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Israele, una marea in piazza: Netanyahu ignora le proteste e non ferma i raid su Gaza

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Sit-in e blocchi stradali, poi in serata un fiume umano invade Tel Aviv. Ma il primo ministro sceglie di andare a cena coi coloni. Nulla di fatto nella riunione del governo. Altri 75 morti nell’enclave palestinese dove i tank continuano ad avanzare. Raid anche a Ramallah
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TEL AVIV – Sordo al rumore della piazza di Tel Aviv, ancora ieri gremita da un fiume di persone (350 mila secondo gli organizzatori) che gli chiedono la fine della guerra e il ritorno a casa gli ostaggi, incurante dei blocchi stradali, dei sit-in che fermano l’autostrada principale del Paese, delle proteste davanti alle case dei ministri, e indifferente allo sdegno del mondo, Benjamin Netanyahu rimane fermo e tetragono sul piano di occupazione di Gaza City.

All’atteso Gabinetto di Sicurezza, convocato a Gerusalemme, non si è deciso niente sulla proposta di tregua per 60 giorni, accettata da Hamas e che ancora attende una qualche risposta ufficiale da parte israeliana. Secondo quanto riferisce la stampa locale, infatti, le tre ore di incontro del governo si sono concluse «senza alcuna discussione sull’accordo e senza voti formali su altri provvedimenti».

Un altro giro volutamente a vuoto, dunque, mentre Israele viene investito dalla marea di critiche e di condanne internazional…

TEL AVIV – Sordo al rumore della piazza di Tel Aviv, ancora ieri gremita da un fiume di persone (350 mila secondo gli organizzatori) che gli chiedono la fine della guerra e il ritorno a casa gli ostaggi, incurante dei blocchi stradali, dei sit-in che fermano l’autostrada principale del Paese, delle proteste davanti alle case dei ministri, e indifferente allo sdegno del mondo, Benjamin Netanyahu rimane fermo e tetragono sul piano di occupazione di Gaza City.

All’atteso Gabinetto di Sicurezza, convocato a Gerusalemme, non si è deciso niente sulla proposta di tregua per 60 giorni, accettata da Hamas e che ancora attende una qualche risposta ufficiale da parte israeliana. Secondo quanto riferisce la stampa locale, infatti, le tre ore di incontro del governo si sono concluse «senza alcuna discussione sull’accordo e senza voti formali su altri provvedimenti».

Un altro giro volutamente a vuoto, dunque, mentre Israele viene investito dalla marea di critiche e di condanne internazionali per i 22 uccisi (e più di 50 feriti) di lunedì all’ospedale Nasser di Khan Younis, tra cui anche cinque fotoreporter palestinesi che lavoravano per testate internazionali quali Reuters e Associated Press, colpiti da due proiettili di carro armato: il secondo sparato a distanza di cinque minuti dal primo.

A Gerusalemme centinaia di manifestanti hanno marciato verso l’ufficio del primo ministro scortati da due ali di agenti in tenuta antisommossa. Lì non si sono registrati disordini, ma in mattinata un sit-in convocato per il cosiddetto “Disruption day” ha interrotto il traffico sull’arteria stradale che collega Tel Aviv a Gerusalemme, con pneumatici dati alle fiamme e slogan contro Smotrich e Ben-Gvir, i ministri falchi dell’ultradestra messianica.

Il Gabinetto di Sicurezza tornerà a riunirsi domenica, fanno sapere fonti di governo. La riunione di ieri si è conclusa in anticipo perché i ministri erano attesi a una cena di gala del Binyamin Regional Council, l’ente di riferimento delle colonie e degli altri insediamenti in Cisgiordania, coinvolto nel Piano E1 di urbanizzazione che punta a costruire più di 3 mila case tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, tagliando così in due la Cisgiordania. Arrivati all’evento, gli esponenti del governo hanno trovato ancora proteste, questa volta al grido «celebrate mentre gli ostaggi muoiono di fame».

La cena non servirà nemmeno a distendere gli animi nei Territori occupati, dove continuano le violenze dei coloni estremisti contro i villaggi palestinesi (un attacco ieri è avvenuto a Qawawis, a Masafer Yatta) e dove è stata presa di mira Ramallah. Un vasto raid dell’esercito israeliano, in pieno giorno e nel centro della città, si è tradotto in violenze nei confronti dei residenti, utilizzo di lacrimogeni e sparatorie, con i militari che - stando ai resoconti dei testimoni - si sono piazzati anche sui tetti: 58 i feriti secondo la Mezzaluna Rossa palestinese, uno dei quali, un 13 enne, è stato colpito all’addome ed è in condizioni gravi. L’Idf dice che il raid era mirato «a colpire un sistema di finanziamento occulto di Hamas». Cinque palestinesi sono stati arrestati, sequestrata una ingente quantità di denaro in un ufficio di cambio.

Sul fronte di Gaza, i morti di ieri sono 75, tra cui 17 uccisi mentre stavano cercando del cibo. A est di Gaza City l’episodio più sanguinoso: cinque i morti, incluse due donne, nell’attacco che ha centrato un mercato affollato, come hanno raccontato i corrispondenti di al Jazeera. Gli stessi riferiscono che i carri armati e i caccia israeliani stanno «radendo al suolo» intere aree nella periferia di Gaza City, dove si trova più di un milione di persone, tra residenti e sfollati. E dove l’esercito si sta avvicinando con i pezzi di artiglieria, in attesa dell’ordine finale di Netanyahu.

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