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Nella Washington blindata la protesta per le ronde: “Affari crollati a picco”

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The Donald in pattuglia Washington, minaccia Chicago la popolazione denuncia un’emergenza “creata ad arte”
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WASHINGTON – David Barnes, professione homeless, sta seduto all’angolo tra Wisconsin Avenue e Prospect Street, nel cuore più trafficato ed elegante di Georgetown. È felice perché un passante gli ha regalato un’insalata e insieme alla sua amica Michelle offre «barzellette gratis» a chi voglia ascoltarlo, magari sperando in una mancia: «Cosa esclama un pesce che nuotando va a sbattere contro un muro? Dam!», gioco di parole tra la diga e damn, dannazione. D’accordo, non vincerà l’Oscar come miglior attore comico, ma almeno ci prova.

La sua storia è piuttosto fantasiosa: «Ho lavorato in Cina per anni come manager di negozi, poi sono tornato perché mio fratello ha ucciso nostra madre e si è suicidato. Ho venduto la casa di famiglia e sono andato con centomila dollari in Belize, per aprire un ristorante, ma il socio mi ha rubato tutto. Non ho rinnovato il visto, perciò mi hanno arrestato e deportato. Così sono finito in strada». Alza il braccio e mostra una cicatrice: «L’altra sera un nero…

WASHINGTON – David Barnes, professione homeless, sta seduto all’angolo tra Wisconsin Avenue e Prospect Street, nel cuore più trafficato ed elegante di Georgetown. È felice perché un passante gli ha regalato un’insalata e insieme alla sua amica Michelle offre «barzellette gratis» a chi voglia ascoltarlo, magari sperando in una mancia: «Cosa esclama un pesce che nuotando va a sbattere contro un muro? Dam!», gioco di parole tra la diga e damn, dannazione. D’accordo, non vincerà l’Oscar come miglior attore comico, ma almeno ci prova.

La sua storia è piuttosto fantasiosa: «Ho lavorato in Cina per anni come manager di negozi, poi sono tornato perché mio fratello ha ucciso nostra madre e si è suicidato. Ho venduto la casa di famiglia e sono andato con centomila dollari in Belize, per aprire un ristorante, ma il socio mi ha rubato tutto. Non ho rinnovato il visto, perciò mi hanno arrestato e deportato. Così sono finito in strada». Alza il braccio e mostra una cicatrice: «L’altra sera un nero mi ha aggredito col coltello, questo è il risultato. Washington è pericolosa, perciò quando vedo i soldati della Guardia Nazionale li ringrazio».

A due passi c’è il Cafe Milano di Franco Nuschese, ritrovo di politici e celebrità, dove i clienti stanno seduti ai tavolini all’aperto come niente fosse. Ci sono ottime possibilità che David sia l’unico ad abbracciare con tanto entusiasmo lo schieramento dei militari ordinato da Trump per riportare l’ordine nella capitale. Per esempio il tassista Ali, e in questo caso i tassisti sono termometri affidabili della temperatura, la pensa in maniera opposta: «I nostri affari sono precipitati del 90%. Faccio questo mestiere da 14 anni e non avevo mai visto un tracollo così». Colpa del presidente: «Per i suoi interessi politici ha inventato un’emergenza che non esiste. Così ha terrorizzato i turisti, che non vengono più, e gli abitanti di Washington, che non escono di casa per paura. Un disastro artificiale, costruito da Trump solo per dare addosso all’amministrazione democratica della città. E noi paghiamo».

Il presidente ha schierato 800 soldati della Guardia Nazionale del District of Columbia e un migliaio dagli stati repubblicani, più agenti di Fbi, DEA, Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, US Marshal, Homeland Security, Ice, Border Patrol. Per farlo ha avocato i poteri che la legge gli concede in caso di emergenze nazionali, come a Los Angeles. Proprio lui, che il 6 gennaio 2021 non aveva ritenuto necessario mobilitare i militari, mentre i suoi sostenitori assaltavano il Congresso. Dimostrazione dell’uso personale che fa della giustizia, confermata ieri anche dall’incursione dell’Fbi a casa dell’ex consigliere John Bolton.

Giovedì sera il presidente questurino si è presentato alla Park Police di Anacostia, sobborgo a sud est dalla Casa Bianca, con gli hamburger preparati dalla cucina della Casa Bianca, e le pizze comprate in una popolare catena di cibo italiano. Così ha trasformato in una scampagnata quello che aveva annunciato come pattugliamento con le forze dell’ordine. Poco importa, perché la sostanza non cambia. Trump non solo ha rivendicato la giustezza della decisione di mobilitare i militari a Washington, ma ha lasciato intendere di volerlo fare in altre città: «Non stiamo giocando, resteremo sul terreno a lungo». Punta le amministrazioni democratiche, a parte New York guidata dall’alleato Adams, perché questo è il vero scopo della sua trovata al limite della costituzionalità: lanciare l’allarme sicurezza in tutta l’America, rovesciarne la responsabilità sulla debolezza di governatori e sindaci dell’opposizione, arrogarsi il diritto di riportare l’ordine schierando i soldati nelle strade, e poi prenderne il merito politico. Pazienza se la criminalità è in calo nella maggior parte delle città Usa, a partire dalla capitale, dove nell’ultimo anno è scesa del 27%.

Come spesso accade con Trump, i “fatti alternativi” sono più importanti della verità, soprattutto se aiutano i suoi obiettivi politici. Anzi, ha aperto un’inchiesta sulle statistiche della polizia, accusandola di truccare i numeri. La sindaca Muriel Bowser ha risposto così: «Il nostro Dipartimento ha fatto scendere la criminalità velocemente negli ultimi due anni. È efficace e non ha bisogno di aiuti esterni». La Casa Bianca sostiene che dall’inizio della mobilitazione sono stati fatti 630 arresti, ma nelle due settimane precedenti erano stati 1.182. I soldati sono schierati soprattutto davanti a National Mall, Casa Bianca e Union Station, perché li fanno più scena. La gente non protesta, nonostante il 90% degli elettori sia democratico.

Secondo la direttrice di Free DC, Keya Chatterjee, «perché le grandi manifestazioni non lasciano segno. Bisogna organizzare la base». Philip Pannell, dell’Anacostia Coordinating Council, dice che «Trump sta facendo una prova di forza, non di ordine pubblico. Trasforma alcune zone della città in palcoscenici del suo show fascista. Perciò va fermato, prima che sia troppo tardi».

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