Dopo che Regno Unito, Francia e Germania hanno annunciato il ripristino del processo per reintrodurre le sanzioni delle Nazioni Unite sull’Iran per il suo programma nucleare, Teheran ha risposto con le prime promesse ritorsioni. Il parlamento iraniano, fanno sapere i media di Stato, ha iniziato a redigere un piano per ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare. "Queste sono le conseguenze dell'attivazione del meccanismo di snapback", ha detto il parlamentare Hossein-Ali Haji-Deligani, accusando i paesi E3 di essere "la fonte di molti problemi nel mondo". La Russia parla di "conseguenze irreparabili" in caso del ripristino delle sanzioni e ha chiesto di "rivalutare e rivedere le loro decisioni sbagliate prima che portino a conseguenze irreparabili e a una nuova tragedia".
Il meccanismo Snapback
Dopo i falliti tentativi di negoziare con Teheran, compreso l’ultimo round di colloqui di due giorni fa a Ginevra, Regno Unito, Francia e Germania hanno comunicato in una lettera al…
Dopo che Regno Unito, Francia e Germania hanno annunciato il ripristino del processo per reintrodurre le sanzioni delle Nazioni Unite sull’Iran per il suo programma nucleare, Teheran ha risposto con le prime promesse ritorsioni. Il parlamento iraniano, fanno sapere i media di Stato, ha iniziato a redigere un piano per ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare. "Queste sono le conseguenze dell'attivazione del meccanismo di snapback", ha detto il parlamentare Hossein-Ali Haji-Deligani, accusando i paesi E3 di essere "la fonte di molti problemi nel mondo". La Russia parla di "conseguenze irreparabili" in caso del ripristino delle sanzioni e ha chiesto di "rivalutare e rivedere le loro decisioni sbagliate prima che portino a conseguenze irreparabili e a una nuova tragedia".
Il meccanismo Snapback
Dopo i falliti tentativi di negoziare con Teheran, compreso l’ultimo round di colloqui di due giorni fa a Ginevra, Regno Unito, Francia e Germania hanno comunicato in una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la volontà di attivare a partire da giovedì il cosiddetto meccanismo "snapback" contro l'Iran.
Questo meccanismo serve a ripristinare in modo rapido tutte le sanzioni precedenti all’accordo del 2015, evitando il veto dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, in particolare Russia e Cina. La procedura scatta quando uno o più Paesi firmatari dell’intesa segnalano al segretario generale dell’Onu e al presidente del Consiglio di Sicurezza una “grave violazione degli impegni” da parte dell’Iran.
Da quel momento si apre un periodo di 30 giorni entro cui dovrebbe essere approvata una nuova risoluzione per mantenere la sospensione delle sanzioni. Cosa che appare irrealistica perché Stati Uniti, Regno Unito e Francia vi opporrebbero il veto. Gli europei puntano a far attivare il meccanismo durante la presidenza sudcoreana del Consiglio, prevista a settembre, così da precedere la guida russa prevista a ottobre.
I negoziati falliti
I Paesi E3, partecipanti all'accordo del 2015, avevano avvertito due settimane fa di essere pronti a ripristinare le sanzioni se l'Iran non avesse accettato una "soluzione diplomatica" entro la fine di agosto. Rappresentanti diplomatici europei e iraniani si sono incontrati a Ginevra il 26 agosto, dopo che i colloqui si erano interrotti a giugno in seguito ai bombardamenti israeliani e statunitensi su siti nucleari in Iran.
L'ultimatum europeo prevedeva che l'Iran accettasse di riprendere i negoziati con gli Stati Uniti sull'accordo nucleare, consentisse agli ispettori Onu l'accesso agli impianti nucleari danneggiati da attacchi israeliani e al deposito di uranio arricchito al 60% ancora sotto il suo controllo. Una fonte presente ai colloqui di Ginevra ha riferito ad Axios he "l'Iran non ha messo sul tavolo alcuna proposta di passi concreti che sia disposto a intraprendere riguardo al programma nucleare", mentre un'altra ha aggiunto che "ci hanno dato pochissimo su cui lavorare" per evitare il ripristino delle sanzioni.
In una lettera indirizzata al segretario generale dell'Onu, António Guterres, e al Consiglio di Sicurezza, i Paesi E3 hanno affermato che il mancato rispetto da parte dell’Iran dell’accordo nucleare del 2015 era “chiaro e deliberato”.
L’accordo del 2015
Nella loro lettera, i ministri europei hanno elencato una serie "non esaustiva" di impegni nucleari previsti dall’accordo del 2015 che "l’Iran non ha rispettato", in particolare l’accumulo di un quantitativo totale di uranio arricchito "oltre 40 volte superiore" al limite fissato dal trattato.
Francia, Regno Unito e Germania sono, insieme agli Stati Uniti, alla Cina e alla Russia, membri dell'accordo nucleare concluso con l'Iran nel 2015, che prevedeva importanti restrizioni al programma nucleare iraniano in cambio di una graduale revoca delle sanzioni Onu. Gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente da quell’accordo nel 2018 e hanno reimposto le proprie sanzioni, ma i Paesi dell’E3 avevano ribadito il loro impegno verso l’accordo e dichiarato di voler proseguire gli scambi commerciali con l’Iran. Le sanzioni dell’Onu e dell’Unione Europea, quindi, non sono state reintrodotte.
Le reazioni
Russia e Cina, invece, hanno diffuso una bozza di risoluzione per il Consiglio di Sicurezza in cui si chiede di "estendere di sei mesi" il periodo di attuazione della Risoluzione 2231 che ha sospeso le sanzioni a Teheran. Mentre Teheran ha già promesso una risposta alle sanzioni europee "ingiustificate e illegali", sottolineando che la decisione "metterà seriamente a repentaglio" la sua cooperazione con l'Aiea. L'Iran è pronto a riprendere negoziati "giusti" sul suo controverso programma nucleare se l'Occidente mostrerà buona volontà, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi. Ma intnato ha minacciato di uscire dal trattato di non proliferazione nucleare, firmato il 1° luglio del 1968 impegna tutti i firmatari a prendere misure per evitare che nuovi Paesi entrassero in possesso di armi nucleari.