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I russi ancora all’attacco: cercano di prendere Donbass e Zaporizhzhia

L’assalto russo procede con intensità crescente. Per contenerlo, gli ucraini prendono di mira i depositi di carburante e munizioni
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Tutti i campi di battaglia sono in fiamme. L’intensità degli scontri è aumentata subito dopo il vertice Trump-Putin di Ferragosto. Non si capisce se rappresenti il tentativo di occupare più terreno prima dei negoziati o se invece testimoni come i belligeranti non abbiano mai creduto nel percorso di pace. L’offensiva russa è concentrata in due zone, sempre le stesse: il Donetsk e Zaporizhzhia. In entrambe hanno ottenuto piccoli risultati, di differente valore militare.

Nella regione del Donbass c’è lo sforzo più massiccio, con una novità: da alcuni giorni le truppe di Mosca hanno iniziato una manovra per avvicinarsi da nord a Kramatorsk, capoluogo e cardine della zona rimasta nelle mani di Kiev. Stanno tentando lentamente di circondare Seversk, una delle città-fortezza che sbarrano l’avanzata del Cremlino. Il copione è quello dell’ “offensiva liquida”: piccole squadre di fanti penetrano negli spazi vuoti tra i capisaldi ucraini, bombardati con droni e ordigni plananti. Poi le avangua…

Tutti i campi di battaglia sono in fiamme. L’intensità degli scontri è aumentata subito dopo il vertice Trump-Putin di Ferragosto. Non si capisce se rappresenti il tentativo di occupare più terreno prima dei negoziati o se invece testimoni come i belligeranti non abbiano mai creduto nel percorso di pace. L’offensiva russa è concentrata in due zone, sempre le stesse: il Donetsk e Zaporizhzhia. In entrambe hanno ottenuto piccoli risultati, di differente valore militare.

Nella regione del Donbass c’è lo sforzo più massiccio, con una novità: da alcuni giorni le truppe di Mosca hanno iniziato una manovra per avvicinarsi da nord a Kramatorsk, capoluogo e cardine della zona rimasta nelle mani di Kiev. Stanno tentando lentamente di circondare Seversk, una delle città-fortezza che sbarrano l’avanzata del Cremlino. Il copione è quello dell’ “offensiva liquida”: piccole squadre di fanti penetrano negli spazi vuoti tra i capisaldi ucraini, bombardati con droni e ordigni plananti. Poi le avanguardie aspettano i rinforzi e si impossessano di fattorie e villaggi. A preoccupare è la foresta di Serebrianska, un parco naturale fitto di alberi che può favorire l’infiltrazione russa alle spalle delle difese.

L’abbondanza di soldati permette a Mosca di lanciare questo affondo mentre tiene sotto pressione gli altri bastioni di Kiev. Ci sono stati progressi pure nell’area di Kostantinivka e, cinquanta chilometri più lontano, ai margini della sacca di Pokrovsk, dove si combatte con ferocia. Anche la stessa Kramatorsk è stata bersagliata negli scorsi giorni da ondate di bombe volanti Shahed-Geran. Sulla mappa si visualizza una gigantesca morsa che vuole schiacciare la resistenza del Donetsk, il trofeo preteso da Putin a ogni costo, con le armi o con il negoziato. Non è un obiettivo facile e ogni iniziativa russa viene contrastata, anche se le difficoltà ucraine sono evidenti.

Per contenere l’assalto gli ucraini stanno facendo intervenire l’aviazione e mandano pure i caccia F-16 a sganciare bombe sulle retrovie: missioni rischiose, tanto che due giorni fa un Mig 29 è stato abbattuto. Lo pilotava il maggiore Serhiy Bondar, uno degli assi che hanno protetto i cieli della capitale all’inizio dell’invasione, morto ai comandi del suo jet. I raid prendono di mira in particolare le basi dei “Rubikon”, i nuclei speciali di dronisti creati dai russi che stanno infliggendo gravi danni grazie a tattiche innovative e mezzi sofisticati.

Sul fronte di Zaporizhzhia i russi hanno espugnato un altro villaggio e cercano di farsi strada nella fascia di insediamenti a ridosso del fiume Dnipro: usano un volume di fuoco pauroso per sbriciolare le case prima di avanzare. Dal punto di vista tattico, c’è il timore che possano sfruttare i boschi allagati da due anni dalla demolizione della grande diga per aggirare alcune delle fortificazioni. Ma c’è una valutazione strategica, emersa anche dalle dichiarazioni del presidente Zelensky: il sospetto che il Cremlino voglia scatenare un attacco su larga scala nella pianura, mettendo in campo i tank tenuti da parte negli scorsi mesi. L’attenzione è rivolta a Stepnohirsk, una località aggredita con veemenza nelle ultime 48 ore. Per prevenire l’afflusso di truppe russe, droni e aerei colpiscono i depositi di munizioni e carburante sorti lungo le ferrovie spingendosi fino a Melitopol, sulle sponde del Mare di Azov.

Sono aumentati pure i raid notturni contro le regioni interne della Russia: si accaniscono contro gli impianti petroliferi, cuore dell’economia di guerra putiniana, e per la prima volta contro le infrastrutture ferroviarie, utilizzate per spostare reparti da un lato all’altro del fronte. Finora binari e stazioni sono stati sostanzialmente risparmiati dai due eserciti: in Ucraina sono i collegamenti più sicuri. Ora questa immunità potrebbe venire meno.

Neppure a nord la situazione è tranquilla, con una litania di assalti e contrattacchi nei distretti di Kharkiv e Sumy. Qui sono gli ucraini a tenere in allerta gli invasori, minacciando una puntata oltre i confini russi, forse verso Bryansk, per risollevare il morale del Paese e dare un segnale di riscossa dopo troppe ritirate. Ieri sera droni di Kiev hanno caolpito nelle regioni di Belgorod, San Pietroburgo e Mosca.

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