Un agguato in pieno giorno, un pestaggio violento, un omicidio commesso a mani nude. Osama Njemm Almasri, l’ex comandante libico della Rada e della polizia giudiziaria che Roma ha liberato e riportato in Libia a dispetto del mandato di cattura internazionale che pende sulla sua testa, non avrebbe smesso di commettere i crimini per cui è ricercato. A denunciarlo, è un video diffuso ieri dalla testata libica Almasdar, diventato virale in Italia, dove sul caso è tornata a infiammarsi la polemica politica.
Il filmato mostra un uomo che viene trascinato via da due soggetti, uno armato di mitra, un altro in jellaba bianca. È quest’ultimo a picchiarlo selvaggiamente, mentre attorno il traffico scorre. Dopo, la telecamera inquadra una lunga scia di sangue sull’asfalto. Per Almasdar, testata vicina al governo di unità nazionale di Dbeibeh — in passato finita al centro delle polemiche per un video di dubbia autenticità su una presunta confessione di Almasri, generata forse con l’intelligenza a…
Un agguato in pieno giorno, un pestaggio violento, un omicidio commesso a mani nude. Osama Njemm Almasri, l’ex comandante libico della Rada e della polizia giudiziaria che Roma ha liberato e riportato in Libia a dispetto del mandato di cattura internazionale che pende sulla sua testa, non avrebbe smesso di commettere i crimini per cui è ricercato. A denunciarlo, è un video diffuso ieri dalla testata libica Almasdar, diventato virale in Italia, dove sul caso è tornata a infiammarsi la polemica politica.
Il filmato mostra un uomo che viene trascinato via da due soggetti, uno armato di mitra, un altro in jellaba bianca. È quest’ultimo a picchiarlo selvaggiamente, mentre attorno il traffico scorre. Dopo, la telecamera inquadra una lunga scia di sangue sull’asfalto. Per Almasdar, testata vicina al governo di unità nazionale di Dbeibeh — in passato finita al centro delle polemiche per un video di dubbia autenticità su una presunta confessione di Almasri, generata forse con l’intelligenza artificiale — si tratta di un omicidio. E l’autore, affermano, è il generale libico che la Corte penale internazionale voleva in manette e l’Italia ha liberato e riportato a casa.
«L’impunità per questi crimini deve finire», ha dichiarato a stretto giro Ahmed Hamza, responsabile libico per i diritti umani. Parole in linea con la campagna che il governo Dbeibeh da mesi porta avanti contro le milizie, incluse quelle prima inglobate nell’apparato statale, come la Rada o la polizia giudiziaria di Almasri, e di recente messe fuori legge. Almeno in teoria.
A differenza della Ssa, spazzata via dopo l’omicidio del suo leader al Kikli, la storica milizia del generale libico sfuggito al mandato della Cpi continua a inquadrare centinaia di uomini e a mantenere basi, mezzi, business e aree di influenza. Ha anche un profilo pubblico, se è vero che, con un comunicato ufficiale, ha di fatto confermato l’autenticità del video, sottolineando però che si tratterebbe di immagini vecchie, «del 2021-2022», relative a un’aggressione subita Almasri. Il comandante, sostengono, avrebbe reagito, semplicemente disarmandolo, a un uomo a cui aveva chiesto di spostare l’auto e che avrebbe reagito puntandogli contro la pistola. «Non ha neanche riportato lesioni gravi», si legge nella nota. Una versione che sembra quanto meno poco fedele alla scena mostrata dal filmato, sul quale sono in corso anche gli approfondimenti dell’intelligence italiana.
Repubblica non è al momento in grado di dire con certezza quando quel video sia stato registrato, tuttavia alcune fonti locali consultate confermano che il generale, sotto inchiesta anche in Libia, non solo sarebbe ancora attivo a Tripoli, ma avrebbe rafforzato la presa anche su Zawyia, dove continuerebbe a gestire arresti di migranti a terra e a mare e centri di detenzione abusivi. Che siano attuali o no, di certo quei pochi secondi di filmato sono bastati a rinfocolare le polemiche sul caso Almasri, che a ottobre tornerà in Parlamento, con la discussione sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano.