KIEV – Nonostante le manipolazioni russe, le pressioni ucraine e le preoccupazioni europee, Washington tira dritto verso un nuovo ordine mondiale in cui non c’è spazio per la guerra in Ucraina. Le priorità sono altre, come il controllo delle armi nucleari con Russia e Cina alla scadenza del New Start di febbraio 2026. E il business, naturalmente.
«Non importa quello che dicono, tutti si atteggiano, sono solo stronzate», dice il presidente Trump commentando le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo, Lavrov, sulla illegittimità del presidente ucraino Zelensky per trattare la pace. Ma ce n’è anche per Kiev: «Sono sicuro che l’Ucraina pensasse di vincere, cerca di battere qualcuno che è 15 volte più grande di lei. Voglio che questa guerra finisca. Penso che a volte Putin ci sia, a volte Zelensky no; bisogna averli entrambi allo stesso tavolo. C’è il rischio di una guerra economica devastante, soprattutto per la Russia. Ma Zelensky non è esattamente innocente: per ballare il ta…
KIEV – Nonostante le manipolazioni russe, le pressioni ucraine e le preoccupazioni europee, Washington tira dritto verso un nuovo ordine mondiale in cui non c’è spazio per la guerra in Ucraina. Le priorità sono altre, come il controllo delle armi nucleari con Russia e Cina alla scadenza del New Start di febbraio 2026. E il business, naturalmente.
«Non importa quello che dicono, tutti si atteggiano, sono solo stronzate», dice il presidente Trump commentando le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo, Lavrov, sulla illegittimità del presidente ucraino Zelensky per trattare la pace. Ma ce n’è anche per Kiev: «Sono sicuro che l’Ucraina pensasse di vincere, cerca di battere qualcuno che è 15 volte più grande di lei. Voglio che questa guerra finisca. Penso che a volte Putin ci sia, a volte Zelensky no; bisogna averli entrambi allo stesso tavolo. C’è il rischio di una guerra economica devastante, soprattutto per la Russia. Ma Zelensky non è esattamente innocente: per ballare il tango servono due persone. Ora non stiamo più pagando soldi all’Ucraina, paghiamo a noi stessi. La Nato comprerà dall’America tutto l’equipaggiamento per miliardi di dollari, ma io voglio fermare questa guerra. Solo la scorsa settimana sono morti 7.012 soldati, tra russi e ucraini. Nelle ultime due settimane più di 12.000. Sono giovani che lasciano casa, salutano i genitori, e una settimana dopo vengono uccisi in una guerra stupida. Ricevo rapporti e vedo immagini satellitari: teste da una parte, braccia dall’altra, corpi ovunque; è Gettysburg nell’era moderna. Non possiamo permettere che continui. Se posso usare le sanzioni o i dazi molto forti per fermarla, lo farò».
Il futuro è altrove, non nelle trincee insanguinate ma negli affari da concludere sul terreno comune tra America e Russia: l’Artico. Nei bilaterali con i russi Trump ha messo sul tavolo accordi energetici e l’allentamento delle sanzioni che tagliano fuori la Russia dagli investimenti internazionali nel settore energetico. È stata discussa la possibilità che Exxon Mobil rientri nel progetto gas-petrolifero Sakhalin-1 in Russia, che Mosca acquisti attrezzature americane per progetti come Arctic Lng 2, oggi sotto sanzioni occidentali; e che gli Stati Uniti comprino navi rompighiaccio russe a propulsione nucleare.
Sul terreno, dopo un primo tentativo fallito settimane fa a Dachne, i russi sarebbero riusciti a conquistare i primi due villaggi nella regione di Dnipro. Sono due micro insediamenti, una delle almeno sei Zaporizke della regione e il minuscolo Novoheorhiivka; ma lo Stato Maggiore non conferma. La situazione tattica sul terreno non cambia: Kiev non riesce a fermare i russi ma contiene l’avanzata puntellando il fronte. Le conquiste russe non cambiano le carte nei negoziati.
Anche sul fronte diplomatico si avanza, ma lentamente. Per il dopo guerra, in caso di accordo, secondo indiscrezioni non smentite Trump è pronto a offrire a Kiev garanzie di intelligence e controllo dello spazio aereo, senza però soldati americani in Ucraina. «Speriamo di risolvere i conflitti in Ucraina e Gaza entro fine anno», dice l’inviato speciale Witkoff, annunciando incontri su entrambi i dossier in settimana. Il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino Yermak e il Consigliere per la sicurezza Umerov sono volati ieri a Doha per colloqui con lo sceicco Saud Al Thani: il Qatar, in prima linea sui negoziati per Gaza, è un possibile pivot anche nella crisi ucraino-russa.
Zelensky insiste per solide garanzie di sicurezza ed efficaci pressioni sulla Russia: «Ogni giorno siamo in contatto con i partner, è importante tutto sia pratico: quali forze a terra, in aria, in mare. Il fondamento della sicurezza è il nostro esercito: finanziamenti a lungo termine e fornitura di armi». E ribadisce la richiesta di «pressioni sulla Russia, sanzioni e tariffe sul tavolo». Segnali distensivi, invece, sul fronte interno: ha allentato il divieto agli uomini di lasciare il Paese: fino ai 22 anni potranno farlo (la mobilitazione obbligatoria scatta solo sopra i 25 anni).