✕

Gigantografie di Xi e balli tipici, la visita del leader cinese in Tibet tra le crescenti tensioni

(reuters)

Ascolta l'audio

Nella sua rara visita per il 60° anniversario della Regione autonoma, il presidente cinese ha esortato alla stabilità e chiesto al buddismo tibetano di adattarsi alla “società socialista”. Un messaggio diretto alla contesa sulla reincarnazione del Dalai Lama, che Pechino rivendica e che il leader spirituale intende sottrarre al controllo cinese
2 minuti di lettura

Con la Khata attorno al collo, la sciarpa tradizionale tibetana offerta agli ospiti in segno di benvenuto, Xi Jinping attraversa una folla di persone appartenenti a diversi gruppi etnici che sventolano bandiere cinesi per accoglierlo al suo arrivo in Tibet. La seconda visita di Xi in occasione del 60esimo anniversario della contestata formazione della Regione autonoma di Xizang, il nome mandarino per il Tibet, dopo l’invasione cinese arriva in un momento di crescenti tensioni sul futuro del buddismo tibetano e sul successore dell'attuale leader spirituale in esilio in India, il XIV Dalai Lama.

Nel suo incontro con i rappresentanti di tutti i gruppi etnici e di tutti i ceti sociali della regione, il presidente cinese ha elogiato il lavoro degli ultimi anni del governo della regione autonoma nel “guidare la popolazione di tutti i gruppi etnici” nel completare “come previsto la costruzione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e ha intrapreso un nuovo percorso pe…

Con la Khata attorno al collo, la sciarpa tradizionale tibetana offerta agli ospiti in segno di benvenuto, Xi Jinping attraversa una folla di persone appartenenti a diversi gruppi etnici che sventolano bandiere cinesi per accoglierlo al suo arrivo in Tibet. La seconda visita di Xi in occasione del 60esimo anniversario della contestata formazione della Regione autonoma di Xizang, il nome mandarino per il Tibet, dopo l’invasione cinese arriva in un momento di crescenti tensioni sul futuro del buddismo tibetano e sul successore dell'attuale leader spirituale in esilio in India, il XIV Dalai Lama.

Nel suo incontro con i rappresentanti di tutti i gruppi etnici e di tutti i ceti sociali della regione, il presidente cinese ha elogiato il lavoro degli ultimi anni del governo della regione autonoma nel “guidare la popolazione di tutti i gruppi etnici” nel completare “come previsto la costruzione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e ha intrapreso un nuovo percorso per costruire un paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti”. Ma le Ong e la comunità internazionale hanno denunciato una campagna di repressione di ogni forma politica o culturale al di fuori del controllo di Pechino. Dalla chiusura del Tibet ai giornalisti e agli stranieri, all'allontanamento dei bambini tibetani dalle loro famiglie e alla loro sistemazione in collegi dove vengono istruiti in mandarino, solo alcune delle denunce degli ultimi anni.

Per i funzionari del governo tibetano in esilio, la rara visita è stata un'indicazione di come la Cina non sia ancora riuscita a ottenere il pieno controllo sulla regione, anche se bandiere, cortei e parete vogliono far pensare il contrario. Ed è proprio nel tentativo di frenare la spinta separatista che Pechino ha preso una dura posizione sulla questione della successione del Dalai Lama, figura venerata come una divinità dai buddisti tibetani ma considerata da Pechino un separatista sin da quando la Cina ha annesso con la forza il Tibet, 66 anni fa. Nel suo discorso Xi Jinping ha detto che è necessario “guidare il buddismo tibetano ad adattarsi alla società socialista” e “rafforzare lo stato di diritto nella gestione degli affari religiosi”.

L’attuale Dalai Lama, Tenzin Guasto, aveva allora appena 23 anni e fu costretto a fuggire in India, dove vive tutt’ora in esilio. Da allora, il premio Nobel per la pace è diventato la voce e il volto globale della spinta tibetana ad affermare la propria identità culturale. La tensione con Pechino è cresciuta quando lo scorso luglio, in occasione del suo 90esimo compleanno, ha annunciato che non sarà l’ultimo, e che il suo successore si reincarnerà fuori dalla Cina, nel "mondo libero" e che "il processo di riconoscimento" sarà di esclusiva competenza del suo Ufficio, l'unico "ad avere l'autorità di riconoscere la futura reincarnazione".

Una dichiarazione inaccettabile per Pechino che, nel tentativo di ottenere un maggior controllo sul territorio e spegnere le spinte autonomiste, rivendica di aver ereditato il diritto di scelta originario della dinastia imperiale Qing che prevede tre passaggi fondamentali: la ricerca all’interno del territorio cinese, l’estrazione dei nomi dall’urna d’oro e, soprattutto, l’approvazione del governo centrale.

Da quando Xi è diventato capo del Partito Comunista alla fine del 2012 e poi presidente all'inizio del 2013, la Cina ha esercitato un maggiore controllo istituzionale in Tibet, imponendo al buddismo tibetano di seguire il sistema socialista cinese e imponendo al suo popolo di "seguire il partito" per evitare proteste di massa ed esercitare un maggiore controllo.

Il Tibet è una regione altamente strategica per la Cina per la sua vicinanza con l’India e per la presenza di risorse naturali tra cui un immenso potenziale idroelettrico. L’arrivo di Xi in Tibet è avvenuto in concomitanza con il raro viaggio in India del capo della diplomazia cinese, Wang Yi. Durante la visita, i due paesi hanno riaffermato l’impegno a ricostruire i rapporti incrinati dagli scontri di confine del 2020 e visto il peggioramento delle relazioni bilaterali tra India e Stati Uniti.

Ma è in India che ha trovato rifugio l’attuale Dalai Lama, in esilio da decenni e gli attivisti tibetani nel paese hanno esortato il governo indiano a esercitare pressione sulla questione con Pechino e cercare una soluzione duratura e pacifica. Mentre le bandiere cinesi sventolavano a Lhasa, quelle tibetane sono state esposte in segno di protesta a Nuova Delhi.

Leggi i commenti