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“Abrego Garcia va deportato in Uganda”

“Abrego Garcia va deportato in Uganda”

Il migrante del Salvador, vittima-simbolo delle politiche Usa, è stato di nuovo arrestato. Il governo vuole ora spedirlo in Africa

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NEW YORK – Kilmar Abrego Garcia è stato di nuovo arrestato, tre giorni dopo essere tornato libero e poco dopo una conferenza stampa organizzata per strada in cui aveva detto in spagnolo: «Ho riabbracciato la mia famiglia, questo è un miracolo, ringrazio Dio». Entrato negli uffici dell’agenzia dell’immigrazione a Baltimora, Maryland, che lo aveva convocato, è stato ammanettato e portato via. Il governo americano ha accelerato le pratiche per deportarlo in Uganda, ma una giudice federale, Paula Xinis, ha congelato l’espulsione in attesa di capire se l’amministrazione gli ha dato l’opportunità di difendersi.

È dunque un nuovo braccio di ferro quello cominciato ieri tra il presidente Donald Trump e la magistratura. Il tycoon voleva chiudere il caso, prima che la storia di questo immigrato salvadoregno di trent’anni diventasse ancora più ingombrante, ma i tempi sembrano scaduti. Abrego Garcia è già a tutti gli effetti un simbolo, il personaggio centrale nello scontro sulle controverse politiche migratorie dell’amministrazione americana.

Arrivato illegalmente negli Stati Uniti nel 2011 a 16 anni, in fuga dalla violenza delle gang in Salvador, Abrego Garcia si era visto riconosciuto nel 2019 da un tribunale federale il diritto a non essere deportato, a causa dei timori di una persecuzione. A marzo di quest’anno il governo americano lo aveva arrestato per errore e deportato in Salvador. Qui era stato detenuto in una prigione di massima sicurezza, e messo assieme a quei criminali da cui era fuggito. Il pronunciamento, ad aprile, all’unanimità della Corte Suprema aveva costretto il governo a far rientrare in Usa l’immigrato. Trump, però, non ha mai accettato questa soluzione e il segretario alla sicurezza interna Kristi Noem gli ha promesso che avrebbe trovato una «soluzione».

Accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per un episodio del 2022, quando era stato trovato alla guida di un mezzo con otto passeggeri senza bagagli, Abrego Garcia è stato anche tacciato di far parte della gang criminale Ms-13, di essere un trafficante di esseri umani e aver picchiato la moglie. I suoi avvocati hanno però sempre respinto tutte le accuse.

Il governo statunitense sostiene di avere prove «schiaccianti» della sua colpevolezza, ma non vuole andare a processo. Nel tentativo di risolvere la situazione, era stato offerto ad Abrego Garcia un accordo che prevedeva la deportazione in Costa Rica in cambio di una dichiarazione di colpevolezza. L’immigrato ha rifiutato, invocando i suoi diritti costituzionali. La deportazione in Uganda viene considerata dai suoi legali un’altra grave violazione: Abrego Garcia non ha infatti alcun legame con quel Paese.

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