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Netanyahu vara il piano per occupare Gaza e spacca la Cisgiordania

(reuters)

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Le critiche di Unione europea e Onu: “Fermatevi, decisioni illegali”. Tregua sempre più lontana.Trump loda Bibi: “È un eroe di guerra”
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Netanyahu non si ferma, muove la macchina della guerra su Gaza City e fa approvare il progetto per spaccare in due la Cisgiordania, una pietra tombale sullo Stato di Palestina che suscita le proteste europee, mentre un milione di palestinesi nel nord della Striscia resta intrappolato a un bivio: scappare di nuovo ma senza reali vie di fuga, o rischiare di morire. L’esercito israeliano ha dichiarato ieri di aver avviato la fase due dell’operazione “Carri di Gedeone”, ovvero la conquista di quel che resta di Gaza, circa il 20%, non ancora sotto controllo israeliano.

Il ministero della Difesa ha inviato le lettere di richiamo in servizio per 60mila riservisti, ne serviranno circa 130mila per l’operazione che nelle scorse settimane ha spaccato lo stesso establishment militare, con il capo di stato Zamir contrario all’occupazione totale. Netanyahu ha infine prevalso, trainato dall’ala più estremista della sua coalizione di ultradestra, i ministri Smotrich e Ben Gvir che minacciano dim…

Netanyahu non si ferma, muove la macchina della guerra su Gaza City e fa approvare il progetto per spaccare in due la Cisgiordania, una pietra tombale sullo Stato di Palestina che suscita le proteste europee, mentre un milione di palestinesi nel nord della Striscia resta intrappolato a un bivio: scappare di nuovo ma senza reali vie di fuga, o rischiare di morire. L’esercito israeliano ha dichiarato ieri di aver avviato la fase due dell’operazione “Carri di Gedeone”, ovvero la conquista di quel che resta di Gaza, circa il 20%, non ancora sotto controllo israeliano.

Il ministero della Difesa ha inviato le lettere di richiamo in servizio per 60mila riservisti, ne serviranno circa 130mila per l’operazione che nelle scorse settimane ha spaccato lo stesso establishment militare, con il capo di stato Zamir contrario all’occupazione totale. Netanyahu ha infine prevalso, trainato dall’ala più estremista della sua coalizione di ultradestra, i ministri Smotrich e Ben Gvir che minacciano dimissioni se mai dovesse accettare l’accordo di tregua con Hamas proposto da egiziani e qatarini. I tank dell’Idf ora sono alla periferia della città simbolo di Gaza. L’esercito ha dato ordine di evacuare Jabalia e altre aree intorno al capoluogo, centinaia di persone si sono già messe in marcia. Altre migliaia restano senza scelta.

In 24 ore i raid dell’Idf si sono intensificati, almeno 72 palestinesi sono stati uccisi e altri 185 feriti, su un bilancio complessivo spaventoso: 18.885 bambini ammazzati dall’inizio della guerra che ha fatto finora più di 62mila vittime, almeno la metà civili, secondo il ministero della Sanità di Gaza. Dati che Israele contesta sostenendo che sia controllato da Hamas e dunque inaffidabile, ma senza fornire cifre proprie sulle vittime civili. L’Onu considera i dati attendibili e anzi sottostimati perché almeno 10mila persone sono ancora disperse sotto le macerie.

«L’offensiva non può che condurre a un vero disastro» e a «una guerra permanente» nella regione, tuona il presidente francese Emmanuel Macron e così pure il governo tedesco: la Germania trova «sempre più difficile capire come queste azioni porteranno alla liberazione di tutti gli ostaggi o a un cessate il fuoco».

La decisione di Israele di costruire nuove colonie nella zona E1 a est di Gerusalemme acuisce lo scontro con la comunità internazionale. Il ministro Smotrich rivendica la svolta: «Stiamo finalmente mantenendo ciò che è stato promesso per anni: lo stato palestinese viene cancellato dal tavolo, con i fatti». Una decisione «illegale» che «compromette ulteriormente la soluzione dei due Stati e costituisce una violazione del diritto internazionale», risponde Bruxelles con gli stessi toni delle Nazioni Unite che parlano di «un paletto nel cuore della soluzione dei due stati». Il ministro Tajani definisce la decisione «inaccettabile, contraria al diritto internazionale e che rischia di compromettere definitivamente la soluzione a due Stati».

Hamas chiama allo sciopero generale per fermare l’escalation su entrambi i fronti. L’unico spiraglio per la diplomazia arriva dal mondo arabo. Egitto e Qatar hanno presentato a Israele una proposta di cessate il fuoco di 60 giorni in cambio della liberazione di 10 ostaggi, molto simile a quella avanzata da Witkoff a maggio che Hamas aveva rifiutato. Questa volta il gruppo islamista ha accettato, ma a non volerla è Netanyahu, che ha spedito il suo fidato ministro Dermer a parlare con i qatarini per porre nuove condizioni: Israele dirà si solo a un’intesa che preveda il rilascio di tutti gli ostaggi e la resa di Hamas.

Il premier può contare sul sostegno di Trump che gli ha lasciato carta bianca sulle operazioni militari e ieri ha sanzionato i giudici della corte penale internazionale che hanno spiccato i mandati di arresto per il premier israeliano e Gallant per crimini di guerra. Netanyahu «è un eroe di guerra e credo di esserlo anch’io. Voglio dire, ho mandato quegli aerei», ha detto Trump rivendicando il bombardamento dei siti nucleari iraniani.

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