nemico, c’è il rischio di proteste di piazza”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniIvanna Klymbush-Tsyntsadze
KIEV – Ivanna Klymbush-Tsyntsadze è «perplessa» dopo i colloqui a Washington: l’ex vicepremier ucraina non vede da parte dell’Occidente delle garanzie per la sicurezza che possano essere un vero deterrente per la Russia. E sull’ipotesi di cessioni territoriali avverte: «rischieremmo disordini sociali, esattamente quello che vuole Putin».
Cosa pensa del vertice di Washington?
«È ancora presto ma sono perplessa. Quali sono le garanzie per la sicurezza annunciate dagli americani prima dei colloqui? Che gli Stati Uniti ci venderanno armi, ok. Ma non è sufficiente. Non c’è alcuna garanzia che qualcuno stazionerà le truppe qui in Ucraina, e gli americani mi pare lo escludano. Non riesco a considerare una soluzione il simil-articolo 5 del Trattato della Nato».
Perché?
«Siamo sicuri che gli italiani o i tedeschi sarebbero disposti a mandare le truppe qui in Ucraina ogni volta che ci attaccassero i russi? È plausibile una soluzione del genere? Io continuo a pensare che l’unico, vero deter…
KIEV – Ivanna Klymbush-Tsyntsadze è «perplessa» dopo i colloqui a Washington: l’ex vicepremier ucraina non vede da parte dell’Occidente delle garanzie per la sicurezza che possano essere un vero deterrente per la Russia. E sull’ipotesi di cessioni territoriali avverte: «rischieremmo disordini sociali, esattamente quello che vuole Putin».
Cosa pensa del vertice di Washington?
«È ancora presto ma sono perplessa. Quali sono le garanzie per la sicurezza annunciate dagli americani prima dei colloqui? Che gli Stati Uniti ci venderanno armi, ok. Ma non è sufficiente. Non c’è alcuna garanzia che qualcuno stazionerà le truppe qui in Ucraina, e gli americani mi pare lo escludano. Non riesco a considerare una soluzione il simil-articolo 5 del Trattato della Nato».
Perché?
«Siamo sicuri che gli italiani o i tedeschi sarebbero disposti a mandare le truppe qui in Ucraina ogni volta che ci attaccassero i russi? È plausibile una soluzione del genere? Io continuo a pensare che l’unico, vero deterrente, per Putin, sia il nostro ingresso nella Nato. Il fatto che ormai nessuno consideri più plausibile quest’opzione, che riguarda la libera scelta di un Paese sovrano, è già una colossale vittoria della Russia».
Come stanno procedendo i negoziati?
«Sono preoccupata. Anzitutto per l’ordine delle cose. Anteporre un accordo per la pace a un cessate il fuoco significa che Putin aumenterà i bombardamenti e le pressioni per rafforzare la sua posizione al tavolo negoziale. Sta già accadendo, peraltro. Ecco perché un cessate il fuoco è cruciale. Poi sarà altrettanto cruciale blindare quella lunghissima linea dei combattimenti: sappiamo che Putin non rispetta mai la parola data, lo abbiamo visto col memorandum di Budapest e con gli accordi di Minsk e il disastro dell’Osce. Serve un deterrente vero. O Mosca non si fermerà mai».
È auspicabile un vertice a tre con Putin?
«Assolutamente, ma sono d’accordo con Macron quando fa notare che gli europei dovrebbero far parte dei colloqui. Nel caso di un cessate il fuoco, bisognerebbe chiedere a Putin delle garanzie per le popolazioni ucraine che vivono nei territori temporaneamente occupati».
C’è incertezza sulle garanzie per la sicurezza, sul cessate il fuoco, ma anche sulle famose cessioni territoriali.
«Per ora la questione è rimandata. Ma Zelensky ha ragione a insistere che la costituzione glielo vieta. Quello che alcuni partner europei non capiscono è che se l’Ucraina fosse costretta a cedere territori alla Russia, rischieremmo delle ampie proteste di piazza e disordini sociali. E questo è esattamente ciò che vuole Putin».