KIEV – Donald Trump preferirebbe «non partecipare» a un eventuale incontro tra Volodomyr Zelensky e Vladimir Putin. I due «sono come l’olio e l’aceto», secondo il presidente americano. E anche se si dice «poco contento» del bombardamento di Mosca che ha colpito un’azienda americana in Transcarpazia, il capo della Casa Bianca lascia tutte le porte aperte: «Potrei andare in Russia, o no», così come «Putin potrebbe venire ai Mondiali di calcio del 2026».
Si scoprirà tutto «entro due settimane», spiega Trump. Quattordici giorni entro i quali «prenderò una decisione: sarà una decisione importante che potrebbe riguardare importanti sanzioni, dazi o tutti e due. Potremmo non fare nulla e dire è “la vostra battaglia”». Vale tutto, insomma.
In serata, Putin è tornato a corteggiare il presidente americano, dopo giorni in cui Mosca, attraverso il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, era tornata ad accusare Zelensky: «Ha detto no a tutte le proposte di Trump». E allora giù complimenti al vert…
KIEV – Donald Trump preferirebbe «non partecipare» a un eventuale incontro tra Volodomyr Zelensky e Vladimir Putin. I due «sono come l’olio e l’aceto», secondo il presidente americano. E anche se si dice «poco contento» del bombardamento di Mosca che ha colpito un’azienda americana in Transcarpazia, il capo della Casa Bianca lascia tutte le porte aperte: «Potrei andare in Russia, o no», così come «Putin potrebbe venire ai Mondiali di calcio del 2026».
Si scoprirà tutto «entro due settimane», spiega Trump. Quattordici giorni entro i quali «prenderò una decisione: sarà una decisione importante che potrebbe riguardare importanti sanzioni, dazi o tutti e due. Potremmo non fare nulla e dire è “la vostra battaglia”». Vale tutto, insomma.
In serata, Putin è tornato a corteggiare il presidente americano, dopo giorni in cui Mosca, attraverso il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, era tornata ad accusare Zelensky: «Ha detto no a tutte le proposte di Trump». E allora giù complimenti al vertice in Alaska, «significativo e franco».
Grazie a Trump, ha detto il presidente russo, «vediamo una luce alla fine del tunnel» dopo anni di grande freddo tra Mosca e Washington. Putin ha rivelato persino che ci sono progetti comuni in via di definizione in Alaska e nell’Artico, tra Russia e Stati Uniti. Ma sull’eventuale vertice con Zelensky, non una sillaba.
Da Washington, Trump si è immischiato intanto nelle operazioni militari ucraine e si è detto «molto arrabbiato» per i recenti attacchi con droni sferrati da Kiev contro l’oleodotto russo Druzhba che trasporta petrolio dai giacimenti siberiani all’Ungheria e alla Slovacchia. Un’operazione che aveva sollevato l’indignata protesta di due più stretti alleati della Russia nell’Ue, il premier magiaro Viktor Orbán e quello slovacco Robert Fico. Ma va ricordato che in questi tre anni e mezzo di invasione in Ucraina, entrambi hanno chiesto e ottenuto eccezioni al generale blocco delle importazioni di gas e petrolio russo deciso via via da Bruxelles.
Il presidente ucraino Zelensky ha ricevuto ieri il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Ma mentre i due erano a colloquio nel palazzo presidenziale, le sirene hanno cominciato a ululare: la Russia stava bombardano la capitale, in segno di benvenuto all’ex premier olandese.
Nella conferenza stampa successiva all’incontro, il presidente ucraino ha ribadito che «Trump è l’unica persona che può fermare Putin oggi», ha confermato la sua disponibilità a incontrare il presidente russo e ha espresso dubbi sul fatto che Putin voglia lo stesso. Ma se Mosca non accetterà «una soluzione diplomatica a questa guerra», Zelensky è tornato a chiedere «sanzioni molto severe» da parte dei suoi alleati.
Zelensky ha ribadito che nel dialogo con i partner europei e con gli Stati Uniti l’obiettivo resta quello di ottenere «garanzie di sicurezza come l’articolo 5 della Nato». Kiev punta a «un’architettura assolutamente chiara», in cui si stabilisca «quali Paesi ci aiuteranno sulla terraferma, quali nei cieli, quali garantiranno la sicurezza in mare». «Poi c’è la questione del finanziamento del nostro esercito in termini di numeri e qualità».
Rutte gli ha dato ragione: «Solide garanzie di sicurezza saranno essenziali» per assicurare che la Russia «non tenti mai più di conquistare un solo chilometro quadrato del territorio ucraino». Rutte ha parlato di un rafforzamento dell’esercito ucraino e di garanzie europee e americane.