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“A Gaza un hub commerciale e un resort per vacanze”, il progetto di Tony Blair presentato a Trump

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Ieri l’incontro tra l’ex premier britannico, il presidente Usa e il genero Jared Kushner. Secondo le indiscrezioni dei media britannici sarebbero questi i punti del piano dell’ex leader Labour per il futuro della Striscia
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LONDRA – “Un hub commerciale per il Medio Oriente e un resort per vacanze da tutto il mondo”. Sarebbe questo, in sintesi, il piano su come trasformare Gaza quando sarà finita la guerra, illustrato a Donald Trump dall’ex-premier britannico Tony Blair e dal genero del presidente, Jared Kushner, nella riunione avvenuta mercoledì alla Casa Bianca. L’ufficio della Fondazione Blair non rilascia commenti ufficiali sull’incontro, ma le indiscrezioni riportate dalla stampa di Londra lasciano trapelare qualcosa sulle proposte delineate dall’ex-leader del Labour, che per un decennio, dopo essere stato eletto tre volte primo ministro, ha rivestito l’incarico di “emissario speciale” del Quartetto (Stati Uniti, Russia, Onu, Unione Europea) a Gerusalemme.

I tre punti del piano

Le fonti citate da Financial Times, Bbc, Guardian e Times indicano tre aspetti del progetto presentato da Blair. Il primo è appunto quello di fare di Gaza un polo per i commerci di tutta la regione, un raccordo economico …

LONDRA – “Un hub commerciale per il Medio Oriente e un resort per vacanze da tutto il mondo”. Sarebbe questo, in sintesi, il piano su come trasformare Gaza quando sarà finita la guerra, illustrato a Donald Trump dall’ex-premier britannico Tony Blair e dal genero del presidente, Jared Kushner, nella riunione avvenuta mercoledì alla Casa Bianca. L’ufficio della Fondazione Blair non rilascia commenti ufficiali sull’incontro, ma le indiscrezioni riportate dalla stampa di Londra lasciano trapelare qualcosa sulle proposte delineate dall’ex-leader del Labour, che per un decennio, dopo essere stato eletto tre volte primo ministro, ha rivestito l’incarico di “emissario speciale” del Quartetto (Stati Uniti, Russia, Onu, Unione Europea) a Gerusalemme.

I tre punti del piano

Le fonti citate da Financial Times, Bbc, Guardian e Times indicano tre aspetti del progetto presentato da Blair. Il primo è appunto quello di fare di Gaza un polo per i commerci di tutta la regione, un raccordo economico fra il mondo arabo, Israele e l’Occidente; e, al tempo stesso, di farne una stazione balneare internazionale. Una via di mezzo, in sostanza, fra un “nuovo Dubai” e la cosiddetta “Riviera di Gaza” di cui si era già sentito parlare nel corso dell’estate come iniziativa portata avanti da Washington.

Il secondo aspetto è che in nessun modo il piano prevederebbe la rimozione forzata dei 2 milioni di palestinesi che vivono nella Striscia: al contrario manterrebbe l’obiettivo a lungo termine della “soluzione dei due stati”, Israele e Palestina, in grado di vivere uno accanto all’altro in pace e sicurezza reciproca.

E il terzo punto segnalato dalle indiscrezioni è che, prima di incontrare Trump alla Casa Bianca, Blair avrebbe avuto un colloquio con Mahmoud Abbas, l’anziano presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, peraltro da lui incontrato più volte quando era l’inviato del Quartetto in Medio Oriente. La rivelazione sembra suggerire che, sebbene i palestinesi non fossero presenti alla riunione con Trump, fossero comunque a conoscenza delle idee illustrate da Blair al capo della Casa Bianca. Pare che nemmeno gli israeliani fossero presenti, ma due importanti ministri del governo di Benjamin Netanyahu, quello degli Esteri, Gideon Saar, e Ron Dermer, responsabile degli affari strategici e più fidato consigliere del premier, erano nello stesso giorno a Washington, dove hanno incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio.

Kushner e i sauditi

La presenza, oltre a Blair, dell’imprenditore Jared Kushner potrebbe significare che il piano intende coinvolgere l’Arabia Saudita nel ruolo di finanziatore dell’hub commerciale e del resort: il marito di Ivanka Trump, secondogenita del presidente, ha infatti stretti rapporti con il mondo finanziario e del business a Riad. In tal caso, un ruolo dei sauditi farebbe probabilmente presumere come precondizione una “road map” per la ripresa del negoziato fra Israele e palestinesi. Ma queste sono solo illazioni.

La Fondazione Blair era già stata chiacchierata nei mesi scorsi per presunte consulenze date alla Gaza Health Foundation, la controversa organizzazione sponsorizzata da Usa e Israele che ha rimpiazzato le Nazioni Unite nella distribuzione degli aiuti umanitari nella Striscia. In passato, nel suo incarico di emissario del Quartetto in Medio Oriente, Blair aveva sempre sostenuto che investimenti e crescita economica dovevano diventare lo strumento per mettere fine al conflitto israeliano-palestinese e portare alla pace.

Non è noto se, nel colloquio di mercoledì con Trump, Blair abbia discusso anche di come arrivare a un cessate il fuoco a Gaza e chi la governerebbe dopo la fine del conflitto. In ogni caso all’incontro veniva dato per scontato che, nell’amministrazione della Striscia e nel suo futuro sviluppo, non vi fosse alcun ruolo per Hamas. Intervistato da una rete televisiva americana alla vigilia della riunione, Steve Witkoff, il negoziatore di Trump per il Medio Oriente e sull’Ucraina, si è detto fiducioso che la guerra di Gaza possa terminare “entro la fine dell’anno”.

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