Usa, per fermare il traffico di droga Trump invia tre cacciatorpedinieri al largo del Venezuela
di Massimo BasileNEW YORK - L’uomo che ogni giorno si autocandida al Nobel per la pace non ha resistito al vecchio richiamo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato lo schieramento di tre cacciatorpedinieri missilistici della Marina americana al largo del Venezuela.
Le Uss Gravely, Uss Jason Dunham e Uss Sampson, con circa quattromila militari, hanno ricevuto l’ordine di posizionarsi al limite delle acque territoriali venezuelane in una operazione di contrasto al narcotraffico. “Il presidente Trump - ha dichiarato la portavoce, Karoline Leavitt - è stato molto chiaro e coerente. E’ pronto a usare ogni elemento della potenza americana per fermare il flusso di droga nel nostro Paese e portare i responsabili davanti alla giustizia”.
La mossa ha innescato una potenziale crisi internazionale: il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha risposto mobilitando più di quattro milioni di membri della Milizia bolivariana, l’esercito creato nel 2005 dal presidente Hugo Chávez e formalmente isti…
NEW YORK - L’uomo che ogni giorno si autocandida al Nobel per la pace non ha resistito al vecchio richiamo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato lo schieramento di tre cacciatorpedinieri missilistici della Marina americana al largo del Venezuela.
Le Uss Gravely, Uss Jason Dunham e Uss Sampson, con circa quattromila militari, hanno ricevuto l’ordine di posizionarsi al limite delle acque territoriali venezuelane in una operazione di contrasto al narcotraffico. “Il presidente Trump - ha dichiarato la portavoce, Karoline Leavitt - è stato molto chiaro e coerente. E’ pronto a usare ogni elemento della potenza americana per fermare il flusso di droga nel nostro Paese e portare i responsabili davanti alla giustizia”.
La mossa ha innescato una potenziale crisi internazionale: il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha risposto mobilitando più di quattro milioni di membri della Milizia bolivariana, l’esercito creato nel 2005 dal presidente Hugo Chávez e formalmente istituito nel 2010. Il piano prevede la mobilitazione di contadini e operai, e la “fornitura di missili e fucili alla classe operaia per difendere la nostra patria dall’imperialismo americano”.
Da mesi Trump non parla più di invadere Groenlandia e Panama per non offuscare l'immagine di “pacificatore” da Nobel, e i media americani accreditati nello Studio Ovale non gli chiedono più conto per non irritarlo, ma la mossa delle navi, poche settimane dopo aver tentato inutilmente di schierare i marines in Messico per contrastare i cartelli della droga, segna una svolta drammatica in una crisi che parte da lontano. Washington e Caracas hanno interrotto formalmente le relazioni diplomatiche nel 2019, durante il primo mandato Trump, dopo che il tycoon aveva sostenuto il leader dell’opposizione Juan Guaidó nelle elezioni presidenziali, ma anche Barack Obama e Joe Biden si sono opposti al governo venezuelano.
La Casa Bianca non ha riconosciuto le due ultime vittorie di Maduro, definito “illegittimo”. “Il Paese - aveva detto l’anno scorso Trump - è governato da un dittatore”. Il tycoon accusa Maduro di aver favorito il flusso di droga e criminali verso gli Stati Uniti, tra cui la gang Tren de Aragua, indicata come il “male” che sta avvelenando l’America.
“Mentre Washington minaccia - ha risposto il governo di Caracas - il Venezuela avanza con fermezza nella pace e nella sovranità, dimostrando che la vera efficacia contro il crimine si ottiene rispettando l’indipendenza dei popoli”. Lo schieramento delle navi da guerra arriva dopo che il governo americano ha raddoppiato a 50 milioni di dollari la ricompensa per chi fornirà informazioni utili ad arrestare il leader venezuelano, incriminato per narcotraffico nel 2020 da un tribunale federale di New York. La scorsa settimana la ministra della Giustizia americana Pam Bondi ha annunciato il sequestro di beni per 700 milioni di dollari riconducibili a Maduro. Tra gli asset sequestrati, conti bancari e jet privati.