Reporter uccisi, l’Idf si assolve e dimentica il doppio colpo del tank: “Eliminati 6 di Hamas”
dal nostro inviato Fabio TonacciTEL AVIV – Sfidando l’evidenza dei fatti, la logica e un filmato che, in mondovisione, ha documentato l’uso della più subdola delle tecniche militari — il double tap, il doppio colpo, il primo sul bersaglio, il secondo pochi minuti dopo sui soccorritori — le forze armate dello Stato ebraico comunicano l’esito auto-assolutorio di quella che definiscono «indagine preliminare» sull’attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis, dove sono stati uccise 22 persone, tra cui 5 giornalisti, 2 medici e 8 operatori della Difesa civile, l’equivalente della nostra protezione civile. «Le truppe avevano identificato una telecamera posizionata da Hamas usata per osservare le attività dei nostri soldati», sostengono. E aggiungono, senza fornire alcuna prova specifica: «Sei delle vittime erano terroristi, uno di loro, Jum’a Khaled Jum’a Al Najjar, aveva partecipato al 7 ottobre».
Non una parola sul double tap, tecnica che massimizza il danno e le perdite umane, utilizzata anche dall’artiglieria rus…
TEL AVIV – Sfidando l’evidenza dei fatti, la logica e un filmato che, in mondovisione, ha documentato l’uso della più subdola delle tecniche militari — il double tap, il doppio colpo, il primo sul bersaglio, il secondo pochi minuti dopo sui soccorritori — le forze armate dello Stato ebraico comunicano l’esito auto-assolutorio di quella che definiscono «indagine preliminare» sull’attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis, dove sono stati uccise 22 persone, tra cui 5 giornalisti, 2 medici e 8 operatori della Difesa civile, l’equivalente della nostra protezione civile. «Le truppe avevano identificato una telecamera posizionata da Hamas usata per osservare le attività dei nostri soldati», sostengono. E aggiungono, senza fornire alcuna prova specifica: «Sei delle vittime erano terroristi, uno di loro, Jum’a Khaled Jum’a Al Najjar, aveva partecipato al 7 ottobre».
Non una parola sul double tap, tecnica che massimizza il danno e le perdite umane, utilizzata anche dall’artiglieria russa in Ucraina, né uno straccio di spiegazione che possa giustificare quel che è accaduto lunedì mattina intorno alle 11.20, quando un carro armato israeliano ha aperto il fuoco contro il ripiano della scala esterna al quarto piano del Nasser, un punto dove notoriamente si mettono i cameraman perché è una delle poche zone di Khan Younis dove prende bene il telefonino e si ha la visuale della città. E dove lunedì aveva posizionato la propria apparecchiatura, come tante altre mattine, il fotoreporter freelance Hossam al-Masri, a cui la Reuters aveva commissionato un servizio in diretta tv.
È stato lui il primo a morire, insieme ad almeno un’altra persona. Per un colpo di cannone che, come in queste ore spiegano alcuni ufficiali delle Idf che parlano alla stampa israeliana con la garanzia dell’anonimato, non è minimamente coerente con un’azione mirata e ponderata volta a neutralizzare una telecamera, come, invece, il risultato dell’inchiesta interna vorrebbe accreditare. Né tantomeno lo è il secondo proiettile, esploso dopo circa 7-8 minuti e ancora dal carro armato, quando la scala si era popolata di soccorritori con la pettorina arancione e di altri giornalisti accorsi sulla scena di quello che appare essere l’ennesimo crimine di guerra.
Ventidue morti e una versione che fa acqua da tutte le parti. La sproporzione dell’arma usata per «smantellare una telecamera» — il cannone di un tank israeliano azionato due volte su un gruppo di persone e contro un ospedale (il Nasser ospita più di mille pazienti e dall’inizio del conflitto è già stato colpito sei volte) — è sotto gli occhi di tutti, incontrovertibile. Persino Netanyahu, lunedì, si è dovuto scusare per il «tragico incidente».
Il capo di Stato maggiore israeliano Eyal Zamir, invece, nelle sue dichiarazioni non ammette esplicitamente l’errore, anche se sottolinea di aver ordinato un supplemento di inchiesta per ricostruire la catena di comando e individuare il graduato della brigata Golani che ha preso la decisione di prendere a cannonate la scala esterna di un affollato ospedale, nota per essere una postazione buona per fotoreporter e cameraman. E di fare fuoco una seconda volta su chi aveva addosso la scritta Press e una pettorina arancione, e stava lì per portare via i cadaveri.