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Regno Unito, divieto di richiedere asilo e deportazioni: Farage svela il suo piano contro i migranti

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Nel pieno delle polemiche e delle proteste contro gli hotel che ospitano i richiedenti asilo, il leader del partito populista, in testa nei sondaggi, ha svelato come intende affrontare l'aumento dei flussi migratori in caso di vittoria alle prossime elezioni del 2029
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LONDRA – Divieto di richiedere asilo, qualunque sia la ragione, per tutti i migranti illegali. Deportazione di massa, nei Paesi di origine o altrove, per tutti gli immigrati clandestini che sbarcano con i gommoni sulle coste del Regno Unito. E, in attesa di deportarli uno dopo l’altro, detenzione nelle basi in disuso della Raf, l’aviazione militare britannica. Sono i tre punti chiave del piano presentato martedì da Nigel Farage, leader di Reform, il partito populista in testa nei sondaggi, per risolvere rapidamente la questione che sta surriscaldando l’estate inglese, fra manifestazioni di protesta contro gli alberghi in cui sono alloggiati i migranti, bandiere con la Croce di San Giorgio, simbolo dell’Inghilterra nazionalista, attaccate ai lampioni delle strade e accuse al premier laburista Keir Starmer di non riuscire a controllare la situazione.

“Con il mio piano, dopo pochi giorni nessuno sbarcherà più in Gran Bretagna, perché faremo capire ai migranti che in nessun caso possono …

LONDRA – Divieto di richiedere asilo, qualunque sia la ragione, per tutti i migranti illegali. Deportazione di massa, nei Paesi di origine o altrove, per tutti gli immigrati clandestini che sbarcano con i gommoni sulle coste del Regno Unito. E, in attesa di deportarli uno dopo l’altro, detenzione nelle basi in disuso della Raf, l’aviazione militare britannica. Sono i tre punti chiave del piano presentato martedì da Nigel Farage, leader di Reform, il partito populista in testa nei sondaggi, per risolvere rapidamente la questione che sta surriscaldando l’estate inglese, fra manifestazioni di protesta contro gli alberghi in cui sono alloggiati i migranti, bandiere con la Croce di San Giorgio, simbolo dell’Inghilterra nazionalista, attaccate ai lampioni delle strade e accuse al premier laburista Keir Starmer di non riuscire a controllare la situazione.

“Con il mio piano, dopo pochi giorni nessuno sbarcherà più in Gran Bretagna, perché faremo capire ai migranti che in nessun caso possono restare qui”, ha detto Farage illustrando l’iniziativa. Autorevoli esperti legali criticano il progetto, giudicandolo irrealizzabile per almeno due ragioni: i ricorsi in tribunale degli immigrati illegali potrebbero bloccare a lungo le deportazioni, giudicandole illecite, come era accaduto fino al 2024 anche al piano del primo ministro conservatore Rishi Sunak di mandarli in Ruanda; e i costi del programma, stimati in 22 mila sterline a persona, fra detenzione nelle basi aeree e volo di trasferimento in Afghanistan, Eritrea o in altri Paesi pagati da Londra per accogliere i clandestini, sarebbero esorbitanti.

Ciononostante, l’ex-promotore della Brexit afferma di essere certo di poterlo concretizzare, mettendo a disposizione 2 miliardi di sterlineNNaturalmente il partito di Farage, che al momento ha soltanto 4 seggi alla camera dei Comuni, dovrebbe vincere le prossime elezioni, previste nel 2029, per portare avanti “Operation Restoring Justice” (Operazione Restauro della Giustizia), come chiama il suo piano: obiettivo ancora distante, sebbene i sondaggi diano a Reform più consensi che a Labour e conservatori.

Vari commentatori non escludono che il folletto della politica britannica, non più definito “un clown” dagli avversari come un tempo, riesca nell’intento, facendo il bis dell’impresa simile di un altro outsider, Donald Trump, non per nulla suo modello dichiarato. Come in America e in altri Paesi occidentali, denunciare l’immigrazione, legale o illegale, porta voti: perciò Farage gioca la stessa carta che gli fece vincere il referendum del 2016 sulla Brexit.

Un rapporto della Confindustria britannica ribadisce quanto l’economia di questo Paese, come peraltro dell’intera Europa, abbia bisogno di immigrati. Ma nella lunga estate calda inglese, davanti a un disagio sociale reale, seppure provocato da cause differenti (declino economico, diseguaglianze, tagli dei servizi pubblici), il populista Farage, come un pifferaio magico, comincia a pianificare la conquista di Downing Street con la crociata delle deportazioni.

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