Mosca frena il negoziato. Trump chiama Orbán: “Kiev entri nella Ue”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Il nodo da sciogliere resta sempre quello: Vladimir Putin fa sul serio? È disposto ad incontrare il rivale ucraino Zelensky, che non nomina neppure per nome, allo scopo di negoziare la fine della guerra, oppure accetterebbe di farlo solo per ricevere la capitolazione di Kiev alle sue pretese? La Casa Bianca resta convinta di sì e lavora per organizzare il bilaterale, per il quale anche Vienna si è candidata come città ospite, ma i segnali lanciati ieri da Mosca non sono stati particolarmente incoraggianti.
«Abbiamo uno scudo nucleare affidabile», ha ricordato Putin. Il ministro degli Esteri Lavrov si è incaricato di gettare acqua sul fuoco, pur se con l’abituale ambiguità russa in simili situazioni. Mentre i capi di stato maggiore dei paesi Nato discutevano le possibili garanzie militari da offrire all’Ucraina in caso di accordo, il capo della diplomazia del Paese aggressore ha avvertito: «Non possiamo accettare che ora si proponga di risolvere le questioni della sicu…
NEW YORK – Il nodo da sciogliere resta sempre quello: Vladimir Putin fa sul serio? È disposto ad incontrare il rivale ucraino Zelensky, che non nomina neppure per nome, allo scopo di negoziare la fine della guerra, oppure accetterebbe di farlo solo per ricevere la capitolazione di Kiev alle sue pretese? La Casa Bianca resta convinta di sì e lavora per organizzare il bilaterale, per il quale anche Vienna si è candidata come città ospite, ma i segnali lanciati ieri da Mosca non sono stati particolarmente incoraggianti.
«Abbiamo uno scudo nucleare affidabile», ha ricordato Putin. Il ministro degli Esteri Lavrov si è incaricato di gettare acqua sul fuoco, pur se con l’abituale ambiguità russa in simili situazioni. Mentre i capi di stato maggiore dei paesi Nato discutevano le possibili garanzie militari da offrire all’Ucraina in caso di accordo, il capo della diplomazia del Paese aggressore ha avvertito: «Non possiamo accettare che ora si proponga di risolvere le questioni della sicurezza collettiva senza la Russia. Non funzionerà. Abbiamo già spiegato più volte che la Russia non esagera i propri interessi, ma i nostri legittimi interessi li garantiremo fermamente e rigorosamente». Quindi ha aggiunto: «Sono sicuro che in Occidente, e soprattutto negli Stati Uniti, comprendano perfettamente che discutere seriamente di questioni di sicurezza senza la Russia è un’utopia, è una strada verso il nulla».
L’ex presidente Medvedev ha aggiunto che comunque «non accetteremo truppe di paesi Nato» sul terreno, infatti Lavrov ha citato come «ottimo esempio» le proposte discusse nel 2022 ad Istanbul, che prevedevano il coinvolgimento dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove oltre a Usa, Gran Bretagna e Francia, siedono anche la stessa Russia e la sua alleata Cina. Poi il ministro ha puntato il dito contro il Vecchio Continente: «Quali misure diplomatiche avete notato da parte dell’Unione europea? Bisogna vederle prima di poterle valutare. Finora abbiamo assistito solo a un’escalation piuttosto aggressiva della situazione, a tentativi goffi e poco etici di cambiare la posizione dell’amministrazione Trump e personalmente del presidente Usa, come abbiamo osservato durante la scorta europea del signor Zelensky a Washington lunedì. Non abbiamo sentito alcuna idea costruttiva da parte degli europei».
In questo quadro, Lavrov è tornato ad allontanare l’orizzonte di un vertice con l’innominato avversario: «Quando si tratta di incontri ad alto livello, è necessario prepararli con la massima cura in tutte le fasi precedenti, in modo che non peggiorino la situazione, ma mettano davvero fine ai negoziati che siamo pronti a continuare».
Mentre sul terreno la Russia accelera l’offensiva per conquistare tutto il possibile, il presidente Putin ha sentito ieri il turco Erdogan, che ha promesso di sostenere «approcci volti a stabilire una pace duratura con la partecipazione di tutte le parti», magari offrendo ancora Istanbul come sede dei colloqui.
Trump invece ha chiamato il premier ungherese Orbán, per chiedergli di togliere il veto sull’adesione di Kiev all’Ue, che sarebbe uno dei passi necessari per l’accordo. Budapest è candidata ad ospitare il vertice, ma Orbán resiste dicendo che «l’appartenenza dell’Ucraina all’Unione europea non offre alcuna garanzia di sicurezza. Collegare questi due aspetti è inutile e pericoloso». Il polacco Tusk ha commentato che sarebbe meglio evitare l’Ungheria, mascherando la diffidenza verso il sovranista magiaro con la superstizione di vedere ripetere una scena come quella del 1994, quando proprio a Budapest Usa e Gran Bretagna si erano impegnate a proteggere Kiev che rinunciava alle armi nucleari ereditate dall’Urss, salvo poi lasciarla invadere.